TERRY RILEY. “Music for the gift – Bird of paradise – Mescalin mix”, Organ of Corti, 1998

L’etichetta Organ of Corti negli scorsi anni ha pubblicato una interessante serie di CD contenenti inediti e live prelevati dagli “archivi” di Terry Riley dandoci così la possibilità di ascoltare ed apprezzare lavori di molti anni fa che all’epoca non trovarono chi fosse interessato ad editarli. Questo stupefacente CD in particolare raccoglie alcuni lavori della prima metà degli anni ’60 (quindi precedenti l’esordio discografico di Riley) che ci aiutano a comprendere quanto questo (allora) giovane compositore fosse “avanti” e quanto, a dispetto dei limiti tecnici dell’epoca, riuscisse a “piegare” la tecnologia disponibile alla sua creatività e alla sua visionarietà.

Il disco si apre con “Music for the gift” una suite in 5 parti in cui Riley si diletta nella “tape manipulation” su registrazioni di un quartetto jazz (capitanato da Chet Baker). Il risultato è qualcosa di estremamente moderno, giocando con loop e ripetizioni, lavorando di “taglia e incolla” Riley riesce, mantenendo chiara la presenza del quartetto, a decontestualizzare la sua musica portandola in lidi “altri”. Si sentono “in nuce” le tecniche che di li a poco esploderanno nel mondo della musica contemporanea portando una grande ventata di novità (il phasing, l’uso del delay, il collage sonoro), ma si avverte da subito come Riley non si limiti a trovare suoni “nuovi” o a sperimentare tecniche “innovative”, mantenendo chiarissima la rotta di una produzione sonora sempre rigorosamente godibile. Rispetto a Cage (sempre tirato in ballo in queste occasioni) Riley non si abbandona al “caso”, ma pilota sempre la sua astronave verso mondi psichedelici, innovativi ma pur sempre ascoltabili e, ripeto, godibilissimi.

Nonostante gli anni passati questo brano suona ancora freschissimo.

Il secondo (“Bird of paradise“, del 1965, anch’esso strutturato in 5 parti) vede Riley come unico protagonista nel ruolo di “manipolatore e assemblatore di nastri” realizzare una sorta di proto-ambient oscura e molto “noise” a volte ai limiti del caos, con frequenti interruzioni e ripartenze tese a spezzare il flusso minimal-ripetitivo di fondo. Siamo lontani dagli arabeschi che saranno di “A rainbow in a curved air” o di “Persian surgery dervishes“, ma il risultato è di una bellezza straniante e ipnotica. Riley scopre nuovi universi sonori e vi si getta a capofitto incurante della tradizione “colta” dalla quale proviene.

Il terzo (“Mescalin mix” realizzato tra il 1960 e il 1962) utilizza (oltre le “tape manipulation”) il piano e 3 voci. Questo è forse il lavoro più psichedelico e meno strettamente musicale, una sorta di “soundscape” che mira a disegnare atmosfere più che ad un vero e proprio sviluppo musicale. Ma sempre realizzato con il buongusto e la classe ben nota di Riley che smanettando sui registratori otteneva, allora, risultati che oggi, pur, come siamo, dotati di alte tecnologie e fior di computer e campionatori, ancora suonano modernissimi.

In appendice c’è la registrazione di un “happening” insieme a LaMonte Young, una testimonianza simpatica ma niente più.

Un disco che fatto oggi suonerebbe ancora fresco e attuale.

http://www.cortical.org

 

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