I RIBELLI “I ribelli”, 1968, Ricordi

La grandezza di Demetrio Stratos è qualcosa che ormai è fuori discussione. Sono molti i siti e i libri che parlano di lui ricordando e sottolineando il suo ruolo di sperimentatore totale della voce e al contempo quello di sanguigno interprete nei brani degli Area.
Ogni volta però che si ripercorre la sua storia i suoi trascorsi pre-Area vengono liquidati in poche battute e, in particolare, la sua esperienza di vocalist nel gruppo beat (ma non solo) I Ribelli viene accennata en passant senza particolari approfondimenti, neanche fosse una vergogna o qualcosa di esecrabile.
In realtà il giovane Stratos portò nei Ribelli una vocalità esuberante ed esplosiva, debitrice nei confronti di molti cantanti neri che all’epoca venivano ascoltati semi-clandestinamente (i più giovani non immaginano quanto fosse complicato riuscire ad avere, nell’Italia degli anni ’60, album e singoli stampati all’estero e non pubblicati dalle etichette nostrane).
Pur non essendo uno stratos-ologo e tantomeno un beat-ologo (ma forte dell’ammirazione per l’uomo e per la sua parabola artistica prematuramente interrotta) ho provato a fare un po’ di chiarezza su questi anni oscuri della sua attività che ci hanno comunque lasciato in eredità un buon pacchetto di incisioni alcune delle quali anche molto interessanti.
Di seguito vi elenco quello che mi è parso di capire, ma invito fin d’ora chi ne sa di più a correggere le mie eventuali inesattezze.

Stratos entra nei Ribelli nel 1966, il primo singolo al quale partecipa dovrebbe essere
Come Adriano/Enchinza bubu
al quale fanno seguito l’anno dopo altri due 45 giri e precisamente
Pugni chiusi/La follia” e
Chi mi aiuterà/Un giorno se ne va

Spiccano tra questi primi singoli “Chi mi aiuterà“, cover in italiano di “Keep me hanging on” delle Supremes, dove Stratos dispiega grandiosamente la voce trascinato dalla fiammeggiante tastiera che introduce il brano, la storica “Pugni chiusi” (probabilmente il pezzo più famoso dei Ribelli con uno Stratos più che convincente) ed “Enchinza bubu” adrenalinico divertissement che pare rubato direttamente dal repertorio di James Brown ed è invece firmato da autori italianissimi.

 

Il 1968 è un anno particolarmente fecondo, escono altri due singoli
Come sempre/Nel sole, nel vento, nel sorriso, nel pianto” e
Yummy Yummy Yummy/Un posto al sole
e viene dato alle stampe il loro primo album intitolato semplicemente “I ribelli” che raccoglie molti dei brani già pubblicati ai quali si aggiungono anche i seguenti inediti (che poi, come era tipico di quegli anni, sono tutte cover di brani stranieri…): “Baby è un’abitudine“, “Arcobaleno“, “Get ready“, “La nostra favola” e “Lei m’ama
Da notare come questo disco non sia mai stato ristampato in digitale e come dei Ribelli, purtroppo, si trovino in commercio solo alcune raccolte variamente incomplete.

Dopo questo album inizia il loro rapido declino: pubblicano ancora due 45 giri nel 1969 (“Obladì Obladà/Lei m’ama” e “Goodbye/Josephine“) mentre nel 1970 c’è il loro canto del cigno con “Oh! Darling!/Il vento non sa leggere“, singolo al quale seguirà lo scioglimento del gruppo.

Stratos non è presente in questi brani sempre allo stesso modo, ho però voluto evidenziare quei brani (e non sono pochi, li ho colorati di rosso) in cui sua è la voce solista e, se vi fidate, posso assicurarvi che le sue interpretazioni sono assolutamente di primordine, intense, appassionate (anche troppo, vedi l’enfasi esageratissima, eppure tenera, di “Arcobaleno” con annesso colpo di tosse inaspettato) e piene di quell’entusiasmo giovanile che poi negli Area si trasformerà in rigore e approfondimento feroce.
I brani hanno a volte arrangiamenti riusciti (“Chi mi aiuterà“, “Un posto al sole“, “Get ready“, “Lei m’ama“), a volte meno (in particolare qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare chi ha partorito l’orrida versione in stile da balera mariachi de “La nostra favola“, cover della “Delilah” di Tom Jones, che Stratos cerca comunque di salvare, ma più di tanto non riesce a fare) e a volte hanno aspetti contrastanti (la straordinaria interpretazione che fa Stratos del Battisti di “Nel solo, nel vento, nel sorriso, nel pianto” unita agli orrendi coretti in falsetto del resto del gruppo).

Va infine ricordato che nel 1972, dopo lo scioglimento del gruppo, Stratos inciderà per la Numero 1 un 45 giri, “Daddy’s dream/Since you’ve been gone“, in cui interpreta due brani rhithm’n’blues con approccio già più misurato e maturo rispetto ai lavori con i Ribelli, preludio ad una carriera solista che verrà presto (fortunatamente) sacrificata per dare vita al progetto Area

E’ un vero peccato che di tutto questo si taccia in rete e, specificatamente, nei siti dedicati a Stratos (che, viceversa, sono spesso maniacali nel riepilogare ogni sua, anche minima, performance in dischi altrui nei suoi percorsi artistici post-1973). Nel mio piccolo ho cercato di colmare questa lacuna che un gigante come Stratos davvero non merita e in questo sono stato particolarmente aiutato sia dal sito ufficiale dei Ribelli
http://www.iribelli.it che dalla loro pagina su Wikipedia.

Auspico anche la pubblicazione di un disco (possibile che nessuno ci abbia ancora pensato ? ) che raccolga tutte queste interpretazioni in modo tale da poter offrire a chi lo ha amato una visione completa dei suoi esordi e rendere un ulteriore (e necessario) omaggio alla sua figura.

Sempre grande.

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5 thoughts on “I RIBELLI “I ribelli”, 1968, Ricordi

  1. Ochetta ha detto:

    mia madre mi ha svezzata…

  2. abulqasim ha detto:

    Se ti ha cresciuta a pane e Area non puoi davvero lamentarti. Se invece ti ha regalato un’infanzia piena di canzoni dei Ribelli, allora beh… diciamo che poteva andarti peggio (ma pure meglio…)

    S.

  3. anonimo ha detto:

    ciao anchioson nato a pane e stratos.
    cerco da anni ilbrano Enchinza bubu ma non lo trova da nessuna parte.
    potresti postarlo in mp3 da qualche parte. grazie

  4. abulqasim ha detto:

    mi sembra che sul Mulo qualcosina si trovi… io rinnovo l’idea alle case discografiche di pubblicare una antologia sensata…

  5. anonimo ha detto:

    Eccoli sono tornati…ma chi? I RIBELLI con un fantastico doppio cd dal titolo I RIBELLI CANTANO ADRIANO…chi non crede a quello che ho scritto è invitato ad acquistarlo ad occhi chiusi,perchè vi sono altri gruppi che fanno piangere.

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