ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA in concerto a Roma, 3/01/2008

Ambrogio Sparagna rischia di diventare una colonna portante della conservazione delle musiche popolari del centro e sud Italia. Conservazione non intesa solamente come capacità di (ri)trovare temi e canzoni della tradizione nostrana (vuoi direttamente tramite i suoi ultimi interpreti, vuoi tramite il restauro/ricerca di registrazioni sul campo fatte nei decenni scorsi, vuoi attraverso codici e spartiti recuperati in qualche polverosa biblioteca). La conservazione praticata da Sparagna passa innanzitutto attraverso la sua capacità di far circolare queste musiche nella nostra società riportandole (abbastanza) al centro dell’attenzione della nostra cultura.
Una delle idee feconde in questo campo è proprio quella di “orchestra popolare“. Idea geniale e blasfema allo stesso tempo. Geniale per le infinite possibilità timbriche e la intrigante capacità di vestire le musiche tradizionali con abiti scintillanti (ma pur sempre appropriati) che le rendono ancor più appetibili. Blasfema perché spessissimo le origini di questi temi popolari affondano in un repertorio per pochissimi strumenti e solo raramente si sono appoggiate ad ensemble un po’ più numerosi e vari. Credo però, in tutta onestà, che mai siano state interpretate da un gruppo come quello visto in azione in questo inizio d’anno all’Auditorium Parco della Musica (dove l’O.P.I. è “orchestra residente”).

Sul palco abbiamo una venticinquina di orchestrali, il colpo d’occhio è entusiasmante con tutti questi strumenti in vista allo stesso tempo esotici e familiari (l’arpicella viggianese ?). Man mano che il concerto si svolge assistiamo a dialoghi assurdi tra zampogne (melodica, zoppa, “a paru” e gigante) e violoncello, tra arpa e launeddas (tra gli strumenti più incredibili e celestiali che la nostra tradizione abbia mai prodotto, sfortunatamente poco conosciute e poco utilizzate al di fuori della Sardegna), tra ghironda e tammorre, tra organetti e percussioni latino-americane, e poi, come non bastassero questi accostamenti azzardati, un quintetto di voci femminili a intrecciarsi con chitarra battente e strumenti non meglio identificati (simil-oboi ? ciaramelle ? un violino a tromba ???) con la gradita presenza di ospiti speciali quali i tre Avion Travel rimasti, Simone Cristicchi e Alessia Tondo.
I componenti dell’orchestra selezionati (e in parte scovati) da Sparagna certosinamente in giro per il paese da luoghi apparentemente periferici (Maranola, Toffia, Enna, Cassino…) mi sono sembrati di grandissimo livello e l’occasione gli permette di mostrare le loro capacità tecniche davvero fuori dal comune con un plauso particolare a Erasmo Treglia polistrumentista impeccabile e vertiginoso ed a Orlando Mascia superbo con i suoi fiati sardi.

Il repertorio scelto per l’occasione da Sparagna e affidato a questa superba orchestra sotto un cappello generale intitolato “La ChiaraStella“, è stato quello di canti tradizionali legati al periodo del Natale recuperati da svariate regioni italiane (con una attenzione particolare per le composizioni settecentesche di Sant’Alfonso Maria dei Liguori, l’autore di un hit assoluto come “Tu scendi dalle stelle“).

Si sono alternati sulla scena saltarelli, pastorali, “canzoncine spirituali” e ninna nanne in un turbinio effervescente di ritmi e melodie, alternando brani più intimisti (eseguiti da pochissimi musicisti) ad altri più imponenti dove tutta l’orchestra spingeva sul pedale dell’acceleratore sempre ben coadiuvata dalle voci (sia quelle, ottime, interne all’orchestra, sia quelle degli ospiti con Peppe Servillo raffinato come sempre, Alessia Tondo capace di momenti di altissimo incanto e la rivelazione, almeno per me, di Mimmo Ciaramella, batterista degli Avion Travel ma dotato di ottima voce estremamente adatta a questo tipo di musiche).

Di una serata così bella è d’uopo attendersi la pubblicazione su disco (ed avendo l’Auditorium una sua collana di CD, spero proprio che le mie attese siano soddisfatte).

Chicca della serata la presenza della famiglia Marsella (from Velletri) ad eseguire un frammento della “Pasquella“, un insieme di canti di questua che si eseguono da quelle parti la notte che precede l’Epifania, momento di assoluta purezza roots a marcare ulteriormente pregi e limiti del progetto “orchestra popolare”.

Ma la sorpresa più grossa è stata il sold-out per 3 giorni consecutivi realizzato da questo progetto nonostante la pochissima pubblicità fatta all’evento. Trovare tanto pubblico pagante in una epoca dove sembra che chi non passi regolarmente in televisione (meglio se nelle isole dei famosi) musicalmente non esista è un vero e proprio miracolo natalizio che ci fa ben sperare per il futuro di queste musiche trascinanti e coinvolgenti.

Forse riusciremo ad avere un futuro che viene da lontano.

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2 thoughts on “ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA in concerto a Roma, 3/01/2008

  1. pagliaccetto ha detto:

    Ma che tu sappia questa Alessia Tondo ha cantato pure con i Radiodervish??
    🙂

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