BRIAN ENO Unofficial works

Esistono artisti che pubblicano qualunque cosa gli capiti di realizzare, altri invece che fanno una cernita molto attenta di quello che producono e portano nei negozi solo quello che riesce particolarmente bene o che aggiunge qualcosa alla loro storia di compositori e musicisti.
E’ questo il caso di Brian Eno che, pur avendo una discografia piuttosto nutrita, negli ultimi lustri ha evidentemente rallentato la mole delle pubblicazioni destinate al mercato ufficiale, ma non per questo è stato con le mani in mano, sono infatti numerose le sue attività, con particolare rililevo per le sue installazioni nei musei di mezzo mondo.
Negli ultimi tempi, grazie ai possenti mezzi della rete, ho approfondito questo lato oscuro della sua discografia e scoperto una decina di suoi lavori, mediamente di ottima qualità e quasi esclusivamente di carattere ambient, che non sono mai stati pubblicati ufficialmente ma che pure sono stati registrati, editati e divulgati in parte come allegati sonori a pubblicazioni/cataloghi legati ad alcune mostre e in parte attraverso il suo sito www.enoweb.co.uk/ (c’è una apposita sezione che vende CD e/o mp3).

Devo dire che di alcuni lavori particolarmente riusciti dispiace davvero che siano stati così poco pubblicizzati. E’ il caso, ad esempio, de “I dormienti“, lavoro realizzato per sonorizzare una mostra dei lavori dello sculture Mimmo Paladino (emblematiche figure antropomorfe di terracotta disposte lungo pavimenti in una sorta di eterno riposo) che, pur essendo un lavoro tipicamente ambient eno-ano, grazie all’originale utilizzo e manipolazione della voce e alla perfetta scelta delle cellule melodiche risulta tra le sue opere più riuscite in assoluto.
Music for White Cube” spicca invece per le sonorità al limite del noise, inconsuete per Eno, e se è affascinante il modo in cui ha costruito l’installazione sonora (registrando la propria voce che cercava di “tenere” una nota per poi affidare il tutto alle elaborazioni del computer, giocando il tutto sulle relazioni uomo/macchina imperfezione/perfezione) il risultato sorprende ma lascia un po’ freddini.
Ugualmente anomale, ma più riuscite, sono le campane di “January 07003“, studi per “the clock of the long now” (per informazioni su questo orologio e altre ottime iniziative www.longnow.org) che suonano terribilmente affascinanti nella loro semplicità acustica.
Più tradizionali, ma sempre piacevoli all’ascolto, i delicati pianismi immobili di “Music for Prague“, colonna sonora per un’altra installazione (questa volta dell’artista boemo Jiri Prihoda), così come le elettroniche tipicissime del semi-bootleg “Textures“, sorta di sketchbook preparato ad uso e consumo delle produzioni cine-televisive, o le versioni alternative di alcuni suoi lavori nell’altro semi-bootleg “77 million“.

Ci sono poi lavori che, seppur di buon livello e indubbiamente piacevoli, poco aggiungono al già detto da Eno in questo settore: è il caso di “Compact Forest Proposal” (lente onde elettroniche ci cullano in una atmosfera da isolotto tropicale deserto), di “Music for Civic Recovery Centre” e di “Kite stories” dove ritroviamo le classiche e placide atmosfere di Eno e le sue altrettanto classiche e riconoscibilissime sonorità. Ascolti piacevoli ma che non smuovono nell’ascoltatore nulla di particolare pagando pegno per il riutilizzo di materiali analoghi (per non dire identici) che suonano, inevitabilmente, già sentiti.

Parzialmente innovative le interessanti armonie elettroniche delle musiche per una installazione in terra di Russia intitolata “Lightness

In tutto questo cercare mi è anche capitata tra le mani una radio-session alla BBC nella quale con Robert Fripp presentavano quel gioiellino che fu “No pussyfooting” con una versione (pseudo?)live di grandissima qualità e la intrigante colonna sonora originale del film “Glitterbug” che sarà il seme per la collaborazione con Jah Wobble che fiorirà nel discreto “Spinner“.

Insomma, un universo sommerso ma pieno di cose sfiziose e interessanti che solo grazie ad Internet possiamo conoscere approfonditamente.

E dolce m’è naufragar in questo mar.

Molti di questi lavori li ho scaricati (ma è ancora possibile ?) a partire da questo indirizzo

Advertisements

One thought on “BRIAN ENO Unofficial works

  1. […] Brian Eno (di lui ho parlato spessissimo, ad esempio qua e qua, ma anche qua e qua) che con “The Ship” realizza un’opera ambient per molti versi particolare e […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...