AA.VV. “Fuori da Rebibbia”, autoproduzione, 1992

Esiste un’enorme letteratura sui movimenti del ’68 e del ’77, e anche moltissime testimonianze sonore dell’aria che si respirava in quegli anni. Non c’è invece quasi nulla che riguardi il movimento che in Italia si sviluppò agli inizi degli anni ’90 e che prese il nome da una misteriosa pantera che sembrava aggirarsi nelle campagne intorno a Roma proprio negli stessi giorni nei quali venivano occupate gran parte delle università italiane.

Musicalmente parlando il fenomeno principale di quel periodo fu l’emergere inatteso di una scena rap/hip hop italiana assolutamente spontanea quanto inedita e di grande energia. Come nella tradizione punk la semplicità della strumentazione (un giradischi e un microfono) spronarono moltissimi giovani a scrivere e poi declamare in rima il loro punto di vista su tutto ciò che stava accadendo. Fu una scena piena di forza ed entusiasmo che riscosse subito un forte apprezzamento (soprattutto, ma non solamente) nei Centri Sociali che, sempre in quegli anni, sbocciavano un po’ ovunque.
Bastarono alcune piccole radio locali e alcune cassette autoprodotte per diffondere quelli che diventarono presto dei veri e propri hit underground. Quasi tutti i gruppi o, come è più corretto dire, le posse implicate avevano un profondo radicamento nella realtà sociale della loro zona di provenienza e la scena nazionale era in realtà composta da una miriade di sotto-scene locali: Milano, Roma, Bologna… ma anche l’Abruzzo, la Sicilia, le Marche, il Salento…
Un gran pullulare di neo-rapper, cassettine e registrazioni semi-amatoriali e, in un secondo momento, qualche raro disco in vinile che diedero vita ad una rete distributiva tanto spontanea quanto vivace.
E se a distanza di anni è ancora evidente lo spessore di dischi come “Terra di nessuno” degli Assalti Frontali o l’esordio dei grandissimi Sud Sound System non ci rimane praticamente nessuna testimonianza ufficiale delle tantissime serate nelle quali uno o più gruppi rappavano dal vivo di fronte ad un pubblico appassionato e in perfetta sintonia con loro. Fortunatamente alcuni Centri Sociali usavano registrare queste serate ed autoprodurre delle audiocassette (il CD-R era ancora di la da venire…) che poi vendevano a prezzo politico.
E’ questo il caso di questa, in origine, doppia cassetta che mi è ricapitata tra le mani proprio perché mi sto divertendo a digitalizzare tutto un mio piccolo (ma per me prezioso) archivio di cassette, testimonianze di concerti e di musiche marginali (per il mercato), ma fondamentali per il mio personalissimo percorso socio-musicale.
Fuori da Rebibbia” è la testimonianza fedelissima di un concerto/evento realizzato (appunto) all’esterno del carcere di Rebibbia e dedicato ai detenuti e, più in generale, alle questioni che riguardano la carcerazione.
Vi parteciparono tutti i gruppi della scena romana (dai più celebri Assalti Frontali e AK47 a nomi minori come Testimone Oculare o il sound-system romano One Love Hi Pawa), più l’ospite speciale Lou X da sempre vicinissimo a tutto ciò che accadeva nella capitale.
Fa uno strano effetto riascoltarla oggi. Sembra incredibile che un brano come “Incubo” di Testimone Oculare (MAI pubblicato) fosse cantato da tutti o che “Italia” di Lou X (all’epoca inciso solamente su di una cassetta autoprodotta ed autodistribuita) venisse richiesto a gran voce dalla folla.
Non capita spesso di percepire con così tanta chiarezza il legame fortissimo tra chi è sul palco e chi è sotto: in quei momenti chi impugnava il microfono era innanzi tutto diretta espressione di qualcosa di molto più grande di lui, era come se riuscisse ad incarnare un gruppo ben definito, e del quale faceva parte, rappresentandone l’essenza ed andando quindi molto oltre la propria singola individualità.
Certo c’erano istinto ed improvvisazione, errori ed approssimazioni, retorica e semplicismo, ma chi c’era non può dimenticare la bellezza e la forza di quelle serate.

Scendendo sul piano strettamente musicale nella doppia cassetta spiccano la forza e l’energia degli AK47, la classe ben nota degli Assalti Frontali, la mitragliatrice inarrestabile di Lou X e i geniali dilettanti di One Love Hi Pawa con il loro raggamuffin romanesco grezzissimo e sublime (e la loro unica audiocassetta ufficiale mi è stata purtroppo rubata da un ladro che mi aprì la macchina molto tempo fa portandosi via dei tesori musicali di grande valore affettivo e zero valore economico…).
Ma la cosa imperdibile di queste 2 cassette è proprio l’atmosfera che si respira.

Nostalgia canaglia…

3 thoughts on “AA.VV. “Fuori da Rebibbia”, autoproduzione, 1992

  1. il_vile scrive:

    bell’iniziativa.

    apprendo e divulgo.

  2. anonimo scrive:

    Io c’ero quella sera
    grande sera

    MarianOne

  3. […] Assalti frontali e de Il muro del canto vi avevo parlato in passato (qui, qui, qui e anche qui), ma questo video, e questa canzone, sono per me particolarmente commoventi perché […]

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