FRATELLI MANCUSO “Cantu”, Amiata records, 2002

Secondo lavoro pubblicato dalla toscana Amiata (etichetta dal catalogo molto interessante ed originale) di questo raffinatissimo duo siciliano. Canzoni in gran parte firmate da loro stessi (solo un paio i brani tradizionali) che proseguono e approfondiscono il loro originale progetto.
A mio parere Lorenzo ed Enzo Mancuso sono tra i pochissimi che si possano definire eredi e continuatori della visione della musica popolare che stava dietro “Creuza de ma” di Fabrizio De Andrè, disco capostipite di un percorso musicale assolutamente moderno ma all’interno del quale riescono a convivere presente e passato, non frullati assieme ma, piuttosto, entrambi componenti costitutivi di una canzone che sia allo stesso tempo antica e nuova e, nello specifico, profondamente mediterranea.

Lo sguardo dei due fratelli tocca diverse sfere musicali: la base dei loro lavori, e autentica colonna portante della loro musica, è la tradizione popolare siciliana, filtrata, ovviamente, dalla personalità dei due fratelli. Su questa base essi interagiscono con degli ottimi musicisti (tra gli altri: Stefano Bollani, Enzo Pietropaoli ed Enrico Rava) appartenenti all’ala meno ostica del jazz italiano e vicini all’ala più aristocratica della canzone d’autore italiana (non casuale la presenza di GianMaria Testa come voce recitante) ottenendo risultati di assoluto valore (“Suli su l’uri“).
Contemporaneamente avvertiamo chiari gli echi della tradizione occidentale: sia quelli della tradizione classica (l’uso del quartetto di archi in “Disìo di tia“), sia quelli della musica antica (la ghironda di “Signura Letizia“).
Su tutto però domina il marchio di fabbrica dei Mancuso: la loro vocalità incredibile, misteriosa e ancestrale, fatta di unisoni perfetti e altrettanto perfetti contrappunti. Impossibile non segnalare gli straordinari finali nei quali i due si lasciano andare a qualche breve improvvisazione (“Cantu“, “Sacciu chi parli alla luna“, ma soprattutto “Tu chi strascini” con le voci a confrontarsi con grande libertà ed energia).

Il risultato di tutte queste ascendenze è una musica che mantiene intatta la sua sicilianità ma con una dignità, una complessità, una poeticità, una modernità memore del passato, una malinconia tali che la rendono, più che una delle tante espressioni della cultura siciliana, la manifestazione di una Sicilia perfetta, nobile, sgravata di tutti quegli aspetti negativi che spesso si trascina dietro.

Ecco: ascoltando questo disco ho compreso assai meglio cosa intendeva Manlio Sgalambro quando scriveva che: “La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera.”

www.amiatamedia.com

One thought on “FRATELLI MANCUSO “Cantu”, Amiata records, 2002

  1. anonimo scrive:

    Li ho visti dal vivo, in primavera. Vera poesia e svariate dita di pelle d’oca. Hanno tenuto pure un corso di vocalità su due giorni a cui, però, non ho partecipato. Seppure non ci è capitato mai di parlarne di persona (che strano) è stata una bella sorpresa (e una conferma della tua attenzione alle belle note) leggere qua dei Fratelli Mancuso. Abbracci
    Vincenzo

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