OVAL “94 diskont”, 1995, Thrill jockey

In questi ultimi mesi sono rimasto affascinato e molto incuriosito da un (sotto)genere musicale che, con il mio consueto ritardo, ho iniziato solo ora ad approfondire. Si tratta dei lavori di alcuni autori, molto diversi tra loro, le cui musiche io accomuno, certo arbitrariamente, sotto l’etichetta glitch-ambient.
Come si dovrebbe intuire questi lavori da un lato sono ancorati alla tradizione della “musica d’arredo” (ritmi lenti o lentissimi, atmosfere tranquille, armonie ampie, toni delicati), mentre dall’altro contengono numerosi elementi di disturbo, più o meno rumorosi, e danno dignità musicale a quegli errori digitali, quelle sonorità spurie, che da fastidio inopportuno magicamente si trasformano (un po’ come Cenerentola) in elementi strutturali (e gradevoli!) del brano.

E’ interessante notare come il rumore, un tempo osteggiato e vilipeso e considerato vera e propria anti-musica, sia entrato prima nelle seriose sale da concerto della musica contemporanea, poi sia stato adottato dagli sperimentatori più o meno incolti e spesso legati all’elettronica, da qui sia transitato via via verso le forme (apparentemente ?) meno adatte ad ospitarlo quali l’ambient music e la stessa musica pop (fino al successo planetario di una artista come Bjork che ne fa largo uso spesso avvalendosi di collaboratori avvezzi all’esplorazione di materiali sonori inusuali).


Il primo musicista sul quale voglio soffermarmi è Markus Popp, centro di gravità degli Oval, gruppo del quale è, di fatto, il leader e ormai l’unico componente. Avevo letto ripetutamente elogi e ottime critiche a questo suo lavoro (da molti reputato già un classico nel suo genere) ed ero assai curioso di ascoltarlo.
E’ bastata la prima lunga traccia, “Do while“, a fulminarmi ed a farmi innamorare: un dolce e ripetitivo arpeggio sul quale si sovrappongono percussioni altrettanto dolci e disturbi di vario tipo (da piccoli suoni distorti a repentine variazioni nella velocità dell’arpeggio, il classico wow & flutter, da improvvisi aumenti del volume di alcune delle componenti sonore ad altrettanto improvvise distorsioni fino a qualche pizzico di reverse qua e la). Ventiquattro minuti di assoluta beatitudine dove suoni sgraziati si accoppiano mirabilmente con suoni più usuali in maniera tanto efficace quanto sorprendente, dove poche elementari note vengono trasmutate e ingolfate, stirate, sporcate e rilanciate nel circolo dal quale provenivano.
Gli altri brani, tutti decisamente più brevi, proseguono sulla stessa falsariga in certi casi enfatizzando i toni post-apocalittici (le frequenze basse alla ricerca di qualche sopravvissuto di “Store check“) in altri puntando ad evocare la confusione e l’inutilità di questa nostra modernità (i circuiti elettrici antagonisti e sgomitanti di “Cross selling“, gli scontri tra particelle di “Commerce server“, la polverosa corsa controcorrente di “Shop in store“).

In ogni caso un po’ tutti i brani sembrano portare con se una vena malinconica e da caduta e declino dell’impero che evidentemente ben si prestano ad essere evocati da questo tipo di sonorità e da questo tipo di trattamenti. Un barlume di speranza ci viene però dato, fortunatamente, dalla traccia conclusiva “Do While (command + x)” dove si riprende la traccia iniziale terminando il CD con uno sguardo oltre l’orizzonte che porta con se un minimo di fiducia.

Un lavoro agrodolce e saporito.

p.s. Per chi è incuriosito e vuole avere una idea di ciò di cui stiamo parlando consiglio di prestare attenzione alla musica che fa da sottofondo allo spot televisivo per “Acqua di Giò“. Trattasi di “Textuell“, bella traccia proveniente da “Systemisch” (2004), un altro signor album degli Oval.

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