PIERO MILESI “The nuclear observatory of mr. Nanof”, Cuneiform rec., 1986

Questo disco è uno dei tesori più belli e, purtroppo, più nascosti, della musica italiana di ricerca. Uno dei capolavori assoluti del post-minimalismo europeo. Milesi salta di slancio i recinti di una certa ortodossia minimalista del suo lavoro precedente (“Modi“) e, senza dimenticare questo suo grande amore musicale, libera la sua ispirazione unendo a questa influenza tutta la sua personalità e le sue altre passioni musicali. Il tutto viene messo al servizio di un film/documentario sulla figura di uno strano “ospite” del manicomio giudiziario di Volterra (il sig. Nanof del titolo che disegnò migliaia di graffiti sui muri di questo ospedale)

Il CD contiene brani che vanno dai 13 minuti della spettacolare traccia iniziale (“Mr.Nanof’s tango“, un brano dal lento crescendo capace di emozionare come raramente capita ascoltando musicisti di questa area, con le tastiere e gli archi a disegnare un sensuale cailedoscopio luminoso) al minuto scarso di alcune tracce stupefacenti per sintesi, bellezza ed eleganza. Tra questi estremi diversi brani altrettanto riusciti in alcuni dei quali si fa forte il riferimento al primo Glass, in altri si sfiorano le sonorità e le atmosfere della coeva e immensa “Genesi” di Franco Battiato, in altri ci sono echi dell’innominabile J.M.Jarre (forse un musicista troppo maltrattato dalla critica musicale…), ma sempre il tutto è filtrato dalla personalità forte di Milesi.

Un disco che forse non sarà mai apprezzato per quanto meritava e che lo stesso Milesi non è stato più capace di eguagliare pure realizzando altri lavori molto interessanti.

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2 thoughts on “PIERO MILESI “The nuclear observatory of mr. Nanof”, Cuneiform rec., 1986

  1. […] lavori, ma tutti di ottima qualità. Vi avevo già parlato di quello che ritengo il suo capolavoro in questo post, ma mi fa piacere ricordarlo parlandovi di quello che rimarrà purtroppo il suo ultimo lavoro […]

  2. […] Ho già parlato di alcuni di questi compositori, gente come Michael Nyman (capace di unire aspetti minimalisti con le classiche musiche di autori come Purcell o Mozart, vedi questo mio vecchio post), o Wim Mertens (che ci aggiungeva la sua sensibilità europea e romantica, vedi quest’altro post), o Andrew Poppy (che lo miscelava con aspetti provenienti dal rock più creativo degli anni ’80 come scrissi in questo post qua). Tra le tante è giusto segnalare l’influenza su artisti italiani quali Roberto Cacciapaglia (ne scrissi qui) o Piero Milesi (di un suo capolavoro post-minimalista accennai qui). […]

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