Universal music collection

La nostra acculturazione ci ha dotato di strumenti e modalità di consumo culturale, piuttosto che di un’attitudine alla profondità dell’ascolto
da una intervista a Kim Cascone realizzata da Leandro Pisano e pubblicata sulla rivista Blow Up del marzo 2011


Mi fa piacere ribadire il mio apprezzamento per la collana “Universal music collection“, collana che pur con i difetti di cui già parlai (sinteticamente: rimasterizzazioni non sempre all’altezza, apparato iconografico ridottissimo, accostamenti nei cofanetti tra artisti a volte molto, troppo, diversi sia qualitativamente che musicalmente) è stata caratterizzata da alcuni elementi assolutamente meritori (sempre sinteticamente: prezzo iper-popolare, recupero di dischi dimenticati e mai ristampati alcuni dei quali di altissimo valore, valorizzazione del catalogo) che giustificano ampiamente il progetto.

Qualche tempo fa Rockol ha pubblicato una intervista al promotore del progetto, intervista che vi sintetizzo di seguito per poi aggiungere un mio breve commento.
[chi la volesse leggere integralmente può cliccare qui]

<<<Il best seller della collana, 3500 copie, è il cofanetto di Angelo Branduardi, 5 cd in vendita al pubblico al prezzo budget di 27 euro circa (17 euro il prezzo al rivenditore). L’immediato inseguitore, 3300 copie, è il box set da 11 Cd delle Orme venduto intorno ai 32/33 euro. Mentre la grande sorpresa è Maracaibo, primo album di Enrico Nascimbeni datato 1979 (con la collaborazione di Roberto Vecchioni), che due settimane fa si è sorprendentemente piazzato nella Top 15 di iTunes.
[…]
“Tutto è iniziato un giorno durante una riunione di lavoro con alcuni colleghi dello Strategic Marketing: in quell’occasione ho proposto l’idea di recuperare in modo sistematico il repertorio storico della Polygram“, spiega Leo De Rosa, A&R del reparto Universal che si occupa di back catalog e, appunto, di marketing strategico.
“Il successo del cofanetto di Branduardi? E’ dovuto alla riscoperta di due rarità assolute che in trent’anni nessuno aveva più sentito, Highdown fair e Fables and fantasies (versioni in lingua inglese rispettivamente di Alla fiera dell’Est e de La pulce d’acqua). Anche i cofanetti di prog italiano – con materiale di Jumbo, Il Balletto di Bronzo, De De Lind, La Locanda delle Fate, Latte e Miele – sono andati molto bene: dei primi due volumi abbiamo venduto 2500 esemplari a testa, gli altri sei sono andati progressivamente in calando da 2000 a 1200 copie ciascuno. Qualcuno ha criticato certe scelte, ad esempio l’inclusione di cantautori come Maurizio Fabrizio e Mauro Pelosi, ma io mi sono ispirato al sito Italian Prog, il più serio e documentato che ci sia. Gli artisti, contenti che qualcuno finalmente riscopra le loro opere, sono stati molto collaborativi. Pelosi mi ha fornito di persona due vinili, dal mio ufficio è passata gente come gli Stradaperta e Pasquale Minieri dei Carnascialia…”.
E il progetto ha cominciato a incontrare interesse, anche all’estero.
“Un mio collega della Universal giapponese, Minoru Harada, mi ha contattato e dopo avere ascoltato il nostro lavoro ha deciso di ripubblicare in formato SHM (Super High Material) sedici album originali dell’epoca tirati in 1000 copie ciascuno utilizzando le grafiche e i master originali. Oggi, i nostri cofanetti circolano di importazione anche in Germania, Olanda, Stati Uniti e in altri Paesi”.
E non sono stati solo il prog e le rarità a smuovere il mercato:
“No, i box di Alberto Fortis e Roberto Vecchioni hanno superato le 2000 copie, con Eugenio Finardi e Biagio Antonacci ci siamo vicini. Mentre il cofanetto di Orietta Berti ha già fatto più di 1500 copie ed è in continuo riordino”.
Al di là dei numeri, sono le scoperte inattese il sale di questa operazione malauguratamente troppo rara nella discografia italiana.
“Mi sono innamorato di un cantautore che non conoscevo, Giorgio Laneve“, racconta De Rosa. “Ho ritrovato due suoi album bellissimi, purtroppo non riesco a rintracciarne altri due che la Decca Italia vendette all’epoca alla Polygram… potrebbero anche essere finiti in Germania. Grazie a Claudio Dentes, qualche mese fa ho conosciuto Niko Papathanassiou, fratello di Vangelis nonché ex direttore artistico della Polydor italiana. E’ stato lui a permettermi di rintracciare una vecchia canzone dei Panda scritta da Vangelis su testo di Carla Vistarini… Ma potrei continuare, ricordando Affittasi, un album di Shel Shapiro datato 1970, e Maurizio di Maurizio Arcieri“.
Non tutto il materiale, però è destinato a essere ripubblicato: “Se si tratta di nastri che all’epoca non vennero pubblicati, è necessaria l’autorizzazione dell’artista e del produttore. Che a volte, purtroppo, non arriva: in archivio abbiamo un disco in inglese delle Orme, Hidden truth, che è la versione inglese di Verità nascoste. E sei inediti in spagnolo di Patty Pravo prodotti da Bill Conti, con versioni di Love story e di Emozioni di Lucio Battisti… Il difficile non è tanto rintracciare le matrici, anche se qualche volta abbiamo difficoltà a ritrovare i vecchi multitraccia analogici utilizzati per i missaggi e qualche vinile è andato perduto nell’arco di tre traslochi. Il vero problema è ritrovare le label copy, indispensabili per recuperare le informazioni su crediti, autori, edizioni: siccome i nuovi master sono destinati anche ad iTunes e agli altri negozi digitali, bisogna anche assegnare a ciascuno di essi un codice di identificazione ISRC”.
L’imponente lavoro di rimasterizzazione, che si è avvalso della collaborazione di diversi studi di registrazione (“abbiamo lavorato con Fonoprint, con Atlantis, con Elettroformati, e con lo studio che Marco D’Agostino, per tanti anni a fianco di Eros Ramazzotti, gestisce con Umberto Iervolino“), è partito dal recupero delle matrici originali in quarto di pollice: sottoposte, quando necessario, a procedimenti di restauro come la cottura in appositi forni.
“Purtroppo ci siamo accorti che nel nostro archivio anni ’60 e ’70 (oggi ospitato presso un magazzino ubicato a Bollate, in condizioni climaticamente controllate) ci sono molti nastri che non sono stati adeguatamente salvati: il che mette a repentaglio il patrimonio dell’azienda”. E’ capitato così di trovarsi di fronte a materiale inutilizzabile.
“Sì, fortunatamente solo in pochissime occasioni: ad esempio per una canzone di Max Meazza con i Pueblo. In quei casi sono ricorso al prezioso aiuto dei collezionisti, dai cui vinili originali abbiamo ricavato i brani mancanti”.
Note dolenti, per chi è abituato alle ripubblicazioni della Rhino (oggi gruppo Warner), della Repertoire e delle altre benemerite etichette dedite al recupero di materiali storici: l’assenza di booklet corposi, corredati da note storiche e biodiscografiche esaurienti e da un adeguato apparato iconografico.
“Capisco le lamentele”, si difende De Rosa, “ma per comprendere certe logiche bisognerebbe mettersi anche dall’altra parte della scrivania. Faccio tutto da solo, anche se ho una spalla preziosa in Claudio Magnani. E comunque un booklet come si deve lo faremo di sicuro per l’edizione deluxe di Felona e Sorona delle Orme che pubblicheremo prossimamente. Negli archivi ho scoperto la versione inglese dell’album, pubblicata all’epoca solo nel Regno Unito. La faremo rimasterizzare da Maurizio Biancani al Fonoprint e la metteremo in commercio con l’album originale. Proprio in questi giorni mi vedrò con Aldo Tagliapietra… Faremo giustizia delle tante orribili edizioni in Cd che circolano in giro”.
Ma anche i box set non sono giunti al capolinea. “Oggi c’è chi, come Bandabardò ed Enrico Ruggeri, ci affida il lavoro su commissione. Io, invece, sto per mettermi al lavoro su un cofanetto dedicato a Nino Ferrer“, anticipa De Rosa. “Mi sono messo in contatto con la famiglia e con la Barclay, che mi ha messo a disposizione un favoloso concerto del 1970 al Sistina mai pubblicato su Cd in Italia. Nel box ci saranno le sue canzoni in italiano e quelle in francese, e anche due bellissimi dischi di genere progressive, Mètronome e Nino Ferrer and Leggs. Spero che possa uscire la prossima primavera”.>>>

