PGR “ConFusione”, 2010, Universal

E’ difficile per me dare un giudizio su questo disco poiché ho solo il primo disco dei PGR e quindi conosco discretamente solo 3 delle 9 canzoni che compongono questo progetto. Non so quindi dirvi se questa operazione migliori o peggiori le canzoni originali.
Certamente ne da una lettura “altra” tutt’altro che scontata o noiosa.

Sottotitolato “9 canzoni disidratate da Franco Battiato” questo CD, pur non essendo un capolavoro, si fa ascoltare con piacere. L’obiettivo di Battiato sembra quello di dirottare le canzoni da atmosfere indie-oriented (naturali ai PGR) verso atmosfere più canonicamente pop, da un lato smussando angoli e togliendo un po’ di rumore e sporcizia, dall’altro aggiungendo materiali suoi

In “Cronaca montana” ci mette armonie ammorbidenti (le SUE armonie) e le note del pianoforte di Carlo Guaitoli ad illuminare il pezzo per donargli squarci assolati (alle atmosfere di Ferretti il sole fa solo che bene).

In “Cavalli e cavalle” dopo una austera introduzione di archi sposta indietro le chitarre elettriche e aggiunge i suoi tastieroni, senza per questo perdere energia.

In “Ah! Le monde” inserisce prima una ritmica morbida che sottrae aristocraticità alla versione originale (prodotta, va ricordato, da un grande manipolatore di suoni quale fu Hector Zazou, anch’egli, come Battiato, molto lontano dal tradizionale suono CSI/PGR), poi addirittura lo trasfigura in un drum&bass delicato e molto intrigante.

In “Montesole” lavora più di fino attraverso effetti speciali elettronici e piccole glitcherie messe qui e la più a decorare la canzone che a modificarla.

A “Cronaca del 2009 (5769)” aggiunge una ritmica tipica del Battiato recente e il suo gusto raffinato per i contrappunti di archi+pianoforte (è forse questo il pezzo in cui la migrazione verso il pop con la P maiuscola meglio si realizza).

I miei nonni” viene disidratata dalle escrescenze rock e anche dalla presenza dello stesso Battiato con una prima parte immobile ed evanescente e una seconda appena più intensa con una coda di piano come solo Battiato sa scrivere.

In “Come bambino” lavora soprattutto di elettronica (senza essere invadente).

Il morbido rock di “Cronaca di guerra II” ricorda più i CSI che i PGR e la zampata di Battiato consiste nell’aggiungervi le tabla nel momento giusto e qualche effetto elettronico.

Orfani e vedove” parte esattamente come un (gran) pezzo del Battiato di oggi (sonorità dalle parti de “Il vuoto“, inteso come album non come singola traccia) ed è forse la canzone in cui la personalità del nostro emerge più forte mescolando a dovere elettronica, piano minimalista e deliziosi orientalismi.

Quello che troviamo qui dentro è il Battiato esclusivamente (e purissimamente) musicista, quello che troppo spesso viene messo da parte dallo stesso Battiato.

Mi colpiscono molto i testi di Ferretti non tanto per la loro qualità o la loro condivisibilità, quanto per la loro sincerità.
Giovanni Lindo Ferretti, almeno da “Linea gotica” in poi, da l’impressione di scrivere esattamente quello che pensa mentre lo pensa, ovvero di riportare nelle canzoni ciò che in quel determinato momento lo interessa di più e gli appare come cosa più importante, privata o pubblica che sia.
In questo è davvero lontanissimo da Battiato che, anche quando si scrive i testi, si limita ad accennare questioni che lo interessano solo raramente esprimendosi in prima persona (come in “Giubbe rosse“, ad esempio, mentre in canzoni come “L’animale” usa la prima persona ma nel testo non vi è nulla di autobiografico).

Questo metodo di scrittura, questa trasparenza di se verso il pubblico mi ricorda l’Eugenio Finardi dei primi dischi (e non solo di quelli, a dire il vero…), altro esempio di autore dove lo spazio tra la persona e il cantautore è ridotto veramente a pochissimo.

C’è incoscienza e coraggio ad esporsi in questo modo agli sguardi altrui, ma chi agisce così, per quello che mi riguarda, merita comunque il massimo rispetto.

Più che 9 remix una sorta di What if.

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