KARLHEINZ STOCKHAUSEN “Elektronische musik 1952-1960”, 2001, Stockhausen verlag

Torno nuovamente su Stockhausen per fare parziale ammenda di una cosa scritta qualche mese fa su questo blog, ma avverto fin d’ora che nelle prossime righe si parlerà poco o niente di musica.


La scorsa estate ho dovuto piacevolmente constatare che, a differenza di quanto scritto da me, è possibile (almeno in Germania, almeno in alcuni negozi selezionati) trovare sugli scaffali i lavori di questo compositore tedesco nelle edizioni che lui stesso sta curando e vendendo principalmente tramite il suo sito.
Approfittando dell’occasione ho volute testare queste produzioni ed ho sganciato quasi 40 euroni per questo cd contenente alcuni suoi lavori degli anni 50 tra i quali i celebrati “Gesang der junglinge” e “Kontakte“. Quaranta euro per un cd non sono pochi (anche se contiene oltre un’ora di musica), e certo non invogliano all’acquisto (e ho anche preso uno dei suoi CD più economici… avendo voluto c’erano anche cofanetti di altri suoi lavori con 2, 3 e più CD a prezzi, ovviamente, ancora più alti). Lo straniamento per la rapina mi è pero subito passato non appena ho avuto l’oggetto tra le mani ed ho potuto assaporarlo.
Inserendo il disco nel lettore ho subito notato come la quantità di silenzio inserita tra le composizioni, la suddivisione delle stesse in fitte sottotracce, alcune anche piccolissime, per distinguere le diverse parti che le compongono e altre attenzioni rivelassero tangibilmente la cura e l’amore verso l’opera di colui che si era occupato della riedizione in digitale. Sfogliando il libretto poi (oltre 180 pagine con testi, foto d’epoca, spartiti, realization scores, ecc.) ho avuto un grosso aiuto a comprendere meglio cosa stavo ascoltando (inquadramento storico dei pezzi, genesi degli stessi, descrizioni dei macchinari con i quali sono stati realizzati, ecc.), ma soprattutto ho sentito forte e chiaro quanto l’autore ci tenga a che questa sua musica venga compresa e amata.
Per sintetizzare: quello che avevo tra le mani non era un semplice cd, una merce fredda comprata in un supermercato e vendutami dall’industria della musica grazie al marketing o ad astute strategie, quello che avevo in mano era un vero e proprio oggetto d’arte, espressione concreta e materiale dell’ingegno di un uomo.

Naturalmente la musica di Stockhausen si può amare o meno, non è questo il punto, e la sua puntigliosità, la sua caparbietà, la sua ostinazione nel chiedere il rispetto per la sua musica possono apparire ingenue o una forma di lotta sterile e fine a se stessa.
Ma non credo serva una grande sensibilità per comprendere l’enorme differenza fra un prodotto artigianale curato in ogni particolare (come questo), e certi dischi (particolarmente le raccolte o le riedizioni) con copertine brutte e quasi senza legami col contenuto del disco, i libretti inesistenti, la musica mal-masterizzata e assemblata senza gusto e senza senso, i titoli o i credits scritti male o storpiati. Prodotti studiati (male) a tavolino e poi affidati per la confezione a mani ignoranti (ma poco costose) che non sono in grado di rispettarne il contenuto.

Stockhausen con un atto d’orgoglio rivendica la dignità della sua opera, se ne impadronisce svincolandosi dalle case discografiche e ne assume il pieno e totale controllo facendosi carico delle relative fatiche.

Agendo sulla sua musica agisce per tutta la musica, e a tutti i musicisti ricorda che c’è un limite alla mercificazione e al vendersi.

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One thought on “KARLHEINZ STOCKHAUSEN “Elektronische musik 1952-1960”, 2001, Stockhausen verlag

  1. abulqasim ha detto:

    Per fare un esempio proprio di questi giorni. E’ uscita una raccoltona (triplo cd) della PFM che ripercorre tutta la loro carriera. E’ un disco ufficialissimo e prodotto da una major. Se andate a leggere la track-list tutte le lettere accentate sono trasformate in punti interrogativi (“E’ festa” diventa “? festa”, “Si può fare” si trasforma in “Si pu? fare”.
    E’ questa la cura per l’arte e il rispetto verso i clienti dell’industria del disco ?

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