ALVA NOTO “Xerrox vol.2”, 2008, Raster-noton

Ritorno a parlarvi di glitch-ambient ovvero di quelle composizioni che, pur caratterizzandosi per ritmi lenti e vaporosi, toni rilassati e rilassanti, contengono al loro interno delle dosi di rumoretti e rumorini, erroretti digitali e chincaglierie varie che, apparentemente, mal si dovrebbero adattare a musiche storicamente pensate per arredare ambienti e fare della loro leggerezza e vacuità il punto di forza (anche se, vale la pena ripeterlo, dai tempi della definizione di ambient music che fece Brian Eno il verbo si è poi declinato in tante e tali forme che quella della musica per ambienti ne è diventata solo una delle tante sfaccettature).

Questo splendido lavoro realizzato da Carsten Nicolai e firmato con il suo classico alter ego Alva Noto appartiene di diritto a questa (non)categoria.

Non so bene quale sia stato il processo che ha portato alla realizzazione di questi brani. Nella bellissima confezione (spartana, asettica, quasi zen) è solo specificato che per i brani sono stati utilizzati dei campionamenti di alcuni musicisti (Nyman e Sakamoto tra gli altri) unitamente a rumori di origine misteriosa. Questi campionamenti sono stati “xerroxed” (sic) dall’autore e non mi è per nulla chiaro cosa si possa intendere per “xerroxato” (mi sembra di aver capito, ma potrei benissimo sbagliarmi, che Nicolai ha utilizzato il software di una fotocopiatrice Xerox modificandolo in maniera tale da potergli mettere in input dei frammenti musicali, ripetendo poi più volte l’operazione, ovvero “fotocopiando” le “fotocopie” di un certo campionamento, li ha trasformati nelle fonti sonore utilizzate nel disco che suonano molto più sporche e ricche di errori dei frammenti originali).

Ma come sempre quando si parla di musica quello che conta è il risultato finale che qui è davvero buono.
Si parte con “Xerrox phaser acat 1“, sorta di nuvola fatta di luminosità elettroniche e ruggine digitale con qui e la alcune piccole scariche elettriche che non ne modificano la paciosità e l’ampio respiro (non siamo lontani dal Battiato di “Campi magnetici“…), per poi proseguire con altre 10 tracce (di cui una brevissima) tra le quali mi piace segnalarvi “Xerrox soma“, dall’immobilità cupa e ombrosa (un po’ alla Biosphere, ma senza percussioni), “Xerrox sora” che su un ticchettìo delicato sovrappone lunghi toni di finti-archi (o saranno archi veri campionati ?) in una ascensione lenta ed intensamente coinvolgente durante la quale compaiono i soliti disturbi elettronici ad aggiungere la loro voce rauca (ma ricca di cuore), i deliziosi loop di archi di “Xerrox monophaser 2” attraversati da lame sonore algide ed acuminate, il rombo acquatico di “Xerrox tek part 1” sul quale si sovrappongono purissime gocce digitali, la conclusiva e malinconica “Xerrox monophaser 3” dall’atmosfera cinematica ma sempre pervasa da un noise continuo e stranamente affascinante.

La formula sostanzialmente è quella di far interloquire toni classicamente elettronici, ampi e immobili, con rumori elettronici, disturbi vari ed errori digitali generalmente attraverso processi in cui la ripetizione dei suoni si accompagna con crescendo lenti quanto esaltanti spesso conclusi da delle code più silenziose, al limite del vuoto.
Ma, al di là dei processi, l’abilità di Alva Noto è quella di ottenere delle tracce che suonano fresche e innovative pur attraversando territori assai esplorati nei quali non è affatto facile aggiungere qualcosa al (molto) già detto.

Mesmerico.

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