ROBERTO JURI CAMISASCA “Te Deum”, L’Ottava/EMI 1988

Solo l’ottusità delle major discografiche può far sì che un disco di tale bellezza resti confinato negli archivi e ne sia, di fatto, negato l’ascolto. Un lavoro che come pochi, almeno in Occidente, riesce ad esprimere devozione, pura fede ed una spiritualità assoluta.

Siamo alla fine degli anni ’80: Battiato ha fondato una sua piccola etichetta con l’intenzione di divulgare musiche che altrimenti resterebbero nascoste. Il tentativo presto verrà soffocato dalle scarse vendite e dalla scarsa visibilità dei lavori, ma si fa in tempo a pubblicare questo lavoro di Camisasca, il suo secondo, che arriva a 14 anni dall’esordio. Quei pochi che si ricordano “La finestra dentro” rimangono stupiti dalla differenza tra i due dischi: lì dove avevamo un uomo in crisi che gridava con straordinaria forza espressiva il suo malessere ora c’è una persona serena, che canta le lodi del suo Signore ed esprime la sua devozione con una voce, ma questo si sapeva, meravigliosa, tra le più belle che in Italia si siano ascoltate in questi ultimi 30 anni.

Il lato A dell’LP (questo disco non è stato MAI ristampato in digitale) è affidato ad un unico lungo brano, che da il titolo al disco. Scritto da Camisasca, utilizzando un testo del IV secolo, è un brano di una bellezza indescrivibile. Pur apparendo evidenti i riferimenti alla tradizione musicale cristiano-cattolica altrettanto evidenti sono i riferimenti alla musica di oggi, le tastiere (perfette!) affidate a Filippo Destrieri si coniugano mirabilmente con la voce ieratica di Camisasca (e con il coro e la soprano Donatella Saccardi) senza che, neanche per un attimo, antico e moderno entrino in contrasto. Al contrario i suoni contemporanei si fondono mirabilmente con l’antica saggezza che pure permea questo brano. A mio parere una delle vette assolute della musica sacra occidentale contemporanea (a questo livello mi vengono in mente solo certi lavori di Arvo Part o Henryk Gorecky).

Nel secondo lato vengono interpretati 3 brani del VII e XI secolo per poi concludere il disco con un breve “Alleluia“, scritto da Camisasca, ed è sorprendente l’uniformità del mood dell’intero lavoro, ferme restando le differenze stilistiche tra i brani nuovi e quelli tradizionali, espressione di una continuità fortissima tra chi, più di mille anni fa, cercava di traslare in musica la sua dimensione spirituale, di cantare la sua preghiera, e chi lo fa ai nostri giorni.

2 thoughts on “ROBERTO JURI CAMISASCA “Te Deum”, L’Ottava/EMI 1988

  1. O-nami scrive:

    Qualcuno dice che i tastieristi sono tutti uguali, ma non è vero. Questo disco ne è una prova.

  2. anonimo scrive:

    Gli orchestrali sono tutti uguali 😉 i tastieristi differiscono eccome !

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