KLAUS SCHULZE & LISA GERRARD “Farscape”, Synthetic symphony, 2008

Tanti anni fa la RCA diede vita ai cosiddetti Q-concert ovvero dei concerti in cui 3 artisti, spesso provenienti da mondi musicali assai differenti, suonavano assieme in un vero e proprio tour per poi, a ricordo di questa esperienza, dare vita ad un Q-disc, un mini-LP di 4 tracce contenente un brano per ognuno degli artisti più un brano realizzato tutti assieme.
Classici esempi furono il tour che riuniva Riccardo Cocciante, Rino Gaetano e il New Perigeo o la collaborazione tra Ron, Ivan Graziani e Goran Kuzminac. Da giovanotti, sull’onda di questi Q-concert, io e altri miei amici ci divertivamo ad immaginare improbabili collaborazioni tra artisti che mai e poi mai era pensabile accostare (ci bastava poco per divertirci intere serate…).

Quando ho saputo di questa collaborazione mi sono tornati in mente quei momenti poiché mai avevo ipotizzato che potessero collaborare l’ex voce dei Dead can dance con uno dei grandi vecchi dei Corrieri Cosmici.
Sono tante le cose che li dividono: l’età anagrafica e le epoche musicali (i primi anni ’70 per Schulze, la seconda metà degli anni ’80 per la Gerrard), musicista squisitamente elettronico il primo, artista legata alla musica antica e alle fascinazioni gotiche la seconda, tastierista tedesco lui, vocalist e polistrumentista australiana lei… insomma: due mondi lontanissimi.
E’ però altrettanto vero che sono uniti dalla passione per la musica, passione che quando è sincera non ha problemi ad ignorare le differenze e, anzi, a partire da queste riesce a disegnare universi molto interessanti.

Passata la sorpresa per la collaborazione e affrontato l’ascolto del disco mi sono trovato ad ascoltare ESATTAMENTE la musica che mi sarei dovuto aspettare.

Il doppio CD è composto da 7 lunghe tracce (da un minimo di 13 ad un massimo di 30 minuti), tutte intitolate “Liquid coincidence“, caratterizzate dagli elementi musicali essenziali che hanno strutturato l’opera di questi due musicisti. Schulze allinea le sua classiche sequenze elettroniche in lentissimo crescendo, la Gerrard le adorna dei suoi preziosismi vocali, dei suoi arabeschi espressi in lingue arcane e irriconoscibili. Spesso i brani sono caratterizzati da una prima fase dove l’improvvisazione è maggiormente presente e i due dialogano in libertà per poi, man mano che le macchine di Schulze procedono, scivolare all’interno dei pattern previsti.

Detto così potrebbe sembrare qualcosa di banale, ma vi garantisco che il disco si ascolta con grande piacere e, se anche è certo che non trattasi di capolavoro assoluto, è altrettanto certo che chi darà fiducia a questo lavoro non se ne pentirà.

Anche se i brani hanno una struttura piuttosto simile vi segnalo una mia particolare predilezione per “Liquid coincidence 4” dove la performance della Gerrard impressiona per la varietà dei modi in cui canta e la qualità delle sue improvvisazioni mentre le frequenze e le sequenze di Schulze sono un tappeto delicato e di raffinata trama che mette la cantante in grado di dare il meglio di sé e realizzare una atmosfera sognante e di grande serenità difficilissima da abbandonare.

Chi vorrà assaggiare questa pietanza musicale ascolterà semplicemente (semplicemente ?) il puro piacere di fare musica.

Decidete voi se vi interessa.

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