Equo (s)compenso

Tra gli slogan populisti e semplicistici di questo governo c’è quello secondo il quale esso “non metterebbe le mani nelle tasche degli italiani“. Non so se questo slogan corrisponda a verità, ma sono certo che questo governo si è adoperato perché fosse permesso ad altri di infilare le loro sporche manacce nei nostri portafogli e portarsi via dei bei soldoni senza che le persone stesse se ne possano accorgere. Praticamente un furto con destrezza.

Da molti anni esiste un balzello chiamato equo compenso che quei furbacchioni della SIAE, senza trovare, va detto, grosse resistenze nella classe politica nostrana, hanno introdotto nel nostro paese in base al quale ogni volta che si comprava una audiocassetta o una videocassetta (e poi un CD-r) l’importo da pagare veniva aumentato di una cifra forfettaria che andava direttamente nelle casse della SIAE.

La stupefacente motivazione (perlomeno quella ufficiale) su questa tassa sarebbe la seguente:
se voi comprate un disco (un LP prima, un CD poi) e decidete di comprare una audiocassetta per farvene una copia da ascoltare in automobile o in spiaggia, voi fate una cosa lecita ma dovete comunque indennizzare gli autori (i detentori dei diritti su quell’opera) attraverso un equo compenso che viene trattenuto alla fonte da colui che vi vende l’oggetto (il mediastore di turno).

E già qui si rimane a bocca aperta. Io mi compro il mio bel disco e lo pago in moneta sonante (ho quindi già pagato i diritti relativi), poi decido di copiarne tutto o parte su di una cassetta (per mio uso personale) e devo nuovamente dare dei soldi agli autori ? Ma in base a quale perverso ragionamento accade una cosa simile ?
Va ricordato che acquistare un CD non significa acquisirne la licenza d’uso (mostruosità giuridica introdotta da quegli altri furbacchioni degli americani produttori di software) ma proprio avere su tale oggetto TUTTI i diritti (compreso quello, ad esempio, di rivenderlo a terzi) e davvero non si capisce perché non si possa farne una o più copie (tanti anni fa si usava duplicare l’LP su cassetta per poi ascoltare quest’ultima evitando più possibile l’usura del disco dovuta ai ripetuti ascolti).

Stendiamo poi un velo pietoso su come i soldi di questo “equo compenso” vengono ripartiti ai soliti noti (secondo criteri davvero arcaici e surreali) e stendiamolo pure sul fatto che non necessariamente sui supporti che acquistiamo andiamo a mettere materiali sui quali non abbiamo i diritti (videocassette con filmini familiari, audiocassette con registrazioni di lezioni all’università o tutto quello che vi viene in mente).

Va anche detto che questa tassa da l’impressione, in realtà, di essere stata pensata non tanto per questo conturbante equo compenso quanto per recuperare un po’ di soldi dalle duplicazioni illegali di LP e CD che venivano fatte agli amici (quante cassette ci siamo scambiati negli anni ’70 e ’80…) senza però renderle legali (ovvero: se ti acchiappo sono guai ma in ogni caso qualche soldino lo recupero dalla tua attività piratesca). Ma resta il fatto che ufficialmente è nata con altri scopi e su quelli dobbiamo giudicarla.

Questo lo stato dell’arte prima che alla SIAE non venissero nuove brillanti idee subito accolte dal ministro Bondi sempre pronto a mettersi sull’attenti di fronte alle loro richieste (lui si che sa come promuovere la cultura in Italia).

Siccome alla SIAE non sono fessi si sono accorti che negli ultimi anni la gente compra sempre meno CD-r e DVD-r. La causa è presto detta: si tende sempre più ad utilizzare per i propri backup gli hard-disk esterni (o interni), le chiavette USB e altri prodotti informatici simili. E siccome nella sua ottica questi strumenti vengono sempre e solo utilizzati per scopi loschi subito hanno iniziato a strepitare chiedendo che la normativa fosse adeguata (lo ripeto ancora una volta: l’unico obiettivo della SIAE è quello di raccogliere soldi; più ne raccoglie più è contenta, non gli interessa avere il giusto ma il più possibile).