L’intervista è interessante soprattutto per come racconta i restroscena che ci sono dietro a questo tipo di operazioni. Da una mega-major come la Universal uno si aspetterebbe che un progetto simile venisse affidato ad un pool di esperti ed invece veniamo a scoprire che è frutto dello straordinario impegno di un singolo. Non ho nulla contro le iniziative degli uomini di buona volontà, ma pensavo fosse scontato che le grandi case discografiche fossero coscienti di quanto sia importante il loro catalogo ed avessero come uno dei propri obiettivi principali il suo sfruttamento e la sua valorizzazione. Invece veniamo a sapere dell’esistenza di uno strategic marketing (ma come si fa…) che sembra avere idee molto poco chiare su quale sia la vera ricchezza di una casa discografica.
Anche l’appoggiarsi per alcune scelte ad un sito, per quanto prestigioso, è una scelta non paragonabile con quella di utilizzare consulenti specializzati in carne ed ossa capaci di dare validi suggerimenti al curatore della collana. Curatore che nel suo candore dichiara che “faccio tutto da solo” dimostrando anche qui la tentazione forte della Universal di fare le nozze coi fichi secchi senza realmente voler investire nel recupero della musica di qualità ma continuando a privilegiare (fino a quando ?) i gruppi e gruppetti senza presente e senza futuro ma capaci di attirare l’attenzioni di adolescenti e pre-adolescenti.
E fa anche sorridere la (condivisibilissima) constatazione sulle ” tante orribili edizioni in Cd” perché mi piacerebbe sapere se anche altri all’interno della Universal sanno di produrre edizioni orribili o se l’unico illuminato è il nostro De Rosa. Se fosse una convinzione diffusa allora l’azienda non farebbe una gran figura (anche se è da discutere se sia peggio chi fa cose orribili rendendosene conto rispetto a chi invece è convinto di fare prodotti adeguati…), anche perché, entrando nello specifico, effettivamente i CD de Le Orme potevano essere fatti molto meglio…

Aumenta la mia convinzione che siano cose come lo strategic marketing ad aver ucciso il mercato musicale, non tanto, e non solo, il download selvaggio.

A Leo De Rosa vanno tutti i miei complimenti e ringraziamenti (in particolare per la attesa ristampa di un gioiellino come “Medio Occidente” di Francesco Messina) e un sincero in bocca al lupo per le prossime uscite che mi auguro numerose.

Annunci

2 thoughts on “Universal music collection

  1. anonimo ha detto:

    Impostazione che condivido al 100%. Grazie

  2. abulqasim ha detto:

    grazie a te anonimo,
    aggiungo per De Rosa che se gli serve un consulente gratuito su una serie di cofanetti dedicati al "Battiato universe" io sono disponibile e costo pochissimo 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...