“Così fan tutte” di WOLFGANG AMADEUS MOZART dal vivo a Roma, 7/5/2005

Il mondo della lirica non mi appartiene. Amo, e molto, alcune opere di autori contemporanei e amo anche alcune opere classiche.
Ma non ero mai andato a vederne una.
Ho colto l’occasione di questa bella rappresentazione di uno dei classici mozartiani (si lo so… non certo la sua opera migliore…) curata dal Teatro dell’Opera di Roma (a due passi da casa mia…) e mi sono deciso a rompere il ghiaccio.
Niente da dire sull’opera in sé, bella, piacevole, divertente, davvero ben cantata e ben suonata.

Qualche osservazione però la voglio fare su questi benedetti melomani, sul mondo che oggi vive aggrappato alle opere del ‘700 e dell’800, analizzandole al microscopio con una attenzione che ha del patologico.
Ho trovato, ad esempio, divertente il tentativo sia del regista/direttore Gianluigi Gelmetti sia di Giorgio Vigolo, nelle note allegate al piccolo libretto realizzato per l’occasione, di leggere dietro la storia raccontata nell’opera (l’autore del libretto fu Lorenzo Da Ponte) chissà quali profondità o quali allegorie. Di fatto dimenticandosi (o meglio facendo finta di dimenticarsi, perchè lo sanno benissimo), che questa è un’opera squisitamente commerciale (fatta per denaro e per avere successo), e che Mozart, e questo nulla toglie alla sua arte e alla sua grandezza assoluta, aveva estremo bisogno di soldi e se glielo avessero chiesto avrebbe messo in musica pure l’elenco dei battezzati (e ne avrebbe tirato fuori sicuramente un capolavoro musicale).

E’ come se in questo ambiente si fosse persa completamente la leggerezza che caratterizzava in origine questi lavori (che, attenzione, all’epoca erano destinati ad una ampia fetta della popolazione, non ad una ristretta elite come accade ai nostri giorni). Come se anni e anni di repliche delle solite opere (sempre le stesse…) avessero reso ciechi gli appassionati e incapaci di vederle per quello che erano e che sono. Come se dovessero essere necessariamente l’espressione massima o sublime dell’arte musicale, e non, più banalmente, lavori fatti per soldi, a volte di corsa, magari arrangiandosi con temi già utilizzati. Opere anche bellissime, come questa, ma che in fondo sono semplici prodotti realizzati da professionisti del mestiere, con tutto ciò che di negativo ha sull’arte il dover lavorare su commissione o comunque per esserne economicamente ripagati.
E sia chiaro che questo nulla può togliere alla grandezza di Mozart e del suo genio indiscutibile.

Parimenti ho trovato gratuita l’ambientazione dell’opera nella Pompei dell’antica Roma (?).
Ho avuto l’impressione che, sentendosi in dovere di aggiungere A TUTTI I COSTI qualcosa di nuovo a quanto era già stato fatto o detto nelle precedenti rappresentazioni, il regista si sia sentito costretto a spostarla nel passato (con effetti un po’ paradossali nel sentir parlare gli pseudo-antichi romani di zecchini, dame ferraresi et similia) senza che si colga una pur minima ragione nel far questo.
Anche qui mi è parso che si sia persa la leggerezza che un’opera del genere richiederebbe, con una messinscena adeguata ad una storia che è puro pretesto per sostenere le musiche mozartiane.

Infine due parole sul pubblico. A parte la triste usanza di tenere acceso il cellulare durante la rappresentazione con relativi squilli (è accaduto in entrambi gli atti…), trovo davvero incredibile che nel 2005 ci sia ancora chi si rechi a teatro per aspettare, come un avvoltoio, il do di petto o il virtuosismo estremo dei cantanti. Mi è parso che più che godersi l’opera ed apprezzare o meno l’esecuzione e l’espressività dei cantanti, alcuni fossero li solo per coglierli in fallo o misurarne la potenza. Una visione della musica ed un approccio al canto che speravo fosse ormai limitato alle frange più barbare degli appassionati di fusion o di heavy metal, ma che mi è sembrato di riconoscere anche tra le vellutate poltrone del Teatro Nazionale.
Mai gli applausi hanno sottolineato la capacità interpretativa dei cantanti o i momenti più felici della scrittura mozartiana, ma sempre e solo le loro prodezze atletiche…

Insomma: mi aspettavo di provare l’ebbrezza di una serata simile a quella vissuta dai miei antenati di 2 secoli fa e invece mi sono ritrovato a viverne una immagine deformata dai miei contemporanei.

Ma la musica di Mozart resta sempre e comunque un dono magico e meraviglioso.

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