ANTONELLA RUGGIERO “Di un amore”, 2003, Universal

Ci sono canzoni che, indipendentemente dalle intenzioni degli autori, colpiscono al cuore chi le ascolta per la capacità che hanno di raccontare, descrivere, esprimere, rievocare esperienze molto intense che si sono vissute.

Questa canzone fu presentata al Festival di Sanremo ed è stata poi inserita nel CD “Antonella Ruggiero” (disco con molte belle canzoni, ma dagli arrangiamenti troppo freddi e autarchici a limitarne lo spessore).
Come sempre accade è passata sostanzialmente inosservata, perché tutti parlano male di Sanremo, ma quando accade, e accade spesso, che qualcuno porti una bella canzone sono tutti così impegnati a notare i difetti della manifestazione da non poter perdere neanche un minuto per elogiare un brano singolo, fosse pure bellissimo…
Prima o poi dovrò fare una raccolta di capolavori più o meno dimenticati presentati in riviera (vedi alle voci Sibilla, Jannacci, Subsonica, Alice, Matia Bazar, Giuni Russo…).

Amo da sempre le canzoni che si occupano di amore da punti di vista inusuali, che non si dilungano sulla bellezza dell’amare ricambiati o sulla tristezza per un abbandono non voluto, ma vanno a sviscerare altri (ed alti) momenti di questo sentimento così complesso e pervasivo. Trovo incredibile la fatica che si fa nella musica pop per uscire dai soliti clichè e l’incapacità che c’è nello sfruttare questo straordinario veicolo espressivo per guardare da un po’ più in alto l’umana avventura.

Riascoltando recentemente questa canzone, dopo parecchio tempo dall’ultima volta (e probabilmente meno distrattamente che in altre occasioni), improvvisamente mi sono ritrovato a leggerla in una chiave diversa che (oggi) mi appare enormemente più pertinente della precedente (credevo fosse un testo non banale, ma neanche troppo interessante, sulla fine di un amore) e che, soprattutto, mi coinvolge e mi scuote dal profondo per come ben riesce ad esprimere quello che potremmo definire “il superamento del lutto”.

Chi ci è passato lo sa: quando si perde (definitivamente) un affetto, quando la morte è entrata nella nostra vita togliendoci qualcuno di molto caro, allora, inevitabilmente, si soffre e la mancanza, il vuoto, che resta sembra travolgerci. Ci si guarda intorno e tutto sembra insensato e inutile e si intuisce (giustamente) che niente sara mai più come prima.

Quello che a caldo non si intuisce è che, dopo un lasso di tempo sufficiente, si ritorna a vivere, ci si riaffaccia alla vita, si ritorna a sorridere ma, attenzione, non perché si sia dimenticato chi abbiamo perso o si sia ridimensionato l’amore che si provava. No. Più semplicemente si impara a vivere CON il ricordo e CON il rammarico per una scomparsa (sempre troppo prematura) e quell’amore diventa il nostro compagno perenne che ci segue e scorta nelle nostre giornate, verso nuovi amori e nuovi sorrisi.

Tutto questo è espresso molto (ma molto) meglio di come l’ho scritto io dalla Ruggiero in questa canzone-gioiello: musica di qualità, arrangiamento sontuoso, interpretazione da brivido.

Una magia.

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2 thoughts on “ANTONELLA RUGGIERO “Di un amore”, 2003, Universal

  1. pescochan ha detto:

    Di un amore è un pezzo divino.
    Per gli album invece Antonella non ha mai convinto troppo, pare giochi a far la giullaressa medioevale a volte; leggera e spensierata il Bravo Giardiniere cmq ci piace =)

  2. […] Antonella Ruggiero (leggete qua e qua cosa scrissi) che nel suo “L’impossibile è certo” trova modo di arricchire il […]

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