ELIO E LE STORIE TESE “Plafone”, 2008, Hukapan

Elio e le storie tese sono uno dei progetti più sfuggenti e complessi che siano circolati in Italia da 20 anni a questa parte. Straordinariamente trasversali e multi-livello, capaci di cogliere apprezzamenti a Sanremo come sul palco del concertone del Primo maggio, possono vantare nei loro lavori collaborazioni con artisti di origine e caratteristiche diversissime (qualche nome ? Max Pezzali, i Chieftains, Claudio Baglioni, Gianni Morandi, Mike Francis, Pierangelo Bertoli, Demo Morselli, James Taylor, Edoardo Vianello, Stefano Bollani, Giorgio Bracardi, Mauro Pagani, Laura Pausini, Piero Pelù, il coro Le Mystère des Voix Bulgares, Giorgia, Vinnie Colaiuta, Lucio Dalla, Raffaella Carrà, Patrick Hernandez, Ricki Gianco, Alessandro Nidi, Enrico Ruggeri, Diego Abatantuono, i Tenores di Neoneli, Irene Grandi, Paola Cortellesi, Riccardo Fogli, Maurizio Crozza, e potrei continuare…), li potete trovare con Pippo Baudo o su MTV, in un film porno o in una pubblicità nazional-popolare senza soluzione di continuità (tutti questi esempi NON sono inventati).
Nessuno dei loro dischi ha venduto moltissimo e nessuno dei loro dischi si può definire un capolavoro. Danno sempre l’impressione di essere degli unbelievable cazzons (rubo la definizione a Sergio Messina/Radiogladio) e probabilmente lo sono. Testi tirati via, metriche insensate, rime baciate che neanche un mediocre liceale (il loro gusto per l’idiozia sbandierata ha dell’incredibile), politicamente scorretti e regolarmente sboccati. Musiche nelle quali sembrano divertirsi più a cambiare continuamente l’atmosfera piuttosto che a svilupparla, una sensazione di approssimatività e mancanza di rigore che dovrebbe innervosire chiunque.
E invece, nonostante tutto, spesso gli riescono canzoni che sono dei gioielli o, ancora più spesso, all’interno di canzoni piene di difetti si scorgono lampi di genio assoluto.
E tutti li rispettano.
Perché poi l’impressione (che probabilmente è molto più di una impressione) è che dietro a tutto questo ci siano non solo dei ragazzi musicalmente dotatissimi, ma soprattutto delle intelligenze rare in questa Italia conformata, intelligenze libere, flessibili, elastiche, agili e scattanti.
Nella loro lunga carriera hanno volutamente incrociato i generi musicali più disparati dimostrando doti camaleontiche e spirito irriverente verso quei musicisti che dedicano una intera vita a suonare sempre le stesse cose (a volte sempre lo stesso brano…).

Questa canzone apre il loro (abbastanza) recente “Studentessi“, ed è un brano che toglie il fiato due volte.

La prima per la lunghissima introduzione strumentale che (su una melodia assolutamente loro) si sviluppa in un arrangiamento e in una esecuzione mostruosamente nello stile dei Genesis periodo “A trick of the tail” e “Wind and wuthering“. Per chi, come me, ha amato quelle sonorità ritrovarsele così perfettamente replicate è comunque un tuffo al cuore con mille pensieri confusi che attraversano la mente, una sensazione di pura bellezza e grande eleganza.

Al termine della sezione strumentale parte la voce magica di Antonella Ruggiero (ennesima special guest di una loro canzone) che ci regala il secondo tuffo al cuore. Con l’abilità che le si conosce si arrampica lungo una melodia impervia e spigolosa, con una agilità rara a sentirsi salta, scarta, si butta lungo discese ardite per poi impegnarsi nelle risalite. E ci lascia anche lei a bocca aperta.

Naturalmente era tutto troppo perfetto perché i nostri non ci mettessero le loro luride manacce aggiungendo alla musica un testo che parla di macchie di umidità sul soffitto e condòmini vendicativi, magari anche divertente ma certamente dissacrante per la musica perfetta che si ascolta. Inoltre, come di consueto per loro, la metrica del testo non combacia perfettamente con la musica e costringe gli interpreti (nel finale si aggiunge anche la voce di Elio nella parte del vicino del piano di sotto) a mille acrobazie per far stare le parole nei tempi giusti (ma anche questo aspetto degli Elii sembra voluto anche se potrebbe essere solo l’ennesima prova del loro non sprecarsi).

E sia chiaro che nella scelta dell’arrangiamento non c’è alcuna ironia verso i Genesis ma pare di cogliere un sentito omaggio ad un gruppo che (in teoria) dovrebbe essere agli antipodi dello zappismo sbandierato da sempre dai nostri.
In ogni caso questa canzone resta un gioiellino come raramente capita di ascoltare nelle recenti produzioni italiane.

(nonostante tutto) Una spanna sopra.

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3 thoughts on “ELIO E LE STORIE TESE “Plafone”, 2008, Hukapan

  1. anonimo ha detto:

    un loro concerto come regalo di compleanno me lo consigli?
    🙂

  2. anonimo ha detto:

     Fuori il titolo del film porno! 🙂
    v.

  3. abulqasim ha detto:

    ovviamente "Rocco e le storie tese"…

    S.

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