MINOX “Lazare”, 1986, Suite Inc.

Quella dei Minox è una carriera sottile. Pochi dischi, divisi tra loro da molti anni di silenzio, pochi concerti, sostanziale assenza dai mass-media, discrezione all’ennesima potenza.
Eppure i loro lavori sono spesso interessanti e meritevoli di attenzione.

Quando nel 1986 licenziano per le Industrie Discografiche Lacerba questo esordio appaiono subito come una delle tante band italiane Tuxedomoon-oriented, con la (non marginale) differenza rispetto alle altre che il disco gli viene prodotto proprio da Steven Brown. 😉
Come se non bastasse oltre a produrre il disco Brown trova anche il modo di suonare sassofono e pianoforte in alcune tracce. Le coordinate musicali sono quindi fissate, ma, ovviamente, quello che conta è innanzitutto la materia prima che riempie i solchi del disco, e qui ne troviamo di parecchio interessante: 5 tracce assai diverse tra di loro ma tutte di buon livello.

Si inizia con “Purgatoryo“, batteria elettronica mid-tempo a segnare il ritmo per una canzone di pop crepuscolare con vaghi e fumosi echi di jazz elettrico per un incipit elegante e dagli ampi stralci strumentali che mette subito in chiaro le ambizioni del gruppo (non siamo neanche lontanissimi dal Donald Fagen solista di quegli stessi anni).
Si prosegue con “Preludio“, elettronica oscura e statica ad incombere su di un clarinetto malinconico, che, appunto, prelude ad “Hybrid (of a tight laugh)” brano che si caratterizza per atmosfere gotiche (batteria marziale, voci decadenti, rumorismi onnipresenti, tastierone a tappeto) integrate nella seconda parte da fiati in un crescendo di dolore.
Lazare” è il brano più veloce del disco, sax e clarinetto lanciano il tema principale sulla batteria elettronica e le tastiere (tutto moooooolto tuxedomooniano) per poi passare il testimone ad una voce cavernosa e classicamente dark (qui anche assistita da una più angelica voce femminile) in quella che risulta essere la traccia più conforme alla forma-canzone.
Chiude il disco, e ne è il suo apice, la lunghissima “Psiche“: ampia introduzione romantica affidata al solo pianoforte, con vaghi echi mertensiani, dalla quale lentamente emerge una breve ossessiva melodia sulla quale si aggiungono il clarinetto, un moribund chorus di tastiere ed, ultima, la voce a cavalcare una melodia semplice ma molto accattivante dai toni sempre decadenti
Un brano che unisce semplicità ed intelligenza in maniera impeccabile.

La cosa che più manca della stella polare Tuxedomoon è l’autoironia e il sense of humour e il difetto principale di questo disco, ma è una mia fissa, è la scelta di cantare in un inglese scolastico (e basta ascoltare i loro lavori con Lydia Lunch alla voce per cogliere la differenza espressiva…), ma alla resa dei conti questo è un signor esordio che prometteva molto bene.

Naturalmente all’epoca in pochi si filarono questo disco che, fortunatamente, oggi è stato ristampato e alla mezzoretta iniziale sono pure state aggiunte 3 bonus track dell’epoca non indispensabili ma certo piacevoli.

Ricordi che riemergono dal più bell’angolo buio della nostra camera.

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One thought on “MINOX “Lazare”, 1986, Suite Inc.

  1. anonimo ha detto:

    disco eccezionale e, giustamente, sconosciuto. in 25 anni in italia siamo passati da qualche rarissima apparizione in tv di gruppi decenti – es. diaframma – a xfactor. c'è poco da dire

    robi

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