THE UNIVERSAL MUSIC COLLECTION

Da qualche settimana sono reperibili nei negozi di dischi alcuni cofanetti, contenenti 5 o 6 cd, pubblicati (come si evince dal titolo della serie) dalla Universal. Nel bene come nel male hanno attirato la mia attenzione. Vediamo perché a partire dagli aspetti positivi.

  • Non si tratta, fortunatamente, di mega-antologie (come, ad esempio, le terrificanti Platinum collection) che assemblano in maniera poco chiara, e certo opinabile, i materiali di un certo autore. Il box contiene solo interi album dell’artista selezionato.
  • La scelta degli autori omaggiati da questa iniziativa è di assoluto livello (Eugenio Finardi, Teresa De Sio, Alberto Fortis, Roberto Vecchioni, Rossana Casale…).
  • I dischi scelti sono spesso tra i più importanti dell’artista analizzato e conseguenziali l’uno all’altro (e quindi ben fotografano un determinato periodo dell’artista).
  • Il prezzo è decisamente abbordabile (normalmente intorno ai 25 euro).
  • I dischi sono stati rimasterizzati (speriamo bene…)

Veniamo ora agli aspetti negativi (che poi sono solo uno).

  • I cd sono contenuti in piccole buste di cartoncino (forse troppo) leggero sul quale vi è raffigurata da un lato la copertina del disco e sul retro i crediti del disco. Manca qualunque libretto aggiuntivo e soprattutto manca molto del materiale iconografico originale di questi dischi.

Io capisco che le case discografiche, di fronte all’incedere maestoso del downloading selvaggio, cerchino di dare linfa vitale al mercato con iniziative come questa, ma secondo me cadono in un errore molto serio.
Se per abbassare il prezzo eliminano parte del prodotto (e proprio quella parte che è più difficile duplicare illegalmente) riducono di molto la distanza tra i prodotti originali e quelli piratati.
E questo potrebbe essere un gesto suicida perché nel momento in cui dovessero realmente coincidere i due oggetti i giovanotti moderni potrebbero chiedersi perché spendere (anche solo) 25 eurotti per qualcosa che si può avere tale e quale aggratise.

Io capisco che ricreare su cd i contenuti (ad esempio) delle copertine dei dischi di Finardi realizzati dalla Cramps sia costoso, ma delle due l’una:
o si fa questo lavoro, aumentando il prezzo del prodotto, ma valorizzandolo fortemente in confronto a ciò che si scarica,
oppure non lo si fa e si rende il proprio oggetto esposto nei negozi sempre più (drammaticamente) simile a ciò che si scarica dalla rete.

Una (relativa) soluzione potrebbe essere quella di recuperare le componenti iconografiche originali e invece di stamparle (come libretto cartaceo) inserirle all’interno dei singoli cd (come appendice cd-rom al cd audio vero e proprio), azzerando così i costi di stampa e permettendo a chi è dotato di un PC di godere del lavoro che a suo tempo venne fatto (nel caso citato) da Gianni Sassi e dai suoi collaboratori.
Capisco che così si rischia di dare la possibilità ai malintenzionati di mettere a disposizione dei vari circuiti peer-to-peer ANCHE le copertine (e senza molta fatica), ma questo dell’apparato iconografico è attualmente il punto più debole dei materiali che vengono scaricati ed è su questo che le case discografiche potrebbero/dovrebbero appoggiarsi per rivendicare una oggettiva superiorità della loro merce.

Rimanendo in casa Finardi va detto che questi 5 LP (i suoi primi come solista) sono dischi di assoluto spessore, tra i rarissimi esempi di genuino e ruspante rock in anni in cui il progressive la faceva da padrone.
Ottime musiche, testi a volte ingenui ma sempre estremamente diretti e vissuti (all’epoca era impressionante la franchezza e il nudo offrirsi al pubblico di Finardi), suonati straordinariamente bene da personaggi quali Alberto Camerini, Lucio Fabbri , la storica coppia basso-batteria Walter Calloni & Hugh Bullen (probabilmente il motore pop-rock migliore che circolasse in Italia in quegli anni, mai più eguagliato anche in seguito, un pezzo di storia del rock nostrano sicuramente non abbastanza glorificato per quanto di splendido ha fatto) ed ospiti di eccezione quali Patrizio Fariselli, Paolo Tofani, Giulio Capiozzo, Ares Tavolazzi, Claudio Pascoli e altri, con la gran voce di Finardi (anche lui alquanto sottovalutato come interprete di se stesso e di altri autori) a legare il tutto.

Questi sono dischi che non possono mancare in casa di chi ama la musica italiana e un periodo dorato come quello dei ’70.

p.s.
Da notare come l’idea di base della Universal sia stata prontamente copiata dalla Sony che ha lanciato anch’essa una collana di cofanetti assai simile nel formato e nel prezzo. Peccato che nel selezionare gli album abbiano utilizzato criteri assai singolari come si può verificare considerando quello dedicato a Battiato che contiene i suoi primi 5 dischi (da “Fetus” a “M.lle Le Gladiator“, periodo 1972-1975) ai quali hanno aggiunto “Fleurs 3” del 2002, un lavoro (in gran parte basato su cover di canzoni altrui) che nulla ha a che spartire con gli altri e dai quali è separato da “soli” 30 anni… chissà cosa gli è passato in mente a colui che ha operato una scelta simile…

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