KRAFTWERK “Minimum-maximum”, EMI, 2005

Con diversi mesi di ritardo sulla data annunciata è finalmente uscito il primo (e doppio) dvd ufficiale della storica band tedesca capitanata da Ralf Hutter e Florian Schneider.

Vi è documentato il loro tour 2004 attraverso le 19 canzoni che componevano il loro concerto.

Vedendo il muzikfilm si è subito colpiti da quanto TUTTO risulti estremamente fedele all’estetica del gruppo. A partire dal modo in cui hanno impostato il menù del dvd (particolare che per altri gruppi sarebbe stato banalmente affidato alla verve del grafico di turno), passando per la scelta dei caratteri, l’uso delle luci, fino alla regia ed al montaggio, tutto è curato nei minimi dettagli e ricondotto a quelli che sono, da molti anni ormai, i canoni del gruppo. La semplicità, l’essenzialità e la rigorosità che da sempre li hanno contraddistinti si sommano all’uso di simboli ed icone ai quali affidare il loro discorso etico/politico (con l’eccezione di “Radioactivität” introdotta da alcuni dati riguardanti l’inquinamento provocato dalle centrali nucleari).

Sulla scena vediamo i 4 musicisti tedeschi, ognuno dietro alla propria console (all’apparenza tutte uguali) dotata di una piccola tastiera musicale, manopole e cursori in quantità, mouse e monitor. Dietro di loro scorrono su di un grande e lunghissimo schermo alcune immagini od elaborazioni grafiche tutte, pur nella loro semplicità, estremamente efficaci nel sottolineare i contenuti delle canzoni e dare forza alle musiche. Si alternano la visione di semplici simboli (figure geometriche, numeri, parole e icone varie, tutte animate in sincronia con la musica) con filmati d’epoca dove mirabilmente si uniscono immagini vintage con i suoni iper-moderni dei nostri (dalle famigliole tedesche anni ’50 che sul classico maggiolino viaggiano su di una immensa autobahn, a delle eccentriche modelle in bianco e nero, da ciclisti, famosi e sconosciuti, dell’epoca d’oro di questo sport, a dei fumosi e rumorosi treni a vapore, e pare di sentire il clangore dei metalli che si urtano, fino alle immagini, nei tipici colori squillanti dei film dei primi anni ’70, del TEE che sfreccia lungo le vallate alpine).

La regia si muove con misura, niente steady-cam vertiginose in MTV-style, niente effetti speciali alla Spielberg. Il montaggio privilegia l’alternanza tra le immagini, riprese frontalmente e di lato, dei musicisti e quelle proiettate alle loro spalle, con rari primi piani dei volti o delle mani.

Insomma un prodotto curatissimo e “fedele alla linea“, senza nessuna pretesa di stupire lo spettatore, ma con l’obiettivo chiaro di esprimere al meglio l’essenza dei Kraftwerk.

Paradossalmente la parte debole di questo dvd è proprio quella musicale. Il set non contiene sorprese costruito com’è sull’ultimo album (“Tour de France soundtracks“) e sui mega-classici del gruppo. Unica presenza inaspettata è, forse, l’iniziale “Die mensch-maschine“.

Gli arrangiamenti, purtroppo, sono sostanzialmente gli stessi che utilizzarono per “The mix” (1991!!!) quando rielaborarono i loro brani più famosi, ed uno dei loro brani più belli, “Music non stop“, viene ridotto a semplice base per le improvvisazioni dei 4 in conclusione di concerto.

Qualche brivido lo provocano solamente “Nummern” (che non compariva in “The mix“), brano dall’energia misteriosa affidata solamente alla ritmica complicatissima e alle voci sintetiche che declamano numeri in varie lingue, e la già citata “Die mensch-maschine“.

Anche un classico come “Das model” viene presentato in una versione timida che ricalca fin troppo l’originale. Stesso discorso per “Neonlicht” che però si avvale della deliziosa retro-proiezione di svariatissime insegne al neon che rendono la visione del brano comunque affascinante.

Abbiamo quindi una doppia conferma:
da un lato si ribadisce la chiarezza ideologica del gruppo e la loro perfetta capacità di calarla nei mezzi audiovisivi, dall’altro, dopo il loro controverso ultimo album, permane l’evidente empasse musicale di Ralf & co. che non riescono più a sorprenderci come una volta, ma che ormai si limitano a ripetere degli standard fermi agli anni ’80 e ’90.

http://www.kraftwerk.com

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