IO SOPPORTO I CORI RUSSI (anzi…)

Roma è una città piena di segreti ben custoditi. Ma non pensate a cose esoteriche o materiali per i servizi segreti delle grandi potenze, si tratta di segreti che sono messi in bella vista e tutt’altro che nascosti, ma che nonostante questo sono resi come invisibili dalla massa di informazioni che giornalmente ci travolgono e che non li degnano di attenzione. Li incontra e li trova solo chi ne ha bisogno e li sa comprendere.

Di fronte alla basilica di Santa Maria Maggiore vi è una piccola chiesa che passa abbastanza inosservata. Chi vi dovesse entrare, anche solo per errore, subito noterà le strane commistioni che vi sono al suo interno. Come spesso è capitato nella millenaria Urbe anche questa chiesa ha avuto diverse destinazioni d’uso e quindi al suo interno vi troverete sia i classici affreschi che adornano le chiese romane così come le classiche strutture architettoniche barocche tipiche delle nostre chiese, ma accanto potrete anche notare molte (anomale) icone di pregiata fattura, porte dalle forme orientaleggianti ed altri elementi inaspettati.
Al suo interno convivono, intrecciandosi, almeno due modi di intendere la cristianità: quello canonicamente cattolico e quello tipico dell’ortodossia dell’Europa dell’est.

Sant’Antonio abate all’Esquilino è infatti una chiesa cattolica di rito russo. Si tratta di una delle tante forme di culto sincretico che la Chiesa Cattolica è stata capace di digerire durante la sua lunga storia, in questo caso si tratta, sostanzialmente, di un gruppo di fedeli che, pur essendo cattolici, conservano riti e usanze tipiche dell’ortodossia di Oriente
(chi volesse ulteriori informazioni può cliccare qui).

Ve ne parlo perché all’interno di questa chiesa si svolgono (normalmente due volte a settimana, il sabato alle 18:00 e la domenica alle 10:00) delle funzioni molto speciali. Formalmente non sono altro che dei Vespri serali e delle messe domenicali, ma la loro particolarità è quella di essere completamente cantate. In pratica durante la funzione si alternano i cori (senza accompagnamento di organo o altri strumenti), che intonano veri e propri inni sacri o minimali antifonie, con la lettura delle scritture ed alcune preghiere che vengono invece salmodiate dagli officianti. L’unica sezione della liturgia che sfugge a questa regola è l’omelia che viene parlata normalmente (ed è anche l’unica sezione della cerimonia in cui viene utilizzato l’italiano)

Tutta la celebrazione utilizza come lingua lo slavo antico (l’equivalente russo del nostro latino).

Ma le differenze non sono solo queste: durante la cerimonia c’è una grandissima attenzione alla ritualità attraverso un uso piuttosto complesso di incensi, l’altare che viene nascosto (in parte o, a volte, completamente) o rivelato ai fedeli, la variazione dell’intensità delle luci, i movimenti degli officianti e tante altre piccole differenze rispetto ai simbolismi ai quali siamo abituati (dal segno della croce alla Eucarestia, dall’omaggio alle icone dei Santi a tutta una serie di movimenti degli officianti nello spazio della chiesa).
Ma è soprattutto la dimensione sonora a rendere queste cerimonie di grande interesse: chi è abituato alle normali messe delle nostre parrocchie, spesso accompagnate da canti che nulla hanno di mistico o spirituale, scoprirà qui un universo di sensazioni totalmente nuovo.

E’ mio personalissimo parere che la liturgia, il rito, non debbano tanto parlare alla nostra razionalità tramite discorsi e concetti quanto aiutarci a vivere un esperienza che ci avvicini, per quanto possibile, all’Assoluto. E da questo punto di vista le cerimonie che si svolgono dentro questa chiesa sono di primordine: l’insieme dei canti intonati dal coro, spesso bellissimi, unitamente con tutte le altre componenti della cerimonia riescono a farci vivere momenti di grande intensità e di tensione verso stati di coscienza superiori indipendentemente dalla comprensione di ciò che viene cantato o salmodiato.

Assistere a queste liturgie è un’esperienza molto più interessante e profonda di qualunque messa possiate seguire nella vostra parrocchia e c’è il rischio che una volta venuti a contatto con una dimensione così pura del sacro facciate davvero fatica a tornare, se le avete, alle vostre consuetudini liturgiche.

Chi ama compositori come Arvo Part troverà qui non solo elementi comuni con le sue opere ma soprattutto l’humus culturale che gli è servito come base per dare vita a tanti capolavori (recentemente, ancora uno splendido concerto di sue musiche all’Auditorium Parco della Musica in parte rovinato dalla cronica tosse degli spettatori).

Come succede in ogni buona famiglia ci sono poi occasioni particolari in cui la cerimonia è particolarmente curata, il coro è al gran completo e tutto è ancora più intenso e perfetto,
quindi, per chi fosse interessato, segnalo le liturgie natalizie più importanti:

  • 24 dicembre: Grande compieta e Mattutino (ore 18:00)
  • 25 dicembre: Liturgia di S.Giovanni Crisostomo (ore 10:00)
  • 1 gennaio: Liturgia di San Basilio e Moleben (ore 10:00)
  • 6 gennaio: Liturgia di S.Giovanni Crisostomo e Benedizione delle acque (ore 10:00)
  • 15 gennaio: Festa dell’Albero di Natale (ore 15:30)
  • 17 gennaio: Festa patronale di Sant’Antonio abate – Liturgia e Moleben (ore 11:00)

per altre info
www.antonioabate.narod.ru
o
direttamente su wikipedia

Buon Natale
🙂

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3 thoughts on “IO SOPPORTO I CORI RUSSI (anzi…)

  1. anonimo ha detto:

    e le spose son vestite di rosso…

  2. abulqasim ha detto:

    confermo !
    si celebrano dei matrimoni bellissimi

  3. […] non sopporta, molto vicini ai canti della liturgia cattolico-russa dei quali vi parlai in quest’altro post, ma si sentono anche affinità con quelle misteriose voci bulgare che negli anni ’80 fecero […]

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