BANCO DEL MUTUO SOCCORSO in concerto a Roma, 25/4/2005

Nella cornice urbana del quartiere romano denominato “Quadraro”, e nonostante l’impianto di amplificazione fosse largamente inadeguato per diffondere musica rock, il Banco ci ha proposto una gran bella serata di musica.
Nella prima e ultima parte ci hanno deliziato con un set rock molto tirato, pescando quasi esclusivamente tra i brani dei loro primi 2 album, nella parte centrale hanno invece concesso una ampia parentesi unplugged nella quale è scomparsa la sezione ritmica basso/batteria lasciando spazio alle tastiere e alle chitarre acustiche (o comunque non distorte).

Costante, nell’intero concerto, la presenza della stupefacente voce di Francesco “ex big” Di Giacomo alla quale, non ci giro intorno, gli anni nulla hanno tolto (o comunque hanno influito molto poco) dal punto di vista della potenza e tantissimo hanno invece dato per quello che riguarda la sua capacità di interpretare i brani. La sua voce dovrebbe essere dichiarata patrimonio nazionale da proteggere tanto è stata capace di essere lirica ed espressiva. E’, a dir poco, incredibile come riesca ad estrarre nuove emozioni e nuove sensazioni da canzoni che canta ininterrottamente da 3 decadi…

Gli altri due “superstiti” della vecchia guardia non hanno deluso: Vittorio “big” Nocenzi alle tastiere (ma quasi sempre privilegiando le sonorità del pianoforte) suona con un trasporto ammirevole le sue musiche scritte tanti anni fa, e tanta è la passione che spessissimo non riesce a rimanere seduto sullo sgabello e si ritrova a suonarle in piedi trascinato dal ritmo e dall’energia. Rodolfo Maltese continua ad essere un ottimo chitarrista poco incline (per fortuna) a fare a gara a chi è più veloce ma molto attento a dosare con gusto le note delle sue chitarre. Insieme a loro, oltre alla sezione ritmica, le chitarre di Filippo Marcheggiani.

I loro brani, le loro musiche, i loro testi, non risentono affatto del tempo passato. L’originalissima e riuscita unione, tipica del BMS, degli stilemi rock progressivi con la tradizione “classica” europea ancora oggi colpisce per felicità di sintesi (l’iniziale “Metamorfosi” ne è un esempio lampante).

Il disco più saccheggiato nella scaletta della serata è stato “Darwin” dal quale hanno tratto una interessante “Danza dei grandi rettili”, un’efficacissima “Cento mani e cento occhi”, una ampia parte de “L’evoluzione” e la meravigliosa “La conquista della posizione eretta”.

Tra gli altri brani eseguiti mi piace sottolinearvi una emozionante “E mi viene da pensare”, i classici ricchi di energia “R.I.P.” e “Il ragno”, la sempre bella “Canto di Primavera” eseguita nella chiave acustica già ascoltata recentemente nel Cd live “No Palco”, la conclusiva (prima dei bis) “Traccia”, l’intrigante “Emiliano”, e la piacevole “Moby Dick”, unico brano sopravvissuto agli oscuri anni “pop” (anche se una ristampa in CD di “Urgentissimo” e/o “Buone notizie” non sarebbe poi malvagia…).

Un grande gruppo ancora attualissimo e ricco di vitalità, che sarebbe bello riavere a questi livelli anche per quello che riguarda la creatività (negli ultimi 15 anni tra dischi live, vecchi e nuovi, e reincisioni di brani antichi ben poco di nuovo ci hanno dato). Ma fortunatamente ci hanno regalato così tante perle che possono vivere di rendita lasciandoci comunque felici.

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