PAN SONIC in concerto a Roma, 22/1/2005

Limitandomi solo ad un accenno sull’assurdità di far incominciare un concerto alle 23.40 e sulla scontrosità di questo duo finlandese che non ha neanche accennato un saluto od uno sguardo verso i molti spettatori, provo a raccontare questa stranissima esperienza.

Sul palco nessuna tastiera e nessun PC, solo un paio di “scatole” dalle quali emergono innumerevoli manopole e spuntano intrecciatissimi cavi. Dietro di loro uno schermo sul quale una sorta di oscilloscopio traduce i suoni che partono dalle macchine dei due scandinavi nella semplice immagine di una retta (poli)frammentata in sincronia con i suoni prodotti.

In un ora di concerto (con uno svogliatissimo bis) hanno eseguito una decina di pezzi che mi hanno lasciato assai perplesso, così perplesso che non saprei dire se il concerto mi sia piaciuto o no.

L’aspetto più negativo, e francamente molto deludente, è stato il fatto che la struttura di tutti i pezzi sia stata assolutamente identica (oltre che abbastanza semplice). Ogni brano è partito con una ritmica elettronica costante, vagamente techno, (a volte semplice, altre volte più complessa ed intricata/intrigante). Su questo beat pulsante i due hanno aggiunto (credo con un discreto spazio lasciato aperto all’improvvisazione) violente e affilate raffiche di rumore e distorsioni sapientemente modulate tramite le loro apparecchiature, sviluppandole quasi sempre in crescendo di volume, intensità ed energia.

Questa uniformità delle strutture mi ha colpito negativamente perchè da un gruppo così celebrato dalla critica specializzata e con una ormai lunga carriera alle spalle (iniziata col nome “Panasonic” poi modificato per problemi legali e di copyright…) mi aspettavo una maggiore fantasia e la capacità di presentare un set un po’ più variato (dobbiamo anche aggiungere che la totale assenza di melodie e di armonie ha contribuito a rendere assai uguali i vari pezzi, e la consapevolezza di ciò avrebbe dovuto spronare i due a realizzare qualcosa di meno monotono).

Il lato positivo del concerto è stato, incredibile a dirsi, che in due o tre pezzi il gioco gli è riuscito così bene che nel seguire i loro crescendo mi sono (qualunque cosa significhi questa espressione) emozionato, e vi assicuro che non è affatto facile riuscire, con quei mezzi e quel muro di rumore, a toccare certe corde con così tanta intensità. Un’emozione sorprendente e stupefacente.

Un concerto, quindi, di difficile decifratura, ma che mi lascia col desiderio di approfondire i loro lavori in coppia, i loro lavori da solisti e le loro molteplici collaborazioni con altri artisti.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...