LA MASCHERA DI CERA “LuxAde”, Immaginifica, 2006

Non ho particolari problemi a esprimere dei concetti (credo) apparentemente in contrasto con ciò che affermavo in un mio post di qualche tempo fa (per rileggerlo cliccate qui) che, a partire da un disco dei Finisterre, sviluppava alcune considerazioni sul cosiddetto neo-progressive.

Rimaniamo in orbita zuffantiana e parliamo di questo progetto al quale sono particolarmente affezionato.
Partito nel 2002 ed arrivato recentemente al quarto album in studio, mi ha colpito fin dal primo ascolto per l’assoluta fedeltà agli stilemi e alle sonorità tipiche del prog-sinfonico con particolare riferimento alla feconda tradizione italiana che in questo sottogenere musicale ha prodotto non solo molte perle di gruppi celebrati (Banco, Orme… sapete di chi sto parlando), ma ha anche dato vita a molteplici band ormai di culto che, pur producento solamente uno o due dischi, hanno realizzato piccoli grandi capolavori ormai assurti, per gli appassionati del genere, a dischi di riferimento. Mi riferisco ai dischi del Biglietto per l’inferno, del Museo Rosenbach, del Balletto di bronzo, dei Metamorfosi, de L’uovo di Colombo e tanti altri.

La scelta artistica de La maschera di cera non è stata quella di innovare il genere, di incrociarlo con altri stili musicali, di renderlo più moderno. La loro decisione è quella, secondo me coraggiosa e allo stesso tempo ricca di umiltà, di ripercorrere fedelmente quelle strade mettendo a disposizione la loro sapienza di musicisti e di autori.
Esemplare a tal proposito è stata la scelta di esordire con un album che, nella struttura, nel titolo e nei nomi delle singole tracce, omaggiava palesemente il Museo Rosenbach e il suo primo (e bellissimo) disco. Ma anche entrando nella polpa di questi dischi noi troviamo altre perfette aderenze agli standard dell’epoca a partire da una line-up ben articolata e ampia con gli strumenti principi di questo genere musicale.
In particolare nel disco di cui sto trattando, il loro terzo, il gruppo è formato da Alessandro Corvaglia, voce e chitarra, Maurizio Di Tollo, batteria e percussioni, Agostino Macor, tastiere d’epoca e non (tra le tante che vengono suonate ci sono lo storico VCS3, il mellotron, lo straclassico organo Hammond, l’organo Crumar, la spinetta, ecc.), Andrea Monetti a flauti e sax, Fabio Zuffanti al basso.

Il disco, non poteva essere diversamente, è strutturato in 7 episodi i cui testi raccontano un’unica storia (album concept si diceva in quegli anni), quella di Orfeo e la sua discesa agli Inferi. Infine la musica è, come prevede l’inesistente regolamento del prog, ricca di cambi di atmosfere, cambi di ritmo, momenti più prossimi all’hard rock altri più rilassati, momenti di ispirazione classicheggiante e altri che occhieggiano alle complessità della musica contemporanea.
Ma la cosa davvero deliziosa de La maschera di cera è il riconoscere, in determinati momenti dei brani, profonde affinità con lo stile dei gruppi storici, per cui ci si trova fatalmente a notare come quel certo passaggio ricordi i Delirium mentre quell’altro ricorda lo stile dei Genesis e così via in un delizioso gioco di ammiccamenti e di omaggi (e sia ben chiaro che è tutta farina del loro sacco, chi è interessato ai plagi volga altrove il proprio sguardo).

Ho da diverso tempo seria ammirazione per quei musicisti che, invece di bearsi del proprio ego e auto-convincersi di essere chissà quanto innovativi (cosa che non sono praticamente mai), preferiscono muoversi all’interno di musiche che amano sinceramente mettendosi al servizio di queste sonorità con la volontà di realizzare solo “un altro mattone nel muro” e così rendendo veramente un servizio alla musica tutta contribuendo a diffondere un verbo e arricchendolo della loro competenza e abilità. Credo davvero che sia meglio perdere di vista il falso orizzonte del nuovo-nuovo a tutti i costi per cercare di fare il proprio meglio lì dove si è più capaci e dove la passione ci porta, è un insegnamento che in altre culture è più diffuso mentre da noi in Europa si ha sempre la tentazione a credersi dei geni assoluti dalla personalità debordante (e con il terrore di essere considerati derivativi, come se essere innovativi fosse la cosa più importante, indipendentemente dalla qualità della musica che si produce).

Cosa devo ancora dirvi di “LuxAde” ? Oltre all’enorme amore per il progressive che trasuda da ogni nota, oltre a sottolinearvi la qualità dei musicisti (tutti perfetti nel loro ruolo), oltre alla notevole qualità della scrittura e degli arrangiamenti (ribadisco, non innovativi ma efficaci quanto godibili), oltre alla lussuosa confezione in vinyl-replica anch’essa in stile con ampio ed esauriente libretto, cosa vi posso dire ?
Forse posso dirvi che un pezzo come “Orpheus” per la brillantezza del tema e per la breve durata (sotto i 5 minuti) poteva, e probabilmente doveva, diventare un hit radiofonico ed invece per le radio è praticamente impossibile ascoltarlo (torneremo su questo), posso dirvi che la seconda traccia, “Doppia immagine” è un brano felicissimo che potrebbe essere portato nelle scuole come esempio tipico di come dovrebbe essere un brano di prog sinfonico, posso dirvi che non è certo un caso se questo disco è stato prodotto da Franz Di Cioccio, posso dirvi che “Un senso all’impossibile” suona come potrebbero suonare i Genesis post-Gabriel uniti al Biglietto per l’inferno (???), che “Nuova luce” unisce intelligentemente in una unica traccia riferimenti al Philip Glass più classico con quelli, più tradizionali per questo genere musicale, alla musica barocca.

In fondo posso solo dirvi che a me questo disco è molto piaciuto ed ha felicemente riempito un vuoto che da tempo aspettava di essere colmato.

Devoti.

One thought on “LA MASCHERA DI CERA “LuxAde”, Immaginifica, 2006

  1. gandalfilbianco77 scrive:

    questo blog è molto bello molto ben curato vieni a visitare anche il mio^^

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