Un ministro serio e competente gli avrebbe risposto picche facendogli notare che:

1) ai nostri giorni ogni famiglia produce tantissime foto e video digitali che deve archiviare, e anche backuppare, senza che questo abbia nulla a che vedere con il diritto d’autore

2) che ogni persona che ha un PC è buona norma precauzionale che si faccia dei backup dei dati, dei programmi, del sistema operativo e di tutto quello che ha sul proprio hard-disk interno (e anche qui il diritto d’autore c’entra poco o niente)

3) che le chiavette USB e le stesse schede di memoria (SD et similia) servono per SPOSTARE i dati da un PC all’altro, o dalla macchina fotografica digitale verso il PC, e sono usate molto raramente come strumenti per conservare copia di qualcosa

4) che c’è tanta gente (e aziende) che con questi strumenti ci lavora (e tanto) utilizzando grandissime quantità di dati senza che la cosa debba interessare la SIAE

5) che in ogni caso l’idea stessa di equo compenso è così ridicola che anche se davvero uno si facesse degli mp3 dei suoi dischi da ascoltare in macchina o al PC o delle copie dei suoi dvd da portarsi appresso o da far usare ai bambini non si capisce cosa accidenti dovrebbe pagare (oltre all’acquisto del CD o del DVD, ovviamente).

E invece il nostro ministro lo scorso 30 dicembre ha tirato fuori dal suo cappello da prestigiatore questa nuova normativa che prevede una serie di regole alcune delle quali vergognose per l’entità della tassa altre surreali per l’assoluta mancanza di senso che le caratterizza (e sottolineiamo pure che questo decreto, che vale per 3 anni e che quindi andrà comunque rideterminato nel 2012, è stato partorito in un momento di fortissima crisi economica, dubitiamo fortemente che aiuterà i consumi e le dinamiche economiche, ma cosa vuoi che importi a questo governo se gli italiani utilizzano o meno le nuove tecnologie…).

Proviamo ad entrare un po’ nel merito.

Tra le tante tipologie riportate nelle tabelle del Ministero ne seleziono qualcuna tanto per darvi l’idea delle cifre e degli oggetti di cui stiamo parlando

1) dischetti registrabili
per ogni CD-r pagheremo 15 centesimi per ogni ora di registrazione (quindi circa 20 centesimi per un CD-r da 80 minuti), per i DVD-r € 0,41 ogni 4,7 GB. Sembrano cifre piccole ma sono altissime se le paragoniamo al prezzo di uno di questi supporti (normalmente un CD-r costa tra i 50 e i 70 centesimi, anche meno se lo si compra senza custodie di plastica).

2) schede di memoria e chiavette USB
per le prime sono stati fissati gli importi di 5 centesimi a GB fino ai 5 GB e un costo di 3 centesimi a GB per quelle superiori ai 5 GB, per le seconde il meccanismo è analogo ma i costi, chissà perché, superiori (10 centesimi a GB per le chiavette fino a 4 GB, solo 9 per quelle di capacità superiore)

3) hard-disk esterni
2 centesimi a GB per quelli fino a 400 GB di capacità, 1 centesimo per quelli superiori

4) lettori mp3
qui hanno messo delle cifre fisse da far pagare in relazione alla capacità dell’apparecchio, ad esempio i lettori da 1 a 5 GB pagano 5,15 euro, quelli tra 10 e 15 € 6,44 (cifre incredibili per apparecchi che spesso costano intorno ai 30/40 euro)

5) apparecchi da tavolo
se un dvd-recorder o un decoder di qualsiasi tipo (satellitare, digitale terrestre…) o apparecchiature similari (comprese quelle che vi fornisce Sky) hanno al loro interno una memoria o un hard-disk la cifra da pagare varia in base alla capacità: se la memoria, ad esempio, supera i 250 GB l’importo è di € 28,98 (ma dal prossimo anno saliranno a € 32,20 per capacità oltre 400 GB)

