ALAN STIVELL “Un dewezh ‘barzh ‘ger”, Rounder, 1978

Questo è un disco al quale sono legatissimo, forse perchè mi ricorda i pomeriggi giovanili passati con cari amici ad esplorare il mondo, allora decisamente misterioso, della musica, con tantissima curiosità e continue sorprese che apparivano sui nostri orizzonti musicali. O forse perchè, più semplicemente, è stato il primo disco di Stivell che ho davvero amato e questa primogenitura gli regala una luminosità sulla quale i veri appassionati potrebbero non concordare (e probabilmente non avrebbero torto).

Ma resta il fatto che a riascoltarlo oggi lo trovo musicalmente profetico (un misto di musiche tradizionali e composizioni di Stivell stesso con arrangiamenti che strizzano l’occhio ad altre culture senza per questo rinnegare le radici breton-celtiche), musica che oggi si chiamerebbe senza fatica world music, ma che allora era semplicemente la ricerca di un valentissimo arpista e musicista. Lo trovo ancora estremamente godibile e vario con alcune perle forse poco conosciute ma che ai miei occhi brillano di luce intensa a partire dall’allegro strumentale posto in apertura del CD (“Trinquons nos verres“) nel quale perfettamente si miscelano i vari strumenti solisti. Trovo sempre bellissima, intensa e di grande dolcezza la lunga ed evocativa “An try marrak“, ballata che lentamente racconta di tre cavalieri ed una dama, con una splendida coda ricca di improvvisazione nella quale le arpe, prima solitarie, presto raggiunte ed aiutate dai flauti, disegnano caleidoscopiche trame sonore

Bellissimi anche i brani basati sulle classiche polifonie bretoni (“Ar wezenn awalou“, “Tambud kemper“…) quasi sempre seguiti da code strumentali pronte a sottolinearne le atmosfere (meditative o festaiole che siano) attraverso il libero dialogare dei musicisti.

Tutto il lavoro sembra teso verso la ricerca di arrangiamenti non-ortodossi nei quali la scelta della strumentazione si disimpegna dalle consuetudini tradizionali e non si vergogna di mischiare violoncello, accordion, sitar e tampura con le cornamuse scozzesi, la bombarda o l’arpa celtica.
La sensazione è che si voglia privilegiare la voglia di suonare e di contaminare piuttosto che il muoversi sui binari della (cosiddetta) tradizione, e in questo Stivell è stato davvero un precursore e un musicista coraggioso.

>>> www.alan-stivell.com

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