AUTECHRE “Draft 7.30”, Warp, 2003

Gelidi. Astratti. Alieni.
Nessuna consolazione, nessun tentativo di venirci incontro, nessun compromesso.
Melodie autistiche che subito si slabbrano e si dissolvono sotto i nostri occhi.
Ritmi che riesci a seguire solo per un attimo e poi inciampano, si azzoppano, si accartocciano, fino a disintegrarsi in una corrente che subito ce ne propone altri destinati ad identica fine.
Rade armonie che nei pochi attimi in cui si presentano ci regalano emozioni immediatamente negate dalla loro scomparsa.
Brani senza un vero inizio e senza una vera fine, come li avessero strappati a forza da qualcosa di più vasto.
Suoni affilati come rasoi e contundenti come magli che stordiscono per perfezione e bellezza.

Ci viene regalata un minimo di tregua solamente nella lunga “Surripere“, dove quella che nei primi 3 minuti sembra una lenta cavalcata stile Cluster & Eno 30 anni dopo viene poi crudelmente seviziata da ritmi scomposti che la spingono con determinazione verso il collasso (riuscendoci), e nella conclusiva “Reniform puls” che, nella parte iniziale, sembra proprio uno di quegli splendidi e gustosissimi brani che loro stessi avevano scritto nella seconda metà degli anni ’90, ma poi viene sottoposto alla cura del nuovo millennio e lentamente implode su se stessa in una disarticolazione cinica e scientifica.

La premiata ditta Booth/Brown continua imperterrita il suo percorso e la sua crescita: sempre più lontana dalle miserie di questo mondo, sempre più lontana da qualunque musica già scritta.

Troppo oltre per far parte della musica pop/rock/elettronica consumabile. Troppo piacevole e, nonostante tutto, accessibile per accedere nell’aristocratico olimpo delle musiche colte.
Proprio per questo credo che siano tra le realtà più seminali e più realmente avanti di questi ultimi lustri.
Se hanno un difetto, forse, è l’essere caduti in una sorta di manierismo, in uno stile ormai così definito (per quanto in evoluzione) che li si riconosce al volo. Ma è un peccato veniale.

Ritengo di essere un facile profeta nell’indicare per loro un destino simile a quello di alcuni gruppi krauti (penso ai Faust, ai Can, ai Neu!) che, pur apprezzati a suo tempo da una piccola parte del pubblico e da molta critica, solo a partire dagli anni ’90, ovvero con l’avvento di una nuova generazione di musicisti, diventarono celebratissimi e indicati da moltissime “bands” come un fondamentale punto di riferimento.

Come cantava, stupito e sgomento, il maestro MGZ: “E’ andato oltre… è andato oltre…”.

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One thought on “AUTECHRE “Draft 7.30”, Warp, 2003

  1. […] è per niente facile fare un video per le musiche degli Autechre (vi parlai di loro in questo post e in quest’altro post). Ma quando il gioco riesce l’unione di immagini e musica può […]

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