GIUNI RUSSO “Se fossi più simpatica sarei meno antipatica”, EMI 1994

Giuni Russo ci ha lasciati nella notte tra il 13 e il 14 settembre. E lascia un vuoto nel cuore e nello spirito di molti di noi. Ma lascia anche un ricco tesoro costituito dalle sue incisioni, dalle molte perle di una carriera complessa e non sempre fortunata.

In questi giorni quasi tutti i giornalisti nel ricordarla hanno fatto riferimento a due sue lavori, spesso mettendoli in contrapposizione: da una parte l’hit estivo “Un estate al mare“, dall’altra il CD coltoA casa di Ida Rubinstein” (disco di cui tutti parlano, ma che ho l’impressione in ben pochi abbiano ascoltato).

In molti hanno sottolineato come le aspirazioni della Russo sarebbero state per lavori più raffinati (ma meno appetibili dal pubblico) mentre le case discografiche l’avrebbero spinta verso brani più leggeri e gli avrebbero incollato l’etichetta di cantante da spiaggia.

Se qualcosa di vero in questo c’è, forse non tutti i critici hanno compreso come Giuni Russo abbia cercato di muoversi trasversalmente attraverso i generi, senza MAI rinnegare i brani più leggeri (e bisognerebbe specificare con chiarezza che “Un estate al mare” NON è quel brano estivo alla Edoardo Vianello che molti credono sia…).
Lei ha sicuramente aspirato a fare (anche) altro rispetto al pop più balneare (ma sempre di qualità), ma senza contrapposizioni tra i vari generi che, come sempre, appartengono più a chi scrive di musica che a chi la interpreta.
Di questa sua trasversalità Giuni ne ha dato prova in diverse occasioni. Ne cito 2 ad esempio.

La prima è proprio nel suo ultimo lavoro, “Napoli che canta“, nel quale, alla fine dell’esecuzione della suite che funge da colonna sonora del film, esegue alcuni bis e con la stessa naturalezza prima ci regala un brano tradizionale giapponese e poi una versione divertita e spiritosa di “Mediterranea” che, pur essendo un bellissimo brano, non fa certo parte del repertorio (cosiddetto) colto della Russo.
Ma ancor di più questo aspetto si rivela ascoltanto quello che resta (purtroppo) l’ultimo suo album completo realizzato in studio: “Se fossi più simpatica…“.

Questo disco (che io reputo la migliore cosa fatta da Giuni Russo dopo la magica accoppiata “Energie“/”Vox” dei primi anni ’80) credo segni chiaramente il raggiungimento della sua maturità sia come autrice che come interprete. Finalmente tutte le cose fatte negli anni passati trovano equilibrio e vengono magicamente miscelate in queste 9 tracce, tutte molto belle e molto bene arrangiate e suonate (oltre ad essere meravigliosamente interpretate).

Si passa, senza che mai il CD perda la sua omogeneità, dai brani più leggeri e pop (come la title-track, geniale cover di E.Petrolini, o “Onde leggere” dalla melodia bella quanto orecchiabile), a brani meno immediati più vicini alla tradizione dell’opera italiana o della classica canzone napoletana (lo splendido duetto con Battiato “Strade parallele“, uno dei tesori della musica italiana meglio nascosti, un brano dalla bellezza mozzafiato che avrebbe meritato ben altra fama, così come “Oceano d’amore“, anch’esso con una melodia in crescendo di assoluta bellezza), per arrivare ad alcune canzoni che perfettamente disegnano la sua crescita umana e musicale e che diverranno dei classici nei suoi concerti (“La sposa“, brano che abbina una immediata orecchiabilità a una costruzione tutt’altro che banale, e “La sua figura“).

Tutto il disco è permeato da riferimenti colti nei testi, testi che non sono mai banali e mai balneari, ma non per questo perde mai, neanche per un attimo, la sua dimensione pop, non vi è mai ricerca fine a se stessa e, contemporaneamente, non vi è un solo momento in cui il disco suoni banale o di routine.

Naturalmente il disco fu mal promozionato e subito abbandonato a se stesso dalla EMI, finendo presto fuori catalogo. Ma non ho dubbi che gli sciacalli siano già al lavoro e che presto, forse prestissimo, sarà ristampato insieme a tutti gli altri dischi dispersi.

Quando accadrà, se non lo avete già, non lasciatevelo sfuggire.

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