MASSIMO ZAMBONI “L’inerme è l’imbattibile”, 2008, il Manifesto

Tra le tante schegge della diaspora-CSI quella di Massimo Zamboni mi sembra, musicalmente, se non la più bella, probabilmente la più interessante. Abilmente e timidamente celatosi dietro compagni di viaggio più sfacciati, è solo dallo scioglimento del gruppo e dal conseguente inizio di una sua carriera solista che emergono con chiarezza le capacità di Zamboni e quello che fu il suo ruolo nei gruppi di cui ha fatto parte. E ciò che emerge è qualcosa ricco di intelligenza, umiltà, serietà e, naturalmente, buona musica.

Questo ricco progetto (cd+dvd+libro a prezzo piuttosto contenuto) è il secondo capitolo (probabilmente non l’ultimo) dedicato all’approfondimento di una sorta di etica della sconfitta che sembra stargli molto a cuore.
Il dvd contiene (oltre a 2 brevi video sul making of del progetto) un documentario di una quarantina di minuti che mostra il ritorno di Zamboni a Mostar nel 2007 (lì, dieci anni prima, vi avevano suonato i CSI, poco prima del loro scioglimento, per due concerti: uno per ognuna delle parti in cui era crudamente divisa la città all’epoca).
Il libro contiene alcune riflessioni di Zamboni inerenti sia la questione dell’inermità sia la genesi e lo sviluppo di questo progetto così particolare.
Il cd, infine, contiene 10 canzoni molto affini ai CSI più riflessivi, prodotte con molto senso della misura dal sempre ottimo Saro Cosentino e con l’aiuto di pochi ma partecipi compagni di viaggio (tra gli altri Nada, Gigi Cavalli Cocchi, Luca Rossi e Marina Parente), canzoni arrangiate con sapienza, senza aggiungerci nulla di non necessario, limitandosi all’indispensabile ma senza ridursi ad un esagerato minimalismo.
La novità, e il punto debole del disco, è la scelta di Zamboni di cantare direttamente in prima persona gran parte dei brani. Se è comprensibile il bisogno di fare proprie queste composizioni che sempre più svelano il suo farsi autore (e più si è autori più è difficile affidare a terzi la responsabilità di cantare le proprie musiche e i propri testi, ne sa qualcosa Federico Fiumani coi suoi Diaframma…) è anche vero che le doti vocali del nostro sono tutt’altro che fenomenali, e qui e la si avvertono i limiti tecnici di questa scelta nonostante spesso si affidi a pacati toni molto vicini a Cristiano Godano dei Marlene Kuntz (che grande fucina di talenti è stato il Consorzio Produttori Indipendenti…).
Ma per il resto questo è un piccolo grande disco, un disco che senza pretese e vanti cerca di dire qualcosa in una Italia dove si fa sempre più fatica a fare qualunque tipo di ragionamento (ormai siamo ridotti agli slogan di 15 secondi, qualunque forma di pensiero che vada oltre questi tempi è bandita dalla modernità e rifiutata dalla ggggente). Un disco che non da certezze ma pone questioni, pone dubbi. Un disco nel quale il suo autore ci si pone davanti con tutti i suoi limiti e le sue paure, le sue sconfitte e le sue cicatrici. Un disco in cui tutta la plastica che ha invaso un po’ ovunque la musica popolare è semplicemente assente. Ma anche se non può passare su MTV questo è un disco di cui dovremmo avere bisogno.
Ottimi brani come “Quasi tutti” (classicamente CSI nel suo partire piano, quasi recitata, per poi aprirsi a improvvise folate di distorsioni e chitarre disturbate con coda melodica finale affidata alla voce roca di Nada), “Cranja” (dalle parti di “Linea gotica” con in più un beat sordo e ossessivo e il canto arabo di Nabil dei Radiodervish, ospite speciale, a ingentilirne l’atmosfera), “Quando se non ora” (ballata dai riflessi elettronici interpretata da Nada con l’efficacia di sempre, nella coda un recitato da brivido su chitarre elettriche in cerca di assolo), “L’ovvio diritto al nucleare di una vergine iraniana” (dai riflessi ambient e le dolci venature dub a sostenere i toni lunghissimi delle chitarre in un qualcosa che ricorda molto da vicino il quarto mondo di Jon Hassell), “Don’t forget” (altra ballata, forse il potenziale singolo del disco, con (relative) durezze in stile “Tabula rasa elettrificata” in quello che è il pezzo più vicino alle atmosfere dei CSI, con tanto di controvoce femminile). Sono queste, forse, canzoni per vecchi, per gente che non vuole essere alla moda, che non pretende e non gli importa che chi canta sia uno/a strafigo/a, gente che ha imparato quanto complesso e inafferrabile sia questo grande mondo.

Senza clamori e lontano dai riflettori c’è chi produce cultura e, pur non sfornando un capolavoro epocale, da il suo contributo, il suo ottimo contributo, a salvare dall’estinzione quel terribile virus chiamato intelligenza (ovvero a remare contromano rispetto a quella idiozia conquistata a fatica che il buon Gaber aveva lucidamente fotografato parecchi anni addietro).

Timido, ma con buoni argomenti.

Annunci

One thought on “MASSIMO ZAMBONI “L’inerme è l’imbattibile”, 2008, il Manifesto

  1. anonimo ha detto:

     ovviamente questo l’hai preso per me, ti ho solo lasciato ascoltarlo 😛

    p.s. nessun corriere all’orizzonte stamattina…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...