GIORGIO GABER “Rock’n’roll, amore e storie metropolitane”, Ricordi, 2004

Questo doppio CD (ben 54 canzoni, compreso un inedito del 1964) raccoglie, con grande scrupolo filologico, i primi 45 giri ed EP di un giovanissimo Gaber (il periodo coperto va dal 1958 al 1964, con qualche eccezione posteriore dovuta, credo, a criteri di vendibilità, per inserire quei 2-3 titoli di richiamo necessari per attirare l’attenzione…).

E’ ovvio che il Gaber che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della canzone italiana sia quello più tardo (dai primi anni ’70 in poi…) imparagonabile per qualità e profondità a questo ragazzo catapultato, quasi casualmente, sulla scena della musica giovane nel pieno del cosiddetto boom italiano.

Ma quello che mi ha fortemente colpito di questo disco è l’aria che si respira nei brani più datati, brani che ci raccontano di una passione, di una febbre, che aveva contagiato molti giovani di allora. Dalle lontane lande di oltreoceano era appena arrivato il rock’n’roll e, pur con la difficoltà di reperimento di materiale che c’era a quei tempi, i musicisti più entusiasti si erano subito gettati con passione su questo nuovo genere musicale così tremendamente altro rispetto alla tradizione italiana e ai big di casa nostra che imperavano a quei tempi.
Ed è impressionante la freschezza di brani (per me sconosciutissimi) come “Desidero te“, “Rock della solitudine“, “L’alfabeto del cielo“…
Musicalmente non ci troverete nulla (ma proprio nulla) di innovativo, siamo al limite del plagio di brani coevi fatti negli Stati Uniti e le somiglianze saltano subito all’occhio facendoci tenerezza, ma l’entusiasmo, l’energia, la gioia di suonarle sono palpabili e riempiono di allegria (già a partire da titoli e testi deliziosamente improponibili come quelli della scatenata “La ninfetta” o della sincopata “Oh bella bambina“) e, in ogni caso, si nota subito, a dispetto dell’inesperienza, l’enorme capacità interpretativa di Gaber, la grande attenzione e lo sforzo che mette nel cantare al meglio delle sue possibilità. Qualità queste che più avanti daranno frutti di straordinario sapore.

Come ci racconta benissimo questa raccolta, molto presto, già dal 1960, Gaber diventerà, musicalmente, adulto e, vuoi per scelta artistica, vuoi per calcolo economico, si sposterà su lidi più melodici e classici (basti ascoltare “La conchiglia“, la classica “Porta romana“, la celeberrima “Non arrossire“) abbandonando, almeno in apparenza, la passione giovanile per il rock.

In pochi anni troverà la sua propria dimensione in tutti quei brani carichi di ironia (“Benzina e cerini“, “La ballata del Cerutti“, “Goganga“, “Due ninna nanna” e altri che sono comunque presenti nel doppio CD) che costituiranno la base per la sua svolta impegnata di 10 anni dopo.

Ed è scontato, ma lo faccio con piacere, l’invito a percorrere tutta la sua discografia da “Il signor G” in poi, densa di lavori di qualità altissima che raccontano, con una lucidità rara se non unica, 30 anni di storia, ma soprattutto di vita, in Italia.

Ma se si vuole annusare lo spirito dell’Italia di fine anni ’50, allora ascoltatevi almeno il primo CD di questa bella e, per certi versi, indispensabile antologia.

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