PROG-EXHIBITION, Roma, 5-6 novembre 2010

Nella discreta location del Teatro Tendastrisce di via Perlasca (nella zona est di Roma) si è svolta una intensa 2-giorni di concerti con l’obiettivo di festeggiare i 40 anni del “prog italiano“.

In Italia il cosiddetto rock progressivo ha sempre avuto grandi fortune e non è peregrino fissare l’inizio dell’amore tra il Belpaese e questa forma molto sofisticata di rock nello storico festival pop di Caracalla (sempre a Roma) che proprio nel 1970 non solo dava il via alla ricca stagione delle kermesse all’aperto ma in qualche modo formalizzava l’esistenza di una effervescente scena nostrana fatta di tanti gruppi dai nomi bislacchi, ma pieni di voglia di fare e di allargare i confini della musica giovanile che di li a poco invaderanno di dischi i nostri negozi.

Nelle due giornate si sono alternate sul campo 10 band di ieri e di oggi per altrettante ore di musica.
n apertura delle serate è stato dato spazio a 4 gruppi di genesi più recente (i Sinestesia e gli ottimi Maschera di cera la prima serata, i Periferia del mondo e gli Abash, la seconda).
A seguire hanno calcato il palco alcuni dei gruppi che, più o meno, non hanno mai smesso di suonare in questi 40 anni (Banco del mutuo soccorso e PFM su tutti, ma, tutto sommato, anche Le-Orme-che-non-si-possono-chiamare-così-ma-erano-loro e gli Osanna) insieme a 2 reunion recenti: i Trip di Joe Vescovi e la nuova Raccomandata con ricevuta di ritorno.
Il tutto impreziosito da diversi ospiti di lusso provenienti da celebri gruppi stranieri sempre di area progressive (King crimson, Van der Graaf Generator, Jethro tull, Focus…)

Quello che mi ha colpito di queste due serate non è stata tanto la qualità delle esibizioni (in ogni caso, mediamente, molto buone) quanto l’atmosfera, che si è rivelata tutt’altro che nostalgica. Non è stato tanto un “come eravamo” quanto un “come siamo”, l’occasione di radunarsi e affermare convintamente e orgogliosamente l’amore per una musica che, dopo pochi anni di successo e celebrità, è stata soggetta a moltissime (e ingenerose) critiche, bersagliata e bistrattata da gran parte della critica e che, ciò nonostante, ha continuato ad avere un nutrito gruppo di aficionados capaci di portare avanti per 4 decenni questa passione con tenacia e pervicacia. Tenacia ancor maggiore in quei gruppi che negli ultimi 10-15 anni hanno tentato di farsi spazio nel mercato discografico già asfittico di suo.

Tra i tanti momenti belli delle due serate vi segnalo quelli che più hanno colpito il sottoscritto:

– l’esecuzione, inaspettata e intensissima, di “Canto nomade per un prigioniero politico” da parte del Banco del mutuo soccorso
Patrick Djivas che nonostante i problemi tecnici e un evidente nervosismo interpreta alla grande il suo ruolo di bassista in “Maestro della voce” (dedicata a Demetrio Stratos, con il quale fondò gli Area…)
– la scelta del Banco di rifare con John Wetton proprio quella “Starless” dei King crimson che tanto adoro
– l’esuberanza di Thijs van Leer che, a dispetto dell’età, dimostra una enorme capacità di stare sul palco e coinvolgere gli spettatori
– la sorprendente energia e compattezza della RRR
– l’emozione di vedere suonare (non ci avrei mai sperato) un mito underground quale Joe Vescovi che con i suoi lunghi capelli bianchi e il suo aspetto severo ha regalato attimi di pura meraviglia unitamente ad un altro mio mito giovanile, Furio Chirico, il cui drumming potente, adattissimo alla musica eseguita, me ne ha confermato la versatilità e le capacità impressionanti (da sempre lo abbino soprattutto agli Arti+Mestieri nei cui dischi suonava molto più raffinato e vario)
– l’eleganza e il carisma di Claudio Simonetti (ospite della RRR)

Per i curiosi e coloro che non sono potuti venire è probabile che da questi concerti verranno realizzati dei dvd, ma la speranza è che in qualche modo l’esperimento si possa replicare in maniera tale da creare un evento stabile e ricorrente per questa musica tanto amata e tanto malsopportata (e di artisti a cui affidare la scena ce ne sono ancora tanti: dai New Trolls al Balletto di bronzo, dal Battiato “Pollution” a Claudio Rocchi, dal Biglietto per l’Inferno agli Alphataurus fino al recentemente costituitosi trio post-Area Tofani-Fariselli-Tavolazzi, senza pensare a quante piccole e grandi reunion si potrebbero organizzare…).

Mai visti tanti Hammond in vita mia

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