MATMOS “A chance to cut is a chance to cure”, Matador, 2001

E’ la prima volta che, ascoltando un disco di elettronica recente (intendendo per recente quella prodotta a partire dal 1990 e con un particolare riferimento alla scuola, cosiddetta, warpiana), ho l’impressione di ritrovare lo spirito esplorativo, ludico ed estremamente curioso che fu della generazione di musicisti che si misurarono con la rivoluzione portata dai primissimi sintetizzatori a partire dalla fine degli anni ’60.
In particolare il modus operandi di questi due californiani mi riporta alla mente i primissimi lavori di un altro duo storico della musica elettronica: i Kraftwerk (dei quali, peraltro, utilizzano qui e la alcune tipicissime sonorità).

Ritrovo la stessa ecletticità nell’alternare momenti più easy, quasi ballabili, a momenti di puro rumore (sempre manipolato con maestria) senza nessuna paura di rendere il disco disomogeneo.
Ritrovo la stessa ironia e capacità di giocare coi materiali musicali seriamente ma senza prendersi sul serio.
Ritrovo la medesima curiosità verso la qualità dei suoni e l’estrema originalità degli stessi, la stessa capacità di sporcarsi le mani con suoni inusuali mischiandoli abilmente con altri suoni più canonici.

Per chi non lo sapesse ricordo che i Matmos amano realizzare i loro brani innanzitutto campionando fonti sonore inusuali. In molte tracce di questo disco si sono divertiti (?) a registrare, all’interno di alcune sale operatorie, i rumori prodotti da un’operazione di liposuzione (la prima traccia “Liposuction [and so on…]“), un intervento col laser ad un occhio di tale Monica Youn (la seconda traccia “L.A.S.I.K.“) e una rinoplastica (l’ultima traccia, “California rhinoplasty“). Analogamente nelle altre tracce i materiali di base sono stati recuperati in maniera altrettanto atipica (manipolando gabbie per topi, teschi umani e quant’altro…).

Quest’operazione, che non è solamente concettuale ma anche prettamente acustica, regala ai suoni una materialità, una consistenza, che li rende decisamente particolari ma, soprattutto, è interessante notare come la natura del suono, ovvero il modo in cui è stato generato, intervenga e ci condizioni in fase di ascolto.
Noi siamo abituati a suoni neutri (particolarmente nella musica elettronica, dove i toni sono sintetizzati dalle macchine senza alcuna presenza organica, ma anche in tutta la musica acustica dove il suono di una chitarra non porta con se particolari significati e significanti). Qui invece la coscienza dell’origine di questi suoni ci impedisce non solo di trovarli carini ma anzi, in certi casi, sentire strani risucchi o certe percussioni può risultare persino disgustoso.
E’ una sorta di interessante corto circuito mentale (anche perché, in realtà, non abbiamo nessuna prova certa sulla provenienza dei suoni che ascoltiamo, salvo le indicazioni dei musicisti che potrebbero benissimo essere una provocazione e nulla più) che ci impedisce di abbandonarci completamente all’ascolto e ci regala continuamente sensazioni controverse.
Le sonorità rimandano alla propria origine e, forti di questa personalità non possono passare inosservate e non possono essere percepite come “semplici” suoni.

Va sottolineata pure l’enorme cura su di ogni singolo suono, la varietà e la fantasia estrema, sia nella scelta dei suoni sullo sfondo sia nell’uso di ritmi continuamente modificati ed inafferrabili.
Impressionanti le sonorità (e la tristezza) che riescono a trarre percuotendo e strofinando con un archetto la (ex)gabbia del loro topo (“For Felix [and all the rats]“) nel tentativo di ricordare il loro animale e con la malinconica consapevolezza che ogni secondo, nei soli laboratori degli Stati Uniti, ne muore un altro.

Un disco che sa conquistarsi l’attenzione dell’ascoltatore.

p.s. Ho preso questo CD, che “corteggiavo” da tempo, approfittando di un improvviso abbassamento dei prezzi dei dischi di etichette quali la Warp, la Too Pure, la Matador… Per chi fosse interessato segnalo che a prezzi variabili dai 7,50 ai 9,00 euro si possono trovare moltissimi lavori di artisti fondamentali degli ultimi 15 anni quali Autechre, Plaid, Aphex Twin, Boards of Canada, Mouse on Mars e tanti altri ancora…

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