KRAFTWERK in concerto a Croydon, 21/09/1975

Sono uno strano oggetto i bootleg e hanno una strana storia.
Negli anni ’70 e ’80 comparivano all’improvviso, senza mai farsi annunciare. Vinili dalle copertine semplicissime e dalle etichette improbabili, in equilibrio tra il legale e l’illegale (erano dischi chiaramente fuorilegge eppure circolavano nei normali negozi mischiati ai dischi ufficiali o, a volte, destinati ad occupare apposite vaschette posizionate nell’angolo più in penombra). Sul loro contenuto l’ignaro acquirente non aveva mai modo di sapere molto. Ammesso che le canzoni e i dati indicati sulla copertina fossero giusti (e sovente NON lo erano) nulla si poteva sapere sulla qualità della registrazione (registrato dignitosamente, e abusivamente, direttamente dal mixer o con un registratore monofonico da due soldi posto in mezzo alla gente ? ben registrato da qualche concerto radiofonico in Inghilterra o Svezia o caratterizzato dai continui cori del pubblico così forti da sovrastare la musica dell’artista già di per se ridotta a niente di più che un gracchiare confuso ?).
Intorno ai bootleg c’era tutta una mitologia (assai dubbia pure quella, a dire il vero) su quelli ritenuti migliori (quasi professionali !) o comunque indispensabili per la qualità del contenuto audio (canzoni mai incise, versioni particolarmente originali di brani più o meno famosi) ed era facile trovarne qualcuno nei negozi e stare li a riflettere se azzardare l’acquisto o meno (e azzardo è davvero la parola più giusta visto che poi, al momento dell’ascolto casalingo, il disco poteva rivelarsi una gioia totale come una delusione epocale).
Nella seconda parte degli anni ’80 (se non faccio troppa confusione) ci fu un periodo nel quale un buco legislativo italiano rese legale (a condizione di versare su di un apposito conto corrente i compensi degli autori dei brani) pubblicare le registrazioni di concerti risalenti a parecchi anni prima (forse la soglia era di 25 anni, forse qualcosa in più) e ci fu un boom improvviso di questi prodotti subitaneamente assurti dall’oscurità dei locali specializzati alle luci al neon delle grandi catene iper-commerciali.
Ma la vera grande rivoluzione c’è stata in questi ultimi anni grazie alla rete. Con l’avvento di Internet sono letteralmente esplosi i siti (pseudo-blog) dedicati a questo tipo di produzioni, siti che permettono a chi è interessato di scaricarsi il concerto che gli interessa. Questi siti hanno naturalmente azzerato il mercato precedente (si è quindi sostituita una illegalità no-profit ad una illegalità che mirava al guadagno, tutto sommato potremmo dire che ci sia stato un certo miglioramento) e aumentato a dismisura il catalogo disponibile. Ovviamente la parte del leone la fanno i grandi colossi del rock anglosassone (dai Pink Floyd ai Queen) ma nella grande massa si trovano anche materiali di gruppi un po’ meno famosi.

Questo concerto dei Kraftwerk è straordinariamente interessante: registrato durante il tour seguente la pubblicazione di “Autobahn” coglie il gruppo un attimo prima della decisa svolta comunicativa che verrà con “Radio-activity“. Sorprendentemente la band di Dusseldorf in questo set live arrangia i brani secondo criteri e gusti ancora lontani sia dalla forma canzone, per la quale presto si infatuerà, sia dalla sperimentazione accanita e radicale dei primi 2 album ed il risultato è una musica placida e riflessiva, abbastanza vicina ai coevi lavori degli Harmonia o dei Cluster, caratterizzata da atmosfere dove l’elettronica disegna fondali pastello e la ritmica con leggerezza porta una energia zuccherosa.
Nella scaletta compaiono brani da tutti e 4 i dischi che il gruppo aveva realizzato a quella data ma si fanno molto apprezzare anche alcuni accenni a brani che verranno (“Showroom dummies“, “Radioactivity“…) e alcuni inserti che non diventeranno mai brani ufficiali (“Prolog im himmel” e “Die sonne, der monde, die sterne“). Anche i brani già noti sono spesso profondamente rivisti: sia quelli vecchi (“Klingklang“, ormai irriconoscibile, “Tanzmusik” e “Tongebirge“, presentati in forma di suite, scelta davvero sfiziosa) che quelli più recenti (una “Mitternacht” completamente stravolta, le due “Kometenmelodie” rese molto più complete e concluse che non su disco).
Come spesso succede questo tipo di registrazioni sono più interessanti dal punto di vista filologico che non da un punto di vista strettamente musicale (da questa visuale direi che i dischi ufficiali sarebbero sempre da preferire), ma l’ascolto di questo, e di altri bootleg, resta un’esperienza piacevole e divertente capace ancora di regalarci emozioni e buone vibrazioni. Se poi, come in questo caso, la registrazione è stata piratata dal bancone del fonico anche il suono risulterà globalmente accettabile (nonostante un fruscìo di fondo un tantino esagerato e qualche taglio di troppo nell’editing) quadrando definitivamente il cerchio.

Per chi fosse interessato tra i tanti siti dedicati esclusivamente ed esplicitamente alla diffusione di bootleg vi segnalo questi:

Quality Bootz
T.U.B.E

Viva les bootlegs

e vi auguro buona caccia 🙂

Advertisements

2 thoughts on “KRAFTWERK in concerto a Croydon, 21/09/1975

  1. anonimo ha detto:

    Mamma mia… a volte leggendo i tuoi post mi spavento un po’…
    Proprio oggi stavo leggendo alcune cose a proposito dei Kraftwerk su Mucchio extra, dove c’è uno speciale sul kraut-rock. Poi arrivo qui e … ahhh! che impressione! ora legge anche il pensiero!
    🙂
    Francesco

  2. abulqasim ha detto:

    io non leggo neanche il mio di pensiero…
    e soprattutto non voglio spaventare nessuno !!!
    :-)))

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...