AA.VV. “What’s your function ?”, SillyBoy, 2004

I presupposti c’erano tutti. Bella l’idea di omaggiare il periodo (cosiddetto) “progressive” di Battiato (1971-1974) che tanti riconoscimenti ha avuto all’estero (dove il Battiato di quel periodo è sistematicamente avvicinato alle produzioni europee più interessanti e innovative di quegli anni: Tangerine Dream, Popol Vuh, Ash Ra Tempel, Magma, Kraftwerk…).

Ottima la scelta dei gruppi, selezionati tra i più interessanti emersi negli ultimi 5 anni, pescando particolarmente nella parte più effervescente e originale della scena rock “indipendente” mondiale.

Eppure i conti non tornano lo stesso. All’ascolto la sensazione più ricorrente è quella di una occasione sprecata.

Vuoi per l’esagerato rispetto con la quale alcuni affrontano le canzoni:

[la timida “Da Oriente a Occidente” iniziale (e finale) dei Volcano The Bear, l’onesta “Plancton” di Hrvatski priva di guizzi e anche troppo fedele alle sonorità originali]

Vuoi per l’irruenza e la troppa distanza dagli originali di altri:

[la “Beta” degli Zu vs Okapi stranissimo esempio di cover-remix dove i 2 gruppi “dialogano” con frammenti del brano originale tentando di dirottarlo su sonorità proprie (e assai distanti dalla musica di Battiato, ma questo chi conosce gli Zu già se lo aspettava…), la strana, svogliata e fondamentalmente incompiuta “Aries” dei Land Of Nod che (sembra) recupera(re) uno dei temi principali del pezzo originale per poi sostanzialmente disfarsene ed esplorare tutt’altri mondi, la “No U turn” dei Circle che (lo ammetto, è un’idea assolutamente geniale) sceglie di concentrarsi solamente sulla parte introduttiva del brano per poi perdersi nei propri strumenti dimenticando completamente sia Battiato sia il brano originale, la “Propiedad prohibida” degli Oneida che gira a vuoto nel suo presentare i temi originali del brano sovrapposti a rumorismi e disturbi degni di miglior causa (e di altri brani…), la “Fenomenologia” degli Acid Mothers Temple con un’introduzione “free” assolutamente fuori luogo seguita da una specie di improvvisazione psichedelica anch’essa lontanissima dal brano coverizzato (coverizzato ?), da loro ci si aspettava davvero molto di più].

Alla fine le pagine più riuscite sono quelle più equilibrate tra ossequio e dissacrazione come

la “Propiedad prohibida” dei Kinski (con vaghi echi della Third Ear Band e una grazia sconosciuta al Battiato dell’epoca senza per questo rinunciare alle asperità sonore tipiche del pezzo),

l’unione di “Fenomenologia” ed “Energia” dei Cul De Sac che rivela inediti lati rock 70’s della seconda per poi virare la prima su lidi che ricordano i primi Popol Vuh, una cover che sembra voler giocare replicando/citando la frammentarietà che fu tipica di “Fetus“,

la “Sequenze e frequenze” dei Los Natas (con la chitarra elettrica che cerca di sostituirsi al VCS3!), dal testo completamente e follemente modificato ma con la seconda parte del brano ben sviluppata e nella quale i “minimalismi” originali si convertono in una “jam” di space-rock di ottima fattura e buona intensità

A mio modestissimo giudizio la palma della cover più riuscita, e non lo dico per campanilismo, va ai promotori dell’iniziativa, i Jennifer Gentle, autori di una “Meccanica” in versione ciberpunk-tribal-krauta che mantiene intatto lo spirito originale del brano pur allontanandosene (e molto) nello stile (e ci scappa pure un bel “reverse”, omaggio ad una delle “storiche” passioni di Battiato).

Ma l’applauso per il coraggio dimostrato dalla SillyBoy è comunque dovuto e meritatissimo

http://www.sillyboy.it

 

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