AIR “Moon safari”, Source, 1998

Ci sono dischi che si impongono alla nostra attenzione con ostinazione nonostante noi non si faccia nulla per venirgli incontro.

Incontrai per la prima volta questo disco su sollecitazione di un amico. Me lo volle prestare a tutti i costi e mi costrinse ad ascoltarlo. Fui subito colpito dalla gradevolezza del CD, ma lo trovai un po’ troppo dolciastro per i miei gusti (di allora) e mi limitai a conservarne alcune tracce strumentali. La visione poi del video del singolo “Sexy boy” (ma con che criterio scelgono i singoli le case discografiche ?) non mi spinse certo ad approfondirli.

Quelle poche tracce conservate, sentite e risentite, scavarono però nel mio orecchio impedendomi di dimenticare questo gruppo, anzi, all’uscita della colonna sonora del film “Il giardino delle vergini suicide” e del loro secondo album chiesi al solito amico di farmeli ascoltare.

Tempo dopo, sempre casualmente, un collega d’ufficio mi ripropinò l’intero album. Riascoltalo oggi, riascoltalo domani, mi sorpresi a notare come il disco quasi non avesse cedimenti. Di come tutte le tracce fossero riuscite (anche quelle cantate). In breve divenne un ascolto così piacevole che quando vidi il CD a 9,90 euro non potei esimermi dall’acquisto.

Insomma: ci ha messo circa 5 anni a conquistarmi, ma alla fine si è sicuramente inserito tra i dischi più godibili degli ultimi anni. Una chicca che consiglio a tutti.

Gli Air sono tra gli alfieri del recupero di sonorità anni ’70 e ’80 (utilizzando strumenti d’epoca, oggi si dice vintage, con particolare attenzione alle tastiere analogiche, dal suono caldo).
Nei loro dischi atmosfere solari e serene si accoppiano con ritmi blandi e sonorità rotonde. Niente ansia, nessun riferimento alla vita reale. Questo duo francese ci porta in un universo delicato fatto di dolcezza e benessere.
Ed è piacevole perdersi nel caldo incantesimo di “Talisman“, de “La femme d’argent” o di “Ce matin la“, così come tra morbide ballate quali “All I need” e “You make it easy“.
Pure ammaliano le atmosfere plastico-pop di “Kelly, watch the stars!” e “Remember“, nobilitate da QUELLA delicatezza e da QUEL tono, semiserio ma non stupido, leggero ma non superficiale.

Non era facile fare un disco così. Bastava un nulla per scadere in suoni melensi e sdolcinati, melodie banali e nostalgia a buon mercato. Agli Air riesce il miracolo di comporre un disco tanto moderno quanto fuori dal tempo, fuori dalle mode ma perfettamente allineato al presente.

Questo, che è il loro esordio sulla lunga distanza, rimarrà un vertice mai più raggiunto né da loro stessi né da altri.
Un disco, a suo modo, perfetto.

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One thought on “AIR “Moon safari”, Source, 1998

  1. kerrysigh ha detto:

    Gli air mi hanno conquistato in un giorno,si capiva che era gente che sapeva riproporre bene il retro gusto 70′ con strumenti vintage..certo questo è il disco + bello..ma anche walkie talkie merita molto..quelli in mezzo non sono un granchè a mio parere..

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