ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA in concerto a Roma il 1/5/2009

Ognuno ha le sue fisse e io non faccio certo eccezione. Rieccomi pertanto per l’ennesima volta a parlarvi di un concerto di questa originalissima orchestra capitanata da Ambrogio Sparagna. Questa volta la serata è stata dedicata ai canti tradizionali relativi al lavoro ma, nella sostanza, la musica non è cambiata poi molto rispetto allo scorso Natale.
Questo è dovuto da un lato al fatto che la musica popolare tende ad affrontare temi diversi all’interno delle medesime coordinate sonore e dall’altro al fatto che questi brani vengono arrangiati e ripensati da Sparagna in funzione dell’orchestra e dei suoi gusti personali rendendo il tutto tendenzialmente omogeneo. E così come la sostanza non è cambiata di molto anche la mia reazione di divertimento, stupore e godimento è rimasta la stessa di 5 mesi fa

Ad arricchire il concerto una serie di ospiti di altissimo spessore: da Mimmo Epifani e i suoi mandolini stratosferici (davvero impressionante la sua bravura), alla famiglia Boniface, che direttamente dalla Val d’Aosta ha portato il suo patrimonio di canti legati all’allevamento dei bovini, alle voci di Andrea Satta, Simone Cristicchi e di Francesco De Gregori che hanno aggiunto un po’ della loro sensibilità pop a brani nati per interpretazioni (in un certo senso) meno raffinate, fino a un momento davvero magico quando quattro “poeti improvvisatori” del reatino e dell’aquilano hanno fatto una piccola jam, rigorosamente in rima, sul tema del lavoro.
Durante tutta la serata si è manifestata chiara la presenza di personaggi straordinari, forse troppo dimenticati in questo strano paese che è l’Italia, quali Matteo Salvatore, Ignazio Buttitta, Rocco Scotellaro e Ciccio Busacca.
Ciliegine sulla torta i Discanto che hanno aperto la serata portando le musiche e i sentimenti dell’Abruzzo colpito dal terremoto e il Coro del Laboratorio di canto popolare che segna un ulteriore passo in avanti nella definizione di questa orchestra sui generis.
L’OPI sta progressivamente sviluppando un suo repertorio di grande bellezza e grande vastità, ed, esattamente come le orchestre di musica classica, si sta abituando ad interpretare autori diversi e musiche diverse con nonchalance e grande flessibilità, ma tutto questo sarebbe niente se assistere ad uno dei suoi concerti non fosse un’esperienza semplicemente esaltante (e, per quello che mi riguarda, probabilmente la più esaltante degli ultimi 2 anni).

La cosa però che appare veramente incredibile è il fatto che nonostante la concorrenza del famigerato (e gratuito) concertone del Primo maggio a piazza San Giovanni, nonostante il lungo ponte che ha invitato molti romani ad andare qualche giorno via dalla città, nonostante la mancanza di qualsivoglia pubblicità dell’evento, Sparagna e la sua OPI sono riusciti comunque a riempire la Sala Santa Cecilia, la più grande delle sale dell’Auditorium Parco della Musica.
Guardando tutta la folla presente veniva quasi da pensare che per questo paese culturalmente così disastrato possa ancora esserci qualche possibilità di salvezza ed una flebile speranza.

Ma poi, a casa, accendo la TV, e questa bizzarra idea scompare tra le immagini e i dialoghi delle varie reti nazionali.

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