MURCOF “Cosmos”, 2007, Leaf label

Torno a parlare di glitch-ambient, ma di un tipo completamente diverso da quella degli Oval e dei Matmos con i quali ho aperto la questione.

Fernando Corona, il messicano che si cela sotto lo pseudonimo di Murcof, ha realizzato con questo “Cosmos” forse il suo album più compiuto. Al terzo tentativo (non contando “Utopia“, album di remix di brani precedentemente pubblicati) raggiunge livelli di assoluta rilevanza, traghettando nel nuovo millennio le tematiche (appunto) cosmiche che negli anni ’70, con ben altre strumentazioni, i corrieri teutonici avevano divulgato mondialmente.
Come le loro queste musiche sono lente ma evocative, cinematiche e suggestive. Le differenze sono ovviamente moltissime. In particolare Murcof ha una grande passione per i campionamenti di strumenti acustici recuperati da registrazioni di musica classica o contemporanea, e l’unione di polverose armonie elettroniche, ritmi disturbati e frammenti di violoncello, organo a canne o altri strumenti canonici risulta, oltre che originale, musicalmente affascinante. Queste gocce acustiche perse in un mare di silenzio elettronico fanno pensare alle atmosfere di autori come Arvo Part o Henrik Gorecki (ai quali spesso Murcof è accostato) trasportate in un contesto meno sacrale e molto più commestibile. Ma se anche non tocchiamo le vette mistiche di autori così importanti la musica di Murcof è, non solo piacevole, ma assolutamente seria e profonda.

Il disco si apre con “Cuerpo celeste” e subito siamo (tele)trasportati in freddi e silenziosi spazi senza vita apparente, in una atmosfera di pace molto vicina alla pace eterna, a salvarci è un organo a canne che, tra detriti arrivati li chissà da dove, ci porta un accenno di luce e tanto basta per renderci genuinamente felici (e se essere felici vi sembra poco ditemi quante musiche conoscete che vi diano sensazioni analoghe).
Cielo” e “Cometa” si caratterizzano entrambi per un ritmo techno addolcito a fare da base ai consueti rumorini e rumoroni di fondo, con atmosfere che li rendono assai vicini ai lavori meno gelidi di Biosphere (ed è interessante osservare come un messicano e un norvegese sviluppino mood così simili). “Cometa” in particolare ci circuisce con semplici, ma conturbanti, gocce di melodia di un simil-piano elettrico sui quali appaiono i consueti spettri sonori di archi e voci provenienti da altri tempi ed altri spazi.
Altri brani invece restano sostanzialmente immobili sviluppandosi in lenti crescendo, come nel lento ascendere (o forse sprofondare) di “Cosmos II” in una densa nebbia sonora alla ricerca di pulsazioni primordiali (e qui davvero viene da pensare ai migliori Tangerine dream ridislocati temporalmente ai giorni nostri) fino all’emersione delle lunghe celestiali note di un organo.
Più ostica la conclusiva “Oort” dove alle note di una specie di carillon miste a microscopiche esplosioni si sovrappongono improvvise enormi manifestazioni di suoni acustici (particolarmente suggestivi i lamenti di uno sbuffante violoncello) e piccoli ritmi nascosti, colonna sonora per un immaginario film sull’infinito dove si raccontano dei piccoli e grandi cataclismi che vivacizzano lo spazio profondo tra asteroidi vaganti e stelle che si spengono.
Non è certo un caso se Murcof ha deciso di tenere concerti all’interno di alcuni planetari.

Rispetto ai suoi lavori precedenti qui c’è molto più materiale armonico e, in generale, una maggiore apertura verso drones e tappeti sonori a scapito dell’attenzione che aveva verso i suoi tipici ritmi storti realizzati utilizzando frammenti noise, ma questo non rende la sua musica meno interessante, anzi, introducendo nuovi colori sulla sua tavolozza musicale riesce ad essere più vario e sempre più capace di avvolgerci e trascinarci nel suo universo.

Da buona Vergine devo ammettere il mio divertimento per il modo in cui Murcof gioca con le lettere iniziali dei titoli dei brani (e dei dischi), gioco palesemente privo di utilità e fine a se stesso eppure piacevole ad osservarlo proprio perché svela un mini-sottotesto puramente ludico (e ci chiediamo cosa si inventerà dopo i prossimi 2 dischi).

Naufrago dell’infinito.

http://www.murcof.com/

One thought on “MURCOF “Cosmos”, 2007, Leaf label

  1. anonimo scrive:

    “Da buona Vergine devo ammettere il mio divertimento per il modo in cui Murcof gioca con le lettere iniziali dei titoli dei brani ”

    Sei sicuro che ti diverti da buona Vergine e non da buonGemellino?
    😛

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