6) cellulari e smartphone
contributo fisso di 90 centesimi per ogni telefonino (che vi sembreranno pochi, ma se pensate che in Italia si vendono 20 milioni di cellulari all’anno vi renderete conto che la torta è enorme quanto ingiustificata)

Come si può notare siamo di fronte a un ostinato tentativo di recuperare soldi senza nessun nesso logico tra la giustificazione del prelievo e l’oggetto del prelievo ma badando solo a tirare su cifre più alte possibili.

Cosa c’entrano le memorie dei cellulari con la copia di un CD o un DVD ? Cosa c’entrano i decoder satellitari (sui quali già paghiamo per poter vedere i film che ci interessano) ? Cosa c’entrano le schede di memoria che servono quasi esclusivamente a contenere le NOSTRE foto e i NOSTRI filmini più o meno amatoriali ?
Le cifre sugli hard-disk esterni sono vergognose: se calcolate che la tendenza è SEMPRE quella di aumentare la capacità mantenendo stabili i prezzi è facile pensare che entro 1 o 2 anni avremo capacità di 2 TB che costeranno sempre tra gli 80 e i 100 euro ma sui quali graveranno la bellezza di 20 euro di equo compenso.
Non è prevista nessuna esenzione per coloro, aziende grandi e piccole, che comprano materiali informatici e dispositivi per immagazzinare dati per ragioni meramente lavorative (e che certo non passano il tempo a utilizzarli per copiarsi materiali audio/video) o che magari spendono moltissimi soldi per gestire al meglio i loro archivi informatici (basti pensari ai fotografi e ai lavoratori dell’audiovisivo che ormai per lavorare hanno bisogno di moltissimi GB dove conservare il prodotto del loro lavoro).

Secondo alcuni con questa nuova normativa a titolo di equo compenso la SIAE arriverà ad incassare 300 milioni di euro contro i 70/80 incassanti nel 2009. A quale titolo dobbiamo dare così tanti soldi in più a lor signori ? Per poter copiare i dischi e DVD che abbiamo comprato e pagato ?

E viene da sorridere alle dichiarazioni della SIAE secondo le quali se non ci fosse questa tassa noi non avremmo il diritto di duplicare nulla e quindi, ad esempio, in macchina dovremmo sempre e comunque utilizzare i CD originali e mai e poi mai avremmo il diritto di utilizzare delle copie. Secondo loro duplicare per uso privato un CD originale sarebbe un grave attacco al diritto d’autore (non c’è limite a ciò che possono dire certe facce di bronzo).

Ma la cosa che più mi fa arrabbiare di tutta questa storia è che la gente semplicemente non se ne accorgerà (vero ministro Bondi ?):
quando andranno nei negozi e scopriranno che ciò che ieri costava 100 oggi costa 120 daranno la colpa al negoziante o al produttore mentre invece è il governo ad aver modificato le regole.

Alcune associazioni di consumatori hanno già fatto ricorso contro questo balzello assurdo, la mia speranza è che, perlomeno, venga reso obbligatorio per legge indicare sul cartellino del prezzo la componente pro-diritto d’autore o, ancora meglio, che lo si possa aggiungere alla cassa (senza indicarlo sullo scaffale) in maniera tale che l’acquirente improvvisamente si renda conto del furto che subisce.

Non fidatevi di chi vi dice che non vi mette le mani in tasca. Se insiste tanto su questo argomento forse è perché ha paura che vi accorgiate che le vostre tasche diventano sempre più vuote.

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One thought on “Equo (s)compenso

  1. anacreontica ha detto:

    per tacere del fatto che, quando si tratta di pagarli i diritti d’autore, c’è una certa qual resistenza che sconfina quasi nel boicottaggio…

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