UOCHI TOKI “Libro audio”, 2009, La tempesta dischi

Cinici. Senza alcuna pietà. Approfonditi. Acuti. Presuntuosi. Forse sinceri. Forse arroganti. Ma soprattutto intelligenti.

Rico e Napo, i due Uochi Toki, si potrebbero definire tecnicamente come un duo di rapper padani, ma se pensate a Fabri Fibra, ai Club Dogo o a Mondo Marcio state andando enormemente fuori strada.

Partiamo dalla musica: niente campionamenti, niente funky, nessuna negritudine. Solo una specie di avant hip-hop astratto pieno di rumore e distorsioni che non concede tregua agli ascoltatori, con una ritmica ostinata e implacabile (uniche, relative, eccezioni “Il nonno, il bisnonno” e “Il ladro” dove la tensione musicale si abbassa leggermente e l’ascolto è un pochino facilitato).
Lo stile di Napo è lontanissimo dall’enfasi e dai modi dei rapper classici. Ci mitraglia addosso le sue liriche seppellendoci (letteralmente) di affermazioni e pensieri senza mai darci il tempo di respirare. Nessun ritornello a placare il climax ma sempre, e solo, musica e parole che non ci consentono alcuna pausa.

L’uso ossessivo della prima persona sembra accomunarli alle classiche modalità espressive dell’hip hop, ma, rispetto a gran parte dei rapper americani e ai più famosi rapper nazionali, viene a mancare completamente la componente mega-auto-referenziale condita con ego ipertrofici che sembra essere la cifra stilistica principale di questi artisti, continuamente focalizzati su se stessi, sul proprio essere in lotta col mondo, sul loro essere speciali, particolarmente sfigati o particolarmente bravi. Qui si raccontano storie da un punto di vista strettamente soggettivo (anche se non è affatto detto che l’io narrante sia realmente autobiografico), ma l’ambizione è quella di raccontare ciò che c’è fuori e ciò che si vede. Anche le proprie esperienze vengono narrate in funzione di un confronto con gli altri alla ricerca di una qualche sensatezza in un mondo che di senso ne offre molto poco (azz… ho quasi parafrasato Vasco Rossi…).


I testi raggiungono vette assolute. Dal loro punto di vista, orgogliosamente provinciale ed extra-urbano, i nostri ci raccontano piccoli e grandi (ma soprattutto intense) esperienze interpersonali unite a sguardi più generali sul modus vivendi dei loro coetanei e dell’umanità in generale.

E non ci perdonano.

Se la prendono con tutti quelli che lo meritano con una particolare avversione per i luoghi comuni e l’agire delle persone (particolarmente quelli della loro stessa generazione) non guidato da ragionamento e volontà ma semplicemente adeguato a quelle che sarebbero le mode, le consuetudini o le ideologie dominanti (e vanno ancora più pesanti con le piccole omologazioni di nicchia, che, in quanto, comunque, omologazioni, hanno sostanzialmente la stessa negativa valenza delle altre, con l’aggravante, spesso, di essere accompagnate da una convinzione di presunta superiorità, tipica delle culture dei sottogruppi piccoli o piccolissimi).
Ma attenzione, il loro non è mai qualunquismo, sanno sempre spiegare il perché e il percome certe scelte siano sbagliate e spesso propongono altri modi di intendere l’esistenza e li contrappongono, con argomenti validissimi, all’ostinato intrupparsi di quello che qualche saggio chiamava il popolo bue.
In tutto questo spicca una visione lucidissima dello stato delle cose, sincera fino alla brutalità, diretta fino all’offesa, onesta fino all’autolesionismo, convincente fino all’evidenza.
Certo, qua e la c’è un certo compiacimento nell’utilizzare termini tecnici più o meno sconosciuti ai più e, in generale, c’è la ricerca di un vocabolario raffinato e la scelta di inserire nei loro testi parole non comprensibili a tutti (platelminti, nematodi, spazi lobachevskiani…) anche se spesso non se ne avverte la necessità. Ma sono peccati veniali dovuti ad un minimo di narcisismo inevitabile su queste lande.

Questo loro ultimo lavoro prosegue nel solco dei loro dischi precedenti e forse non aggiunge molto a tutto ciò che riguarda le qualità del duo. Forse non è neanche troppo innovativo e, bene o male, è il classico (il solito ?) disco degli Uochi Toki.
Ma di questi lavori, di queste profondità, di questo sguardo dentro l’abisso, questo paese ha un disperato bisogno.

Un disco di sostanza in un mondo (musicale e non solo) ormai dominato dalla fuffa.

http://www.myspace.com/uochitoki

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One thought on “UOCHI TOKI “Libro audio”, 2009, La tempesta dischi

  1. anonimo ha detto:

    non c’entra nulla ma….ci credi che ho visto solo oggi (10 luglio) la tua email speditami a gennaio?

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