MICHAEL NYMAN “The draughtsman’s contract”, MN records, 2005

Ipotesi 1 (o dell’appassionato):

Da alcuni anni anche in musica si è sviluppato il concetto, originariamente tutto informatico, di upgrade, ovvero il rilascio di nuove edizioni (migliorate e arricchite) di qualcosa di precedentemente edito.
Più di un compositore ha cominciato a pensare ai propri lavori non più come definiti e fissati una volte per tutte, ma come ad un qualcosa in continua evoluzione e miglioramento che, periodicamente, poteva anche essere soggetto a nuove incisioni che marcassero lo sviluppo del progetto e definissero lo “stato dell’arte” al momento della nuova registrazione.
Tra i tanti che hanno così ragionato possiamo citare Gavin Bryars (di cui avevo scritto non molto tempo fa) le cui recenti esecuzione di “The sinking of the Titanic” sono diverse sia dall’incisione del 1994 che da quella del 1975, oppure La Monte Young il cui brano forse più importante, “The well tuned piano“, è stato inciso una prima volta su 5 CD pubblicati nel 1985 e una seconda, più recentemente, su DVD-audio. Young ogni volta indica con pignoleria data e ora dell’esecuzione del brano proprio perché questo, come un organismo vivente, continua a crescere (nascono nuove sezioni, se ne modificano le vecchie, ecc.) e per lui è scontato che ogni incisione si limiti a fotografare la composizione in quello specifico momento. Anche Steve Reich reincise nel 1987 “Drumming” in una versione molto più veloce (un solo CD…) e in una intervista letta recentemente specificava come col tempo avesse trovato questa formula più funzionale al pezzo.
Ma anche nella musica popolare questo fenomeno non è raro, basti pensare al Banco del mutuo soccorso che nel 1991 reincise integralmente i suoi primi 2 album (l’omonimo e “Darwin!“) i cui brani negli anni si erano modificati e, spesso, assai dilatati.
Sono innumerevoli i cantanti e cantautori che sono ritornati in sala di incisione per risuonare e riarrangiare alcune delle loro canzoni più celebri (solo per citare qualche italiano: Alice, Finardi, Bennato, il compianto Bertoli, Claudio Lolli con la recente integrale rivisitazione di “Ho visto anche degli zingari felici“, e chi più ne ha più ne metta…)

Non poteva mancare a questo lungo elenco anche Nyman che si è aggiunto a questa vasta schiera reincidendo (all’interno di quella che ha chiamato “the composer’s cut series“) alcuni dei suoi lavori più celebri che negli anni avevano continuato a svilupparsi.
L’ascolto di questo CD si segnala subito, rispetto all’originale, uscito più di 20 anni fa, per il suono decisamente meglio registrato e bilanciato (anche se quello originale, più grezzo, aveva sicuramente un suo fascino particolarissimo).
Ad un ascolto distratto i brani sono sostanzialmente invariati, ma se si presta una attenzione maggiore si scoprirà che sono centinaia le variazioni apposte dall’autore negli anni: diverse velocità dei brani, diverso volume sonoro dei singoli strumenti (ora molto meglio equilibrati), alcuni piccoli cambi di melodie e di arrangiamento ed anche una tecnica esecutiva migliorata da parte del suo gruppo, meno aggressiva e più controllata.
Sinteticamente potremmo dire che queste nuove versioni hanno smussato tutti gli spigoli dei brani che ora risultano decisamente più arrotondati.

Ipotesi 2 (o del malizioso):

Nyman non ha perso tempo. Subito dopo aver fondato la sua propria casa discografica (significativamente chiamata MN records) si è precipitato a reincidere i suoi lavori più noti e di più alto appeal commerciale. All’interno della sua “the composer’s cut series” troviamo infatti questa reincisione delle musiche del film “I misteri del giardino di Compton House“, ma anche altri 2 CD con, rispettivamente, le musiche del film “Lezioni di piano” e una antologia dei temi scritti per i film di Peter Greenaway.

E’ una prassi ormai consolidata quella di rieditare i brani di maggior successo quando si cambia casa discografica (meglio se la nuova appartiene a se stessi). Un esempio clamoroso fu quello di De Gregori che appena passato alla Sony pubblicò TRE dischi dal vivo grazie ai quali la sua nuova casa discografica potè avere subito nel proprio catalogo tutte le sue canzoni più famose pubblicate a suo tempo dalla RCA. Stessa cosa fecero i Litfiba quando lasciarono la CGD e potrei continuare…
Qualcosa di simile la fece pure Philip Glass reincidendo i suoi lavori più celebrati (“Einstein on the beach” e “Koyaanisqatsi“), ma, almeno, lui aveva la scusa che le nuove versioni erano più complete delle incisioni originali dalle quali erano state tolte intere sezioni per ragioni varie.
Pecunia non olet” e anche un artista aristocratico come Nyman non ha resistito a cogliere questa opportunità e, fondamentalmente, non c’è niente di male salvo l’aumento della confusione sotto il cielo (chi non è molto addentro alle questioni che lo riguardano capirà che NON sta comprando la colonna sonora originale ma “solo” una sua reincisione ?).
Da sottolineare il libretto spartano e la mancanza di qualunque riferimento a Greenaway nella confezione del CD (mi sa che quei due si siano lasciati proprio male…).

In sintesi:

Un’opera che si ascolta con immenso piacere e che non è minimamente invecchiata.
Vale davvero la pena di conoscerla a fondo (indipendentemente dalle edizioni).

p.s. Proprio in questi giorni è stato ristampato un box di 3 dvd dedicato al cinema di Peter Greenaway contenente i suoi primi 2, imperdibili, lungometraggi (“I misteri del giardino di Compton House” e “Lo zoo di Venere“) uniti ad un bellissimo corto di 45 minuti (“Vertical features remake“) e a “The falls“, uno strano finto-documentario di 3 ore. Tutti questi lavori vedono Nyman come compositore delle musiche e valgono abbondantemente il costo (credo intorno ai 30 euro) del cofanetto.

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2 thoughts on “MICHAEL NYMAN “The draughtsman’s contract”, MN records, 2005

  1. […] (capace di unire aspetti minimalisti con le classiche musiche di autori come Purcell o Mozart, vedi questo mio vecchio post), o Wim Mertens (che ci aggiungeva la sua sensibilità europea e romantica, vedi quest’altro […]

  2. […] mi legge dovrebbe sapere bene chi è Michael Nyman (ve ne ho parlato in questo post), ma ci potrebbe essere qualcuno che, incredibilmente, non sappia chi sia il Vertov il cui cognome […]

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