AA.VV. “Ma cos’è questo vintage ?”, Warner Music, 2005

Sembra incredibile, ma, nell’asfittico panorama odierno, dobbiamo ringraziare Sorrisi e Canzoni TV (si, proprio la rivista…) per aver portato nelle edicole di tutto il paese dischi di qualità e decisamente coraggiosi. E’ bene specificare che normalmente i CD venduti con Sorrisi… sono dischi di successo e non particolarmente originali, ma, ogni tanto, succede che tra i Nek e le Pausini compaiano piccole chicche come il doppio CD sul Gaber giovanile, di cui già scrissi, o come il meritorio doppio CD dedicato a brani di Sergio Endrigo da tempo fuori catalogo.

Questa volta tocca a questo (ennesimo) doppio CD che raccoglie canzoni soprattutto degli anni ’30 e ’40 (ma con puntatine fino ai primissimi ’60) estratte dal catalogo della mitica Fonit Cetra. Un repertorio non ancora sufficientemente apprezzato che ci ha regalato straordinari interpreti e meravigliose canzoni.

Com’era da aspettarsi nel CD compaiono sia interpreti di assoluto valore (Alberto Rabagliati, il Trio Lescano, Natalino Otto, il Quartetto Cetra, l’immenso Rodolfo De Angelis) sia singole canzoni strepitose (“Mambo italiano” di Carla Boni, “Quel motivetto che mi piace tanto” di Pippo Barzizza, “Voglio vivere così” di Ferruccio Tagliavini“), ma non mancano tra i 38 brani che compongono la scaletta alcune tracce la cui presenza è immotivata (per non dire incomprensibile…) come il “Passo di corsa” della Fanfara dei Bersaglieri  (?) o un’aria da “I puritani” cantata da Maria Callas (???).
Altri brani sembrano infilati in mezzo un po’ a forza (la classica Milva di “Milord“, Paolo Poli che canta “La madre dell’alpino“, “Finalmente solo” interpretata da Alberto Sordi…).

La parte più interessante, secondo me, è costituita da alcune splendide canzoni minori (“I ragazzi dello swing” del Duo Fasano, “C’è un’orchestra sincopata” dello straordinario Trio Lescano, “Dammi un bacio e ti dico di si” cantata da Vittorio De Sica) o da alcuni interpreti ingiustamente dimenticati (l’ottimo Ernesto Bonino qui presente con la divertente “A quindici anni” o Elio Lotti e la sua “Che musetto“).

Tra le canzoni che sembrano essere invecchiate peggio figurano le due cantate da Nilla Pizzi (“Bongo bongo bongo“, dal testo di un razzismo imbarazzante e ingiustificabile, e la famigerata “Papaveri e papere“) e certe canzoni esageratamente melodiche (il “Vecchio scarpone” di Gino Latilla) mentre fanno comunque una buona figura gli artisti degli anni ’50 (che io personalmente amo molto meno…) da Domenico Modugno, in versione spiritosa sia ne “La donna riccia” sia nella carosonicaPasqualino Maragià“, ad un Johnny Dorelli iper-confidenziale mentre canta “Boccuccia di rosa” fino al grande Fred Buscaglione qui presente con una raraNon partir” e la non molto conosciuta “Porfirio Villarosa“.

Insomma una raccolta con delle pecche evitabili ma che vale comunque la pena di prendere (anche perchè non va sottovalutato il costo ridotto a soli 10,90 euro).

Restiamo in attesa di un progetto più organico che riporti nella giusta luce un patrimonio molto interessante e purtroppo abbastanza dimenticato, qualcosa che non sia solo per gli addetti ai lavori (come fu, di fatto, l’enciclopedico ed apprezzatissimo “Fonografo italiano” di qualche anno fa) ma capace di risvegliare anche nelle nuove generazioni l’interesse per un’epoca fatta di radio e di orchestre, di cantanti sensibilissimi e di musiche raffinatissime, di testi disimpegnati ma interpretati con attenzione commovente.

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