IVAN GRAZIANI “All The best”, 1994, RCA

Da giovanotto presi una terribile sbandata per i cosiddetti cantautori. Affascinato dalla scoperta di una canzone che fosse impegnata e non si limitasse solamente a intrattenere l’ascoltatore mi gettai avidamente ad esplorare un mondo più vasto di quello che spesso si pensa. Arrivarono quindi ripetuti ascolti, fino all’overdose, non solo delle canzoni dagli autori più celebrati (De Andrè, De Gregori, Gaber, Guccini…) ma anche di quelle di molti autori, spesso giustamente, considerati minori (tipo Piero Marras o Mimmo Cavallo, tanto per dare un’idea…). Purchè fossero cantautori ascoltavo qualunque cosa.
Come spesso accade alle passioni irrazionali il tempo è galantuomo e se, da un lato, continuo ad ascoltare con piacere Battiato, Branduardi e i sunnominati Gaber e De Andrè, dall’altro molti di questi ascolti giovanili li ho abbandonati, senza rimpianti, dando via tutti i loro dischi dei quali mi ero (incautamente) rifornito (spesso mi chiedo cosa io possa mai aver trovato non solo di straordinario, ma anche solo di interessante, nei dischi del Dalla post-Roversi o in quelli del Bennato rivisitafavole).

Ma il tempo è stato galantuomo anche verso artisti che all’epoca avevo (relativamente) snobbato. Forse non mi appariva abbastanza impegnato, forse mi spiazzava la sua voce con quel falsetto così particolare, forse ambivo a musicisti che mi parlassero dei/sui massimi sistemi piuttosto che raccontarmi piccole storie di (stra)ordinaria quotidianità, fatto sta che di Ivan Graziani non ho mai comprato nessun LP limitandomi ad avere alcune delle sue canzoni qui e la, su alcune audiocassette antologiche che facevano compagnia ai miei viaggi dell’epoca.
A riascoltarle oggi queste canzoni bisogna dire che sono invecchiate benissimo, sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi. Sia le ballate, sia i brani più rockettari mantengono una freschezza ed una attualità notevolissime: forse grazie alla scelta di utilizzare sempre strumenti evergreen (chitarra, basso, batteria e, con giudizio, tastiere) i cui suoni sono sempre attuali, o forse grazie al fatto che Graziani era, prima di tutto, un musicista e non hai mai piegato la sua musica alla logorrea espressiva come hanno fatto altri suoi colleghi (portando gli ascoltatori allo sfinimento con canzoni inutilmente lunghissime). Il suo rock a metà strada tra i suoni leccati della scena mainstream e quelli polverosi della scena underground ci scalda ancora oggi piacevolmente.
Ancor di più trovo modernissimi i suoi testi: storie forse vere, o forse no, ma raccontate con una convinzione e con una capacità di emozionare che le rende realissime seppure a volte così strane che il dubbio che siano pura invenzione rimane a farci compagnia durante tutto l’ascolto, storie fuori dal tempo che potrebbero accadere oggi come ieri e che evitano di farci cadere nella terribile trappola nostalgica dei bei tempi andati, storie non sempre col lieto fine (anzi…) e a volte poco edificanti, storie che non pretendono di insegnarci nulla ma che solamente (e non è poco!) ci svelano brandelli di umanità sconosciuta, frammenti di vite, spesso femminili, che lui sa renderci interessanti come in pochi sono capaci.

Certo, nel canzoniere di Graziani non è tutto oro quello che luccica, e anche se il cuore mi direbbe di segnalarvi il classico “Viaggi e intemperie” (1980) preferisco puntare l’attenzione su questa raccolta che, bene o male, da un’idea di quella che fu la sua arte pescando abbastanza bene tra le sue canzoni (anche se ne rimangono fuori di splendide come le strane storie di “Dada” o di “Isabella sul treno“, l’onirica “Fuoco sulla collina”, le rock-disavventure di “Oh mamma mia” e “Motocross“, e altre ancora…).
Personalmente credo che a partire dagli esordi (1973) fino a quello che io ritengo sia il suo canto del cigno (l’ottimo e decisamente sottovalutato “Ivan” del 1983) ci abbia regalato una serie davvero notevole di brani indimenticabili, dove la banalità (nella musica come nelle liriche) è sempre stata bandita e che meritano decisamente di essere riscoperti.

Ormai un classico.

2 thoughts on “IVAN GRAZIANI “All The best”, 1994, RCA

  1. mullahnasrudin scrive:

    E così mi sono riascoltato Ivan Graziani anch’io…

  2. abulqasim scrive:

    Ma caro Mullah lei mi abbocca sempre ! 🙂
    Se le interessa ho pronte due belle raccoltone personalizzate del Graziani (2 cd, 160 minuti) curate e selezionate insindacabilmente dal sottoscritto
    mi faccia sapere… e mi raccomando:
    questo blog va maneggiato con cura, senza precauzioni può provocare effetti collaterali non sempre piacevoli
    eh eh eh eh eh !!!

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