LA CIAPA RUSA “Antologia”, 1990, Robi Droli

Gli anni ’80 non sono stati solamente anni di riflusso, leggerezza ed edonismo reaganiano. In ambito musicale, lontani dai riflettori che oramai si erano spenti sui palchi di tutte le musiche altre, molti musicisti di assoluto valore hanno continuato a fare lavori di grande profondità e di assoluta qualità.

La ciapa rusa è stato un gruppo gravitante intorno a Beppe Greppi e Maurizio Martinotti all’interno del quale si sono succeduti molti altri artisti alcuni dei quali hanno poi fatto molta strada (Gerardo Cardinale, Sergio Berardo…). Come spesso è capitato agli esploratori della musica tradizionale all’inizio l’obiettivo è stato quello di recuperare brani appartenenti alla loro cultura di riferimento (il Piemonte, con frequenti escursioni anche nelle zone limitrofe e con una particolare attenzione per la zona di Alessandria) e riproporli in esecuzioni curate e raffinate (evitando programmaticamente qualunque pretesa filologica nella riproposizioni di brani che, per avere il giusto senso, andrebbero eseguiti esclusivamente nei giusti contesto sociali). Il loro sound in questa prima fase si caratterizza per strumenti quali la voce (spesso più voci all’unisono), l’immaginifica ghironda, il piffero (molto di più di quello che state pensando), l’immancabile organetto e il più classico violino. Col tempo il gruppo inizia a fare due cose anch’esse tipiche di altri ricercatori/esecutori di area affine. La strumentazione pian piano si allarga a strumenti che poco avrebbero a che fare con la tradizione della quale si occupano (ed ecco comparire il violoncello, la chitarra, addirittura le tastiere) e ai brani tradizionali si iniziano ad affiancare delle composizioni di musicisti interni al gruppo, stilisticamente in linea con i brani tradizionali, che, dopo un inizio giustamente timido, pian piano diventano predominanti e svelano anche il loro ottimo spessore compositivo. Caratteristica molto personale di questo gruppo è la tendenza a raccogliere i brani (di norma assai brevi) in mini-suite che ne uniscono 4 o 5 con grandissimo gusto e capacità di accostamento.
La loro produzione inizia nel 1982 con “Ten da chent l’archet che la sunada l’è longa” e proseguirà fino al 1994 con “Aji & safran“. Di lì a poco lo scioglimento e la consueta diaspora che porterà i vari componenti all’interno di progetti diversi (anche se qualche anno dopo ci sarà una breve ed estemporanea reunion con tanto di concerto e disco/documento).

Questa antologia raccoglie il meglio dei loro primi 4 LP (tre dei quali mai rieditati in digitale) ed è forse il disco più interessante tra quelli (più o meno) reperibili. Settanta minuti di pura meraviglia superbamente interpretata comprendente strumentali ballabili (monferrine, polche, mazurche, gighe e altre danze dai nomi improbabili) alternati a ballate che raccontano storie ambientate in indefiniti tempi lontani dai toni molto diversi: si va dalle drammatiche “La fanciulla rapita” e “Re Gilardin” (bellissima !) alle ironiche e licenziose “Il frate confessore” e “La munighetta“. Nel loro repertorio uno spazio speciale è occupato dagli strambotti, composizioni poetiche improvvisate, tra le cose più divertenti e istintivamente rasserenanti che sia dato ascoltare (naturalmente, come si usava una volta, quando il mondo era prolisso e accurato, chi è interessato a queste cose troverà nei booklet dei dischi di questo gruppo tutte le informazioni necessarie a comprendere il lavoro di ricerca e recupero portato avanti da questi ragazzi unitamente alle fonti, discografiche e bibliografiche, utilizzate da loro, insieme ad interviste e a ricerche sul campo, per ricavare il patrimonio al quale cercano di dare nuova luce).

Una ricchezza della quale dovremmo essere orgogliosi e che invece conosciamo pochissimo e che resta confinata ai soliti quattro gatti addetti ai lavori.

Quando il dialetto (o meglio: I dialetti) e le tradizioni erano una cosa seria.

4 thoughts on “LA CIAPA RUSA “Antologia”, 1990, Robi Droli

  1. anonimo scrive:

    la chiappa rossa?
    😛

  2. abulqasim scrive:

    casomai La chiappa rosa…

  3. anonimo scrive:

    meglio: la pezza (ciapa = pezza, rattoppo, in piemontese) rossa. Era il soprannome dato ad una famiglia monferrina di braccianti, che pare eccellessero nel canto. Da qui il nome del gruppo.

    saluti

    Bruno

  4. […] conoscere i propri gioielli. Di quel disco mi impressionarono i brani di due gruppi: La ciapa rusa (di loro vi ho parlato in questo post) e gli Aes Dana. Nordici e legati alla loro tradizione i primi, meridionali e affascinati dalla […]

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