PAOLO TOFANI & CLAUDIO ROCCHI “Un gusto superiore”, 1980, ISKCON

Questo è uno di quei dischi che non solo si fanno apprezzare per la qualità delle canzoni, ma anche, involontariamente, ci raccontano di un mondo che oggi appare lontanissimo.

Siamo agli albori degli anni ’80, i due autori di questo lavoro hanno appena fatto una scelta estremamente radicale nella loro vita. Tofani ha lasciato gli Area e tutto il mondo che gravitava intorno alla Cramps records, Rocchi ha dismesso i panni di cantautore psichedelico italiano ed entrambi sono entrati in quella ramificazione dell’induismo che qui in Italia descriviamo sinteticamente (e tutto sommato impropriamente) come Hare Krishna. Hanno abbracciato la loro nuova fede e non resistono alla tentazione di esprimere questo loro cambiamento attraverso il linguaggio che meglio di tutti padroneggiano, quello della musica pop.

Fanno pertanto uscire questo disco che contiene 7 brani, 6 dei quali si muovono sulle coordinate di un tranquillo soft-rock. L’iniziale “Jaya Shrila Gurudeva Bhagavan” è un mid-tempo con Tofani alla voce e, a dispetto del titolo, senza nessun particolare riferimento musicale alla cultura indiana. Il testo (come gli altri del disco) è di disarmante schiettezza ed estremamente diretto. Sia Tofani che Rocchi nel loro passato si erano distinti per testi sempre molto sofisticati e lontani sia dalle banalità di tanta musica leggera italiana sia dalla retorica dei cantautori (cosiddetti) impegnati. E’ quindi una precisa scelta stilistica quella di dire pane al pane e vino al vino in canzoni che raccontano convintamente la loro gioia per aver trovato una soluzione al classicissimo problema del senso della propria vita. “O sei parte del problema, o sei parte della soluzione“, cantata da Rocchi, continua con energia il discorso, qualche venatura bluesy non modifica sostanzialmente il mood del disco, particolarmente presente la chitarra di Tofani, effettata verso sonorità elettroniche, in eleganti ricami a sottolineare la melodia. Sulla stessa linea si muovono gli altri brani: “Dio” (una ballatona morbidissima), “Un gusto superiore” (vagamente reggaeggiante con nuovamente Tofani alla voce), “Muoiono” (ancora un rock leggero cantato da Rocchi).

Fortunatamente lo spessore degli artisti evita accuratamente la caduta in atmosfere da messa beat, l’intenzione è quella di toccare i temi a loro cari (il bisogno di un maestro, l’insoddisfazione per il normale modo di vivere occidentale, l’emergere di una nuova coscienza, la spiritualità, la vacuità delle cose materiali…) utilizzando musiche e sonorità appropriate (evitando così, ad esempio, qualunque tentazione hard rock o free jazz). Chiude il disco l’unico brano non cantato da Rocchi o Tofani e non riconducibile alla forma-canzone, un brano tradizionale induista, “Jiv jago“, che anticipa le sonorità splendide che poi verranno con la trilogia di Srila Gurudeva di cui già vi parlai in questo post.

Una sottolineatura va dedicata a “La macellazione” pezzo da qualcuno definito (giustamente) stracult nel suo esplicito e appassionato inveire contro il consumo di carne e i suoi effetti più o meno collaterali. Insieme ad altri 3 brani editi altrove (“Sarcofagia” di Battiato, “Vegetarian song” di Camisasca e “Vegetarian dish” dello stesso Rocchi) compone un poker vincente che caldamente consiglio di utilizzare alle associazioni che desiderano divulgare il vegetarianesimo (fate un bel cd di vega-propaganda !).

Un gusto superiore” all’epoca ebbe una diffusione incredibile ed era estremamente facile trovarlo in case anche insospettabili. Pur non godendo di alcuna distribuzione nei negozi normali ed essendo venduto (letteralmente) porta a porta dai devoti, riuscì a vendere moltissimo (si narra di oltre due milioni di copie vendute in tutto il mondo).

Mi piace sottolineare come l’Italia di allora (pur così schierata politicamente e, almeno apparentemente, così indifferente alle sirene della religione) non si facesse problemi particolari ad acquistare (ed ascoltare) un disco così dichiaratamente confessionale (e di una religione con radici così lontane da quelle del nostro paese).

L’impressione, a posteriori, è che quel mondo non fosse ancora inquinato da derive localistiche e nazionalistiche e fosse capace di confrontarsi tranquillamente con l’altro senza paure e preconcetti.

Una dote che abbiamo smarrito e che tanto ci servirebbe.

Un’Italia che mi manca.

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9 thoughts on “PAOLO TOFANI & CLAUDIO ROCCHI “Un gusto superiore”, 1980, ISKCON

  1. Ochetta ha detto:

    non manca solo a te.

  2. rugge31 ha detto:

    manca pure a me quell’italia, a dir la verità forse è quell’età che mi manca…
    avevo il disco e mi ricordo il sapore intenso che emanava, non parlo di odore, ma di parole dirette e profonde, di ritmi unici e indimenticabili, purtroppo quel disco non lo trovo più, vorrei tanto sapere se è possibile trovarne la versione digitale di quel splendido capolavoro.
    complimenti per l’articolo
    ciao

  3. abulqasim ha detto:

    grazie per i complimenti 🙂
    il disco non è mai stato ristampato dagli Hare Krsna, ma non è difficile trovare delle discrete digitalizzazioni nei circuiti peer-to-peer
    S.

  4. anonimo ha detto:

    HO 45 ANNI,AVEVO QUELL’LP,SEMPLICEMENTE FANTASTICO.IN QUESTI GIORNI MI E’CAPITATO DI RIPARLARNE CON DEGLI AMICI E RIAFFORANO I RICORDI,ERANO VERAMENTE ALTRI TEMPI  PIENI DI IDEALI,LA FREGATURA E’ CHE IO SONO ANCORA COSI’ MA IN QUESTO MONDO NON MI RITROVO.UN GRANDE SALUTO A ROCCHI E TOFANI TUTTORA ANCORA GRANDI.

    CIAO……

  5. anonimo ha detto:

    Io fortunatamente ho recuperato il disco circa otto anni fa e ciò lo devo alla trasmissione degli Elio e le Storie Tese (Cordialmente) che soo grandi estimatori del periodo musicale e in particolare di Tofani – Rocchi. Il disco è superlativo! Se lo trovate compratelo è anche un buon investimento per i collezionisti!

  6. anonimo ha detto:

    Già, è così.

    E' vero, abbiamo fatto una versione in inglese ed una in spagnolo. Forse pochissimi (se non nessuno) sanno che nella versione inglese "O sei parte del problema" (either you are part of the problem or you are part of the solution) è cantata da Eugenio Finardi. Le tre versioni sono andate molto vicine ai due milioni di copie.
    Grazie per l'ffettuosa recensione.
    Claudio Rocchi

  7. abulqasim63 ha detto:

    grazie a te per essere passato da queste parti, è un onore
    🙂
    S.

  8. […] è stato un onore per me averlo su queste pagine in un commento puntuale ad un mio post su di un disco suo con Paolo Tofani. E’ stato un piacere immenso invece conoscerlo e […]

  9. Sergio ha detto:

    Alla compilation vegetariana aggiungerei “Meat is murder” degli Smiths.

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