NADA “Tutto l’amore che mi manca”, On the road music factory 2004

Invece di rifare il verso a se stessa e partecipare ai teatrini revivalisti della televisione, Nada ha, da qualche anno, ripreso a fare musica senza badare al suo passato e con una invidiabile attenzione al presente, alternando la sua dimensione classicamente pop a quella più intima del trio acustico (voce, chitarra e contrabbasso.).

Questo suo ultimo lavoro è un disco davvero sorprendente.

Innanzitutto per la musica: un rock minimale e abrasivo, insistente e cocciuto, (che, credo, debba molto a certe atmosfere tipiche dei CSI oltre che alla iper-pubblicizzata produzione di John Parish “il produttore di PJ Harvey”). Il disco è stato realizzato con chitarre, basso e batteria, e suona assolutamente “contemporaneo” e per nulla nostalgico. Melodie semplici, armonie essenziali, ma tantissima anima riversata nei “crescendo” tipici di parecchi brani.

Poi ci sono i testi, di Nada stessa, dolorosi, intensamente vissuti, stupendamente “vivi” ed interpretati con intensità e partecipazione.

E infine la sua voce, che con l’età è diventata ancora più roca, ma ha mantenuto e migliorato la sensibilità ed è ora un più che duttile strumento tramite il quale lei si esprime completamente potendo davvero riversare, e con forza straordinaria, tutta se stessa nelle atmosfere di questo lavoro.

Un disco che, se suona “giovane” nelle scelte musicali e negli arrangiamenti, è, invece, straordinariamente maturo nell’universo di sentimenti e stati d’animo che esprime.

E Nada mostra a tanti suoi colleghi come si possa continuare a fare (buona) musica senza scadere nell’eterna parodia di se stessi e dei propri anni giovanili. E’ singolare come sembri “fresca” lei che racconta le sue vicissitudini (anche drammatiche) e, in confronto, sembrino “stantii” tutti quei signori che si affannano a cantare “giovanilisticamente” le solite “Bandiera gialla” o “Luglio-col-bene-che-ti-voglio”, cercando di coinvolgerci in finte feste dove regna una allegria obbligatoria che non può non raggelare chi abbia un minimo di sensibilità.

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