IBRAHIM FERRER “Ibrahim Ferrer”, World Circuit, 1999

Il fenomeno “Buena vista social club” si è ormai placato. Alcuni dei protagonisti di questo progetto multimediatico (film, libri, concerti, dischi…) ci hanno purtroppo lasciato e hanno fatto appena in tempo a vivere questa inattesa seconda primavera artistica e a godere degli aspetti positivi della rinnovata e improvvisa fama, a godere di questo successo planetario che deve averli sorpresi non poco.
Riascoltando oggi questi dischi il giudizio positivo non cambia. Schematizzando forse un po’ troppo possiamo dire che da un lato abbiamo un patrimonio musicale enorme sviluppato a Cuba (all’interno del quale è facile trovare brani di assoluta eccellenza), dall’altro abbiamo questi vecchietti che si rivelano dei musicisti di grandissima sensibilità, capaci come pochi di mettersi al servizio delle canzoni che interpretano rendendole caldissime e piene di immortale bellezza.
Questo CD, in particolare, vede presenti molte delle vedette del film di Wenders (alcune solo in veste di special guest, altre collaborano con Ferrer in tutto il disco) ed a loro si aggiungono ulteriori ottimi musicisti (tra gli altri l’ottima chitarra elettrica di Manuel Galbàn e la grande voce di Teresa Garcia Cartula), e, pur non riuscendo a toccare le vette del disco che ha dato il via a tutto il fenomeno, contiene diversi brani molto belli e benissimo suonati.
Come era, giustamente, scontato si pesca tra le canzoni cubane che segnarono il periodo che va dagli anni ’40 fino ai ’60. Guajiras e boleros sono più che presenti ma a dominare la scena è il son cubano, così com’era prima che venisse, almeno in apparenza, eclissato dal successo (anche mondiale) della salsa. Tra i vari brani che si succedono mi piace sottolineare i capolavori del leggendario (così si dice…) Arsenio Rodriguez (l’iniziale “Bruca maniguà” dal ritmo trascinante e l’irresistibile “Mamì me gustò“), ma riuscitissime sono anche la lenta e sognatrice “Herido de sombras“, il son spettacolare di “Marieta“, il ritmo devastante di “Qué bueno baila usted“.
La voce di Ferrer, a dispetto degli oltre settanta anni, emoziona ancora, forse più che in gioventù, e ci racconta soprattutto la felicità e la gioia di poter nuovamente cantare canzoni che sembravano appartenere ad un passato lontano e che invece sono il nostro presente e il suo nuovo futuro (nel frattempo ha infatti licenziato un secondo disco oltre ad aver collaborato a diversi altri progetti).
I musicisti che lo accompagnano sono tutti di altissima qualità, ma una nota speciale va per il compianto Ruben Gonzalez, pianista dal tocco superlativo, capace come pochi di unire virtuosismo e semplicità, orecchiabilità e originalità. Quando si lascia andare ci regala grappoli di note sublimi senza che mai, nel modo più assoluto, si avverta in lui il desiderio di mostrare la propria tecnica, di far vedere “quanto è bravo”.
Ecco, quello che sempre mi colpisce ascoltando questi artisti è la loro grande umiltà, così lontana dal modo di essere star occidentale dove basta avere avuto un singolo di buon successo per tirarsela come se si fosse dei novelli Mozart.

Ascoltate questi musicisti e scoprirete un ben altro modo di vivere la musica e, soprattutto, PER la musica.

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3 thoughts on “IBRAHIM FERRER “Ibrahim Ferrer”, World Circuit, 1999

  1. […] che contiene il concerto conclusivo di questo progetto del quale già vi ho parlato lungamente (qui e sopratutto qui) e che ho trovato musicalmente e umanamente straordinario. Il concerto è stato […]

  2. […] della musica cubana anni ’50 (riscoperta grazie a Wim Wenders e Ry Cooder, ne parlammo qua ma anche qua), così come vi ho accennato al meraviglioso universo del tango argentino negli anni ’30 e […]

  3. […] del Buena Vista Social Club (ci andai in fissa anni fa e ve ne parlai ripetutamente in questo e quest’altro post). Realizzato con tagli, ritagli e frattaglie (frammenti live, scarti dalle registrazione dei […]

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