ELENI KARAINDROU, dal vivo a Roma, 10/6/2004

Capita raramente che dei compositori specializzati nella realizzazione di colonne sonore producano lavori che risultino assai superiori ai film che accompagnano.

Legata da tantissimo tempo in un sodalizio artistico con Theo Angelopoulos, Eleni Karaindrou ha dato vita ad una lunga serie di meravigliosi brani per supportare le immagini del cineasta greco (che, non lo nascondo, ho sempre trovato autore pesantissimo e insostenibile).

In questo concerto ha presentato una sorta di the best dei suoi lavori per il cinema, spesso ristrutturando i brani (in origine, come tipico delle colonne sonore, molto frammentati) in mini-suite nel tentativo di collegare organicamente i vari temi di una identica colonna sonora (come ha fatto, ad esempio, Michael Nyman col suo “Piano concerto” dove ha dato forma di concerto ai frammenti melodici che costituivano l’originale partitura per il film di Jane Campion).

Il risultato è stato alterno, come nel caso de “Lo sguardo di Ulisse” la cui parte centrale mi è sembrata un po’ dispersiva. Ma globalmente il concerto è decisamente riuscito. Abbiamo potuto ascoltare dal vivo, e ben suonate dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia integrata da alcuni solisti greci e dalla stessa Karaindrou al piano, le sue tipiche ampie armonie di archi all’unisono sulle quali si innestano di volta in volta le semplici ma efficacissime melodie degli strumenti solisti (l’oboe, l’accordion, più raramente il piano e il mandolino). Quello che colpisce della vena compositiva della Karaindrou è la sua capacità di evocare una nebbiosa malinconia che, lungi dall’addolorarci, ci riempie il cuore di serenità, appena velata da un pizzico di tristezza.

Ed è stato un godimento per le orecchie sentire l’orchestra, completamente priva di qualsivoglia amplificazione, risuonare cristallina nella sala Sinopoli dell’Auditorium disegnato da Renzo Piano. Mai avevo ascoltato degli archi così presenti e perfetti, naturali e forti. Una musica affascinante e intensa che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che anche muovendosi nei territori noti della tonalità si può scrivere musica che suoni moderna senza risultare risaputa ma anche senza risultare incomprensibile all’ascoltatore.

Forse una direzione d’orchestra meno composta avrebbe dato un pizzico di energia in più, in certi momenti l’orchestra sembrava un pochino frenata, ma nel bis finale (il bellissimo “Valse“) si leggeva negli occhi e nei sorrisi di pubblico e musicisti la perfetta riuscita della serata.

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4 thoughts on “ELENI KARAINDROU, dal vivo a Roma, 10/6/2004

  1. blacklilith ha detto:

    Grazie per la segnalazione!!!

  2. blacklilith ha detto:

    Ho letto solo ora i tuoi vecchi commenti, in questi giorni il nuovo blog mi ha preso tantissimo…ho linkato il ristorante romano che mi hai detto, certo la grafica non è granchè ma…basta che si mangia bene! E spero di venirlo a testare presto! Per me la passione è nata tre estati fa, quando andai a trovare un’amica Erasmus in Germania, a Erlangen: un giorno passiamo davanti all’ennesimo kebabbaro, io guardavo curiosa quegli strani spiedoni, e mi dice “ora ti faccio sentire quant’è buono”…da allora…l’illuminazione! E il sogno segreto di aprire una kebaberia qui…per strafogarci quando vogliamo…ma hai visto che oscenità i siti di franchising che propongono, nel menu, kebab con patatine fritte?!? AAAAAAAAAAAArgh!!!

  3. Beatrice ha detto:

    Grazie per gli applausoni 🙂 ma sicuro che i numeri non contino? è bello leggerti in questo nuovo spazio… la nostra guida musicale pignolosa ihihi ti linko molto volentieri se non hai nulla in contrario…

  4. Fleurs ha detto:

    Abul chi si rivede…

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