BRIAN ENO & DAVID BYRNE “My life in the bush of ghosts”, 2006, Virgin

Non starò qui a ricordarvi/spiegarvi quanto questo disco, uscito originariamente nel 1981, sia stato, oltre che bello, straordinariamente seminale, di quanti orizzonti inediti abbia aperto alla musica pop e di quanto gli siano debitori tantissimi dei dischi usciti da allora fino ad oggi.

Quello di cui invece vi voglio parlare è della ristampa realizzata quattro anni or sono:

  • elegante nuova sovra-copertina in cartoncino leggero
  • brani ottimamente rimasterizzati
  • alcune tracce rimissate e dilatate per renderle più vicine a quello che era il progetto iniziale del disco
  • sette tracce scartate all’epoca, più per questioni di lunghezza del disco che altro, recuperate e reinserite nella track-list
  • libretto bello corposo con foto inedite e il racconto di quei giorni fatto da Byrne stesso con la supervisione di Eno
  • note dettagliate di un espertone quale David Toop
  • all’interno del cd anche il video di uno dei brani (“Mea culpa“) realizzato da Bruce Conner

Insomma, chiunque si dovesse accingere a ripubblicare dischi più o meno recenti dovrebbe ispirarsi a questa operazione e prendere spunto da essa per come riesce a rendere onore al disco che fu integrandolo con materiali (innanzitutto musicali) strettamente pertinenti e filologicamente indispensabili.
E non è un caso che a curare così bene questa riedizione siano stati gli stessi autori: si avverte distintamente la loro sensibilità (non solo musicale) e l’amore che ancora hanno per questo lavoro.

La ristampa perfetta.

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6 thoughts on “BRIAN ENO & DAVID BYRNE “My life in the bush of ghosts”, 2006, Virgin

  1. anonimo ha detto:

     Avevo in programma l’acquisto. E’ uno dei miei dischi preferiti e adesso non ho più scuse.
    grazie
    Francesco

  2. abulqasim ha detto:

    prego 🙂

    S.

  3. anonimo ha detto:

    Nel cd manca un pezzo. Mancava da tempo, a dirla tutta: già nella ristampa del 1982 dalla track list originale era scomparso il sesto brano “Qu’ran”, cancellato su pressioni dell’Islamic Council of England perché contenente frammenti del canto coranico algerino (l’origine è l’album “The human voice in the world of Islam”, Tangent Records) ritenuti “inutilizzabili” dai miscredenti. La prima edizione americana del cd (Sire, 1986) è l’unica a offrire la versione integrale dell’album, con ogni probabilità per errore. Il brano è soppresso in tutte le ristampe successive del cd, nella versione remixabile Creative Commons (disponibile in rete all’indirizzo http://bushofghosts.wmg.com) e nella recente riedizione ampliata (Nonesuch, 2006), ed è di fatto scomparso. Non sono mai stati registrati i commenti degli autori. Vi invito a un giro istruttivo su Freemuse (http://www.freemuse.org): dai registi ammazzati per strada agli scrittori costretti all’esilio ed alla clandestinità, dagli autobus censurati ai roghi di lettori di cd ed audiocassette, la religione offre alla libertà la sola alternativa del silenzio e della sottomissione.

  4. abulqasim ha detto:

    Confermo quello che scrivi,
    non so però se la scomparsa sia da attribuire alle minacce (eventualmente) ricevute o piuttosto a una scelta dovuta alla sensibilità artistica dei 2 autori che solo in un secondo momento si sono accorti che quel brano poteva offendere il sentimento di determinate persone.
    In ogni caso il brano lo si trova facilmente su Emule o in giro per la rete.
    Io però non confonderei "le religioni" con "i religiosi" e non farei neanche di tutta l'erba un fascio. L'intolleranza e la violenza contro chi non la pensa come noi è pratica diffusa un po' ovunque e che fa parte di molte culture indipendentemente dalle loro religioni esattamente come esistono tantissimi religiosi che neanche si sognano di usare violenza contro i "miscredenti" (e questo sia tra i cristiani che tra i mussulmani come per tante altre fedi).

    S. 

  5. […] eggs“, le sincopi a singhiozzo di chiara ascendenza Eno/Byrne (ne ho parlato poco tempo fa in questo post) di “A poetry of broken hearts“, il recitato su soffice base elettronica alla Laurie […]

  6. […] Brian Eno (di lui ho parlato spessissimo, ad esempio qua e qua, ma anche qua e qua) che con “The Ship” realizza un’opera ambient per molti versi […]

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