M.B. “Armaghedon”, 1984, EE’sT records

Di M.B. (il più celebre alias di Maurizio Bianchi) avevo ascoltato davvero poche cose. Qualche brano su raccolte in audiocassetta, e questo “Armaghedon“, comprato in vinile molti anni fa e del quale serbavo un ottimo ricordo pur non avendolo più ascoltato da molti anni a causa della mia oramai conclamata idiosincrasia per il giradischi ed il vinile.
Recentemente, girovagando nello sfiziosissimo catalogo on-line di SOUNDOHM/Die Schachtel, ho notato l’edizione in digitale di questo lavoro e dati gli ottimi prezzi dei ragazzi che gestiscono il sito e l’assenza di spese di spedizione per l’Italia non ho resistito alla tentazione e, nonostante i ricordi appannati, l’ho ordinato.

Maurizio Bianchi è forse il nome italiano più importante legato a quell’incredibile fenomeno musicale che fu la musica industrial esploso con vigore dalla fine degli anni ’70 fino alla metà degli anni ’80 per poi mutare ulteriormente forma ed abbandonare le barricate più estreme. Era una musica realizzata con materiali di scarto, nastri più o meno manipolati, suoni sporchi, quasi sempre colonna sonora per un mondo in putrefazione. Qualcuno definì M.B. un “cesellatore del rumore bianco“, ma io ricordavo una musica molto corposa e ricca di suggestioni.
Ho inserito il cd nel lettore con la paura di rimanere deluso da una musica che, forse, oggi è meno nelle mie corde di quanto potesse essere 20 (e rotti) anni fa e invece, con mia grande gioia, ho riscoperto un assoluto capolavoro.

Il disco si compone di 2 lunghi brani senza titolo di oltre 23 minuti che partono d’improvviso e muoiono altrettanto improvvisamente. Non è dato sapere quali siano stati i materiali utilizzati da Bianchi (field recordings ? frammenti di dischi/nastri più o meno oscuri ? registrazioni radio-televisive ? materiali realizzati ex-novo da lui stesso ?), lui li prende, li spappola e poi li ricompone (con dovizia di effetti speciali, soprattutto echi, delay e roba simile) in un continuum che, a differenza di quello che potreste aspettarvi da ciò che ho appena scritto, suona affascinante e avvolgente.
Si ascolta uno streaming ininterrotto e dilatatissimo dove nel magma di suoni che arrivano all’orecchio non si riconosce una testa o una coda, una struttura o un’evoluzione, ma un unico fluire nel quale le armonie che ogni tanto appaiono, i suoni riconoscibili che ogni tanto emergono, le rare percussioni che riescono a venire in superficie, subito dopo ripiombano nelle profondità di questo mare magnum pieno di mucillaggine e vagamente amniotico che lascia l’ascoltatore attonito e, grazie alla squisita sensibilità musicale di M.B., piacevolmente travolto.

Nella prima parte ascoltiamo una sorta di industrial-ambient tutt’altro che rilassante ma nella quale naufragar è assai dolce, dove echi spacey sembrano rimandarci ai corrieri cosmici o a suggestioni interplanetarie degne dei migliori b-movie degli anni ’50 e ’60.
Nella seconda invece compaiono anche voci umane (o gli ectoplasmi che ne restano dopo i trattamenti fatti dall’autore) e l’atmosfera si sposta verso lidi più apocalittici e più tradizionalmente industriali con l’utilizzo anche di percussioni e una vaga battuta di basso che con regolarità scandisce il passare del tempo. C’è una esposizione dei materiali generalmente con minori filtri e maggiore immediatezza dei suoni (qua e la sembra di riconoscere frammenti di brani di musica classica adeguatamente distorti), il tutto a sommergere l’ascoltatore martellandolo senza tregua e accompagnandolo in un mondo dove gli si manifestano alcuni dei peggiori fantasmi che assillano la razza umana (ma lo voglio ribadire: l’esperienza è intensa quanto necessaria, vitale quanto angosciante).

Che ci crediate o no (e che mi sia spiegato o meno) questo è un lavoro entusiasmante di un artista che il mondo (o almeno una parte di esso) ci invidia.

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2 thoughts on “M.B. “Armaghedon”, 1984, EE’sT records

  1. anonimo ha detto:

    Ciao Stephano:
    Io sono un grande admirator di Inti-illimani.
    Inti_illimani aveva diviso in due parte:
    Nuova Inti-Illimani, e-Inti Illimani Historico.
    Ho invitato una da vedere: http://inti-illimanihistorico.blogspot.com.

    La nostra e-mail è: inti.historico @ gmail.com

  2. […] periodo (chiusosi nel 1985 con il suo primo, lungo, abbandono dalle scene musicali). Ve ne parlai in questo post. Solo nel 1998 tornò a pubblicare musica e, di questa seconda fase, conosco pochissime […]

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