PANDA BEAR “Person pitch”, 2007, Paw tracks

Provate a immaginare il mood dei Beach Boys unito al Terry Riley minimal-psichedelico di “Persian surgery dervishes” (o, meglio ancora, quello di “You’re nogood“), quello che ottenete innestatelo su piccole impalcature di glitch-tronica contemporanea con lo spirito che fu degli Orb nei primi anni ’90.

Non ci riuscite ?

Allora andatevi ad ascoltare questo disco di uno dei componenti l’Animal collective dove le sue passioni musicali si fondono in una miscela profumata di tanti aromi misteriosamente consonanti e piacevomente difuoristi.
Brani che sembrano partire come canzoni surf, con quei cori che fanno tanto west-coast, per poi incagliarsi in moduli ripetitivi che, con la testardaggine (letterale) di un disco rotto, portano alla deriva i brani verso mari più psichedelici e freak.
Temi che si dilatano oltre misura come nei 12 minuti abbondanti di “Bro’s“: inizia come una ballata chitarrosa da figli dei fiori in festa scalzi nei prati, poi lentamente gli sale l’LSD e vedono il mondo trasformarsi sotto i loro occhi in un tripudio di colori acidi, di cori (sempre meno) angelici, di visioni sfalsate e beatamente (sempre più) confuse, di echi di danze sufi in una vertigine continua con tanto di fuochi artificiali.
Idem sentire per il brano più lungo del disco, “Good girl/Carrots“, dalle tabla rutilanti in loop forsennato, sempre accostate agli immancabili coretti da ragazzi della spiaggia, che nella seconda parte cedono il posto ad un ripetitivo pianoforte sognante supportato da delicati rumorismi percussivi per arrivare ad un finale dove si accenna a ritmiche reggae degne di una assolata isola piena di ananas, come il campionamento di Ralf & Florian lascia intendere, dove felicemente il viaggio si compie e dove possiamo abbandonarci e rilassarci al rumore della risacca.

Questo disco non è un capolavoro, non sempre la scrittura è di alto livello, ma è una piacevolissima boccata d’aria fresca in un mondo musicale come quello odierno dove si tende fin troppo a muoversi sempre sui soliti binari, senza il gusto della visionarietà istintiva (in ambito underground come in quello major), senza mai lasciarsi andare all’ignoto.

Ossigenante.

2 thoughts on “PANDA BEAR “Person pitch”, 2007, Paw tracks

  1. anonimo scrive:

    Ciao, per caso hai mai scritto qualche recensione su uno dei nostri dischi? Stiamo cercando blogger che lo hanno fatto, e pubblicando i loro post sul nostro blog (ovviamente se sono interessati)…

  2. AbulKasim scrive:

    no, non mi sembra… a meno che non sia vostra la colonna sonora del “Marco Polo” televisivo che mi sembra l’unica cosa “affine” a voi

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