WILMA GOICH “L’uomo ferito”, 1971

Uno è convinto di avere ben presente il modo in cui si è evoluta la musica pop, i tempi e i modi in cui i vari generi si sono manifestati, le radici dalle quali hanno preso ispirazione e dalle quali sono derivati così come i frutti che hanno dato e gli sviluppi che hanno generato. Uno passa gli anni a cogliere riferimenti e a dare un senso, un ordine, una direzione, al fluire delle musiche e poi ascolta (per caso) un brano come questo che manda a quel paese tutto e sembra creare un corto circuito spazio-temporale.

Non so praticamente nulla di questo singoletto della Goich, il brano dovrebbe essere stato scritto da Carla Vistarini  e non ho idea se la melodia e l’arrangiamento siano originali o cover di qualche brano straniero.
Fatto sta che se la si ascolta non si può non convenire con me che, fatte salve alcune sonorità inevitabilmente poco moderne (e la mancanza dei breakbeats), questa canzone è IN TUTTO E PER TUTTO un brano che potrebbe essere etichettato come PURO trip-hop e, in particolare, un pezzo che potrebbe essere stato scritto dai Portishead e la cui somiglianza con gli stilemi tipici del gruppo di Bristol è straordinaria.

Tutta la canzone si basa su di un narcolettico giro di basso somigliantissimo a quello del celeberrimo brano dei PortisheadGlory box“, l’andamento compassato, gli archi che subentrano nella seconda parte, la voce femminile, il testo che parla di un amore finito male… tutto combacia alla perfezione con gli stilemi trip-hop e allora le cose sono due:

o è tutto un puro caso (e quindi qualcuno in Italia con 20 anni di anticipo aveva già intuito le potenzialità di una forma canzone caratterizzata da battuta lenta, atmosfere fumose e tendenzialmente tristi, melodia killer e voce femminile strappacuore ma, ahilui, era troppo avanti rispetto al pubblico e non ha potuto capitalizzare un idea così innovativa)

oppure entrambe le canzoni prendono spunto da una medesima canzone (non ho idea quale) e ne mutuano (perlomeno) la linea di basso e magari anche altri aspetti

torna alla mente come la storia della musica sia iper-caratterizzata da continui furti (direbbero i paladini del diritto autoriale) o da inevitabili rielaborazioni di fonti precedenti poiché nessuno nasce nel vuoto ma tutti risentono della cultura alla quale appartengono e ne vengono permeati ben oltre ciò che si crede (come direbbero i paladini dei creative commons)

come che sia questo brano (davvero piacevole e ingiustamente ultra-dimenticato) può davvero assurgere a simbolo di come la storia della musica e delle musiche sia molto più intrecciata e contorta di quanto si creda (e di quanto vorrebbero farci credere i sacri testi).

Notturno e misterioso.

2 thoughts on “WILMA GOICH “L’uomo ferito”, 1971

  1. canzoniecanzoni scrive:

    Ma come “dovrebbe”?! Certo che è stato scritto dalla sottoscritta. Come altre circa 400 canzoni per vari artisti come Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Caterina Caselli, Renato Zero, Riccardo Fogli, Amedeo Minghi, Alice, Sylvie Vartan, Gigi Proietti, Patty Pravo, Showmen, Peppino di Capri, Loretta Goggi, Massimo Ranieri, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, e tanti altri artisti.
    Cmq grazie per l’analisi attenta e affettuosa, mi ha fatto davvero piacere. Carla V.

  2. abulqasim scrive:

    WOW !!! sono onorato del tuo ringraziamento 🙂 mi scuso per il pressappochismo, ma, come scritto ad inizio post, non sapevo/non so praticamente nulla di questo singoletto (e molto poco di cose relative a quell’epoca che mi vedeva giovinetto). Mi fa doppiamente piacere avere (ri)scoperto questo brano e poterlo manifestare pubblicamente alla sua autrice. Grazie ancora per aver scritto con cortesia e pazienza.